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Frutta d'autunno

Poco richiesti dal mercato, sono sani e pieni di sapore

Scritto da Fabio Gori il 1 settembre 1997

Frutta d'autunno
L'autunno è la stagione dei frutti più curiosi: melograni, fichi, fichi d'India, feijoe, kaki, nespole e molti altri portano sulla tavola gli ultimi colori di un'estate ormai passata. Questi frutti infatti maturano con tutto il sole possibile della bella stagione, e per questo quelli più gustosi crescono nel sud Italia. Hanno il pregio di non avere generalmente bisogno di trattamenti antiparassitari, per cui sono praticamente 'biologici'. Tuttavia il consumo è molto diminuito rispetto al passato, perché sono difficili da reperire, laboriosi da preparare, piuttosto costosi, talvolta difficilmente conservabili e alcuni hanno forse un sapore che non a tutti può piacere; c'è il pericolo perciò che gli agricoltori ne abbandonino del tutto la coltivazione, tanto che l'Unione Europea ha recentemente concesso un contributo per realizzare piccoli impianti di specie quasi dimenticate.
La melagrana
Detta anche pomo granato, era considerata dagli antichi popoli mediterranei il simbolo della fertilità e della prosperità, per quel frutto pieno di semi circondati da una polpa acidula e zuccherina chiamata arillo. I frutti sono gustosi, ma si conservano bene solo se colti maturi, quando la buccia è giallo ocra, senza sfumature verdastre, e l'arillo decisamente rosso. Se colti in anticipo, la maturazione si blocca e restano non commestibili; se lasciati troppo sulla pianta si spaccano e marciscono. Il succo è caratterizzato da una discreta quantità di zuccheri (circa il 18%), ma da un basso contenuto di vitamine e sali minerali.
Il fico
E' pieno di significati mitologici e religiosi, che traggono origine da una morfologia particolare: ha un orifizio che si apre in una cavità, piena di polposi fiori rossastri; la sua fecondazione è assicurata da un insetto (blastofaga), che penetra all'interno per deporre le uova ed inconsapevolmente trasporta il polline del caprifico, la forma selvatica del fico, che fa da impollinatore. Nel corso della storia l'uomo ha però selezionato varietà di fico dove i frutti si sviluppano senza bisogno di essere fecondati. Le varietà oggi esistenti sono molto numerose, ma spesso conosciute solo a livello locale. I fichi freschi sono difficilmente conservabili, per cui nelle campagne vengono tagliati a meta, essiccati in forno e poi chiusi attorno ad un pezzetto di noce appena colta: una bella riserva di energia per l'inverno.
Il fico d'India
E' originario dell'America tropicale e sub tropicale. E' stato introdotto in Sicilia alcuni secoli fa per essere utilizzato come frangivento, lungo la linea di demarcazione dei confini tra i fondi, e per l'alimentazione del bestiame e dell'uomo. Ce ne sono tre varietà: gialla (o sulfarina, la più diffusa), bianca (o muscaredda) e rossa (sanguigna), oltre a tipi intermedi; esistono anche varietà senza spine, ma non vengono coltivate perché oltre agli aculei hanno perso anche il sapore e l'aroma. Metà della produzione nazionale proviene dalla provincia di Catania ed in particolare da San Cono, un paese di 3500 abitanti quasi tutti addetti alla coltivazione di questo frutto, che nel giro di vent'anni ha sconfitto la disoccupazione.
La feijoa
Ha un nome strano ma facile da pronunciare: basta leggerlo come si scrive, pronunciando la j come in 'Rio de Janeiro'. E' originaria del Sud America: fu introdotta in Italia alla fine del secolo scorso a scopo ornamentale per l'esuberante fioritura, l'abito sempreverde e la resistenza al gelo, anche se fruttifica bene solo al sud; ben presto è stata apprezzata anche per il frutto, che ha la caratteristica di contenere molto iodio (3 milligrammi ogni 100 grammi di polpa).
Il kako
Detto anche 'loto del Giappone' o diospero (ovvero cibo degli dei) ha un sapore particolarissimo, diverso da quello di ogni altro frutto. Spesso gustosissimo, a volte è allappante: dipende dal momento della raccolta, dall'ambiente in cui è maturato e dalla varietà. Quelle senza semi sono commestibili solo quando la polpa diventa molle dopo un periodo di maturazione che può avvenire sia sulla pianta (più lentamente ma con risultati migliori) sia in appositi locali o anche in casa, magari accanto a delle mele (è il frutto che produce più etilene degli altri, un gas che per le piante è un vero e proprio ormone della maturazione). I cosiddetti 'kaki mela' o 'vaniglia' hanno invece i semi, e si possono mangiare anche quando sono ancora duri; se però i semi sono pochi, la polpa commestibile è solo quella che si trova a diretto contatto con loro. Un'altra specie è quella dei kaki 'quadrati' o 'dolci': hanno una forma appiattita e squadrata e la polpa fine, omogenea, molto gustosa. I kaki pronti al consumo sono difficilmente conservabili e vanno mangiati subito.
Il nespolo
Cresce sulle Alpi e sugli Appennini, ma quando viene raccolto alla caduta delle foglie è ancora immangiabile: solo dopo un mese di maturazione la buccia diventa marrone scuro e la polpa tenera e piacevolmente acida. I frutti delle piante selvatiche sono gustosissimi ma poco attraenti per la presenza di semi grossi e duri, mentre le varietà coltivate hanno frutti più grossi e ricchi di polpa. Il nespolo non deve essere confuso con il sempreverde nespolo del Giappone, molto diffuso nei giardini e capace di produrre nelle zone calde quei frutti arancioni pronti a giugno.
Praticamente scomparsi dal mercato sono altri frutti che è possibile ancora trovare sporadicamente in campagna: le more del gelso, un tempo piantato vicino alle case coloniche per le foglie usate nell'alimentazione del baco da seta allevato in casa; il giuggiolo, con i caratteristici rami a zig-zag e con le lunghe spine, detto anche dattero cinese per il sapore e l'origine geografica; l'azzeruolo, una pianta simile al biancospino, dai frutti che ricordano una piccola mela; il sorbo, con frutti astringenti alla raccolta ma saporiti quando maturati; il cotogno, non commestibile allo stato naturale ma indicato per fare marmellate, soprattutto in aggiunta ad altri frutti, perché ricco di pectine ad azione solidificante.

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