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L'uomo più del capitale

In preparazione una nuova legge per le cooperative

Scritto il 1 settembre 1997

di Antonella Fantò

Antonio Soda, capogruppo del Pds alla commissione Affari costituzionali, non ha dubbi: la nostra legislazione in materia cooperativa deve essere rivista e coordinata in base alle direttive europee, visto che in Italia lo sviluppo di questo settore è stato di gran lunga superiore rispetto a quello di molti stati comunitari. E proprio questo peso sull'intero sviluppo nazionale impone una gran fretta.

Secondo Soda «sono maturi i tempi non solo per una legislazione sulla cooperazione ma anche per una legge quadro che regoli tutto il terzo settore e che preveda al suo interno distintamente le linee generali della cooperazione, dell'associazionismo e del volontariato e le coordini». E questo è il primo punto. Poi bisogna tener conto dei principi comuni a tutte le organizzazioni mutualistiche, a cui gli statuti e gli atti costitutivi devono ispirarsi. Principi che Soda sintetizza così: preminenza della persona sul capitale; promozione della persona mediante la formazione permanente e la diffusione della cultura; libertà di associazione; democraticità della gestione; esaltazione dei valori di autonomia e di cittadinanza.

Secondo Soda, fissati questi punti, occorrerà specificare alcuni obiettivi legislativi, come quello di definire ad esempio la possibilità di ampliare le fonti di finanziamento attraverso «un sistema creditizio specifico e particolare per tutto il settore del mondo cooperativo e il terzo settore non profit allargato, cioè il settore del volontariato, le cooperative sociali, ma anche il mondo tradizionale della cooperazione che è in evoluzione verso nuove forme di solidarismo sociale».

C'è chi propone di ridurre il numero dei soci ìper ampliare la partecipazione effettiva del socio alla gestione dell'impresa e alle iniziative imprenditoriali. Si ha un'idea esatta di che cosa vuol dire questa riduzione? «Ad essere sinceri, no. La riduzione del numero dei soci è strettamente connessa ad un rapporto di tipo nuovo tra il mondo della piccola e media impresa e il mondo della cooperazione. Bisognerà vederlo contestualmente. Ma ci possono essere nella cooperazione situazioni specifiche. Ad esempio il numero dei soci della cooperativa di consumo può raggiungere anche centinaia di migliaia di persone e quindi ha peculiarità specifiche».

Quali saranno le forme di finanziamento per l'economia sociale?
Anche in questo caso siamo di fronte a una situazione estremamente differenziata nell'ambito europeo. L'economia sociale ha un grandissimo sviluppo negli altri paesi ed è opportunamente finanziata. In Italia c'è un sostanziale ostracismo da parte dei mercati finanziari e quindi occorre individuare degli strumenti, come le banche etiche, le strutture di fidi, i servizi creditizi, i servizi di management con cui operare in questo settore.

Tutto questo è già oggetto di iniziative parlamentari?
Sì, ma abbiamo diviso la materia per settori. Esiste una proposta di legge dell'onorevole Turci, esistono iniziative nel campo del codice civile. Di alcune cose si sta occupando anche il ministero delle Finanze.

A che punto sono queste iniziative?
Alcune sono già state prese, altre sono allo studio. Quello che manca è un disegno organico che non può vedere protagonista solo l'Italia, ma tutta l'Unione europea, che per prima si è spinta a chiedere uno statuto europeo della società cooperativa con documenti che però non hanno ancora trovato attuazione né in direttive né in interventi legislativi nazionali.

Quindi ancora nessun paese ha fatto una legislazione organica...
Non c'è ancora una legislazione organica nazionale inquadrata in principi generali validi per tutta l'Europa, ma sono state approvate leggi più organiche della nostra in Spagna e perfino in Portogallo.

Quali potrebbero essere i nostri tempi?
Noi chiediamo che siano brevi. L'augurio è che il dibattito esca dal recinto dei tecnici e dei cooperatori per una ridefinizione del mondo della produzione che non deve avere come unico modello l'impresa a profitto privato. Dobbiamo collaborare per far nascere un diverso modello di produzione e di ridistribuzione delle ricchezze.

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