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Ampolla di luce

Guida alle lampade: le normali e quelle a risparmio energetico

Scritto il 1 settembre 1997

Ampolla di luce
E' il gesto più consueto della nostra vita quotidiana: accendere e spengere la luce. E nelle case degli italiani le classiche lampadine a incandescenza sono ancora di gran lunga le più diffuse. Costano poco, diffondono una luce calda e gradevole, hanno un'accensione immediata, si sostituiscono facilmente. Per queste e molte altre ragioni sono le protagoniste indiscusse del mercato dell'illuminazione artificiale. Hanno però un grosso limite: la maggior parte dell'energia assorbita si disperde sotto forma di calore e solo il 10 per cento viene trasformato in luce. Una percentuale che in pratica si inverte nel caso delle lampade fluorescenti, che trasformano in luce il 90 per cento dell'energia utilizzata.
Luce incandescente
Le lampadine a incandescenza sono un'invenzione che risale a più di un secolo fa. Il prototipo fu messo a punto da Thomas Edison nel 1879 fra la meraviglia generale. Quella prima lampadina ebbe vita breve, ma il principio di funzionamento su cui si basava è rimasto pressoché invariato nel corso degli anni: la luce è emessa da un filamento metallico (il carbonio utilizzato da Edison è stato poi sostituito dal tungsteno) reso incandescente dal passaggio della corrente elettrica e contenuto in un'ampolla di vetro vuota o riempita di gas inerte.
«Attualmente una lampadina di qualità ha una vita media di circa mille ore - spiega Maurizio Martini, specialista del prodotto a marchio del Coop Italia non food -. La durata è comunque condizionata da numerosi fattori, in particolare dal numero delle accensioni, dagli sbalzi della tensione di alimentazione e dalla percentuale di umidità degli ambienti in cui si trova. In cucina, per esempio, i fumi e i vapori tendono a danneggiare il contatto elettrico e quindi a ridurne la durata».
«La lampadina è comunque considerata un acquisto banale - prosegue Martini - e il consumatore non presta quasi mai attenzione all'aspetto qualitativo. Eppure non tutte le lampade presentano gli stessi parametri di qualità in termini di durata, intensità del flusso luminoso rispetto al variare del numero di watt e di sicurezza. Le più affidabili rispettano gli standard indicati dal Cei (Centro elettrotecnico italiano), l'unico organismo che recepisce le indicazioni valide a livello europeo. Non si tratta comunque di norme imposte per legge e non tutte le aziende le adottano».
Sempre più compatte
Se le tradizionali lampadine sono percepite quasi come un prodotto usa e getta, altrettanto non si può dire per quelle fluorescenti compatte a basso consumo. Introdotte agli inizi degli anni ottanta, si sono andate via via perfezionando, ma stentano ancora a conquistare i consumatori italiani. Una situazione assai diversa rispetto, ad esempio, al nord Europa, dove in media vengono utilizzate sette lampade fluorescenti compatte per abitazione contro le due delle case italiane.
La tecnologia utilizzata è la stessa dei neon, con la sostanziale differenza che l'attacco è a vite (grazie alla miniaturizzazione del reattore di accensione) ed è quindi possibile installarle nei comuni apparecchi domestici.
Quest'ultima generazione di lampade richiede però un investimento iniziale decisamente più elevato (30-40 mila lire contro le 1500-1800 di una a incandescenza), ma il consumo è minore e la vita media si aggira intorno alle 10 mila ore. La differenza in bolletta è immediatamente evidente, basti pensare che una fluorescente compatta da 20 watt fornisce le stesse prestazioni di una normale da 100 watt: a parità di resa le fluorescenti consumano un quinto di quelle tradizionali. Durano poi dieci volte tanto, quindi il risparmio a medio e lungo termine è assicurato.
«La ricerca tecnologica in questo settore - spiega Martini - è estremamente agguerrita e le imprese fanno a gara nell'offrire un prodotto sempre più competitivo. Il peso e le dimensioni diminuiscono di anno in anno e l'inconveniente dell'accensione ritardata è stato risolto con l'installazione di un dispositivo elettronico, di cui però non tutte le lampade in commercio sono dotate».
Lampadine Coop
La qualità di una lampada non si riconosce a prima vista: quelle a marchio Coop rispettano le caratteristiche di qualità e sicurezza fissate dalle norme Cei.
Le lampade a risparmio energetico, che per il momento Coop propone in due varianti da 15 e 20 watt, offrono un livello qualitativo fra i più elevati: dimensioni ridotte e quindi maggiore compattezza consentita dall'impiego di tre tubi fluorescenti anziché due; tonalità di luce calda, simile a quella delle lampade a incandescenza; durata di 10 mila ore; reattore elettronico per garantire un'accensione immediata.
L'assortimento delle lampade a incandescenza è quello classico: il vetro può essere trasparente, smerigliato oppure opalino, mentre le forme sono quelle standard a goccia, sfera, oliva e tortiglione. L'attacco infine è di due tipi, quello grande (Edison 27) e quello mignon (Edison 14).
Le confezioni, studiate per ridurre al minimo l'impatto ambientale, sono realizzate in cartoncino riciclato e consentono di individuare chiaramente la forma, l'attacco e il tipo d finitura della lampada, mentre il divisorio interno impedisce il contatto e il tintinnio fra i bulbi delle due lampade.

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