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Tutto libri e politica
Incontro con Giorgio Van Straten
Di Silvia Gigli-
Giornalista
E' nata e vive a Firenze ma è per metà senese. Ha iniziato a frequentare il mondo del giornalismo giovanissima, collaborando con quotidiani come La Città, Paese Sera e numerosi mensili toscani. Ha lavorato al quotidiano Mattina, allegato toscano dell'Unità, fino al '99, poi al Corriere di Firenze. Attualmente è caposervizio delle pagine dell'Unità in Toscana. Scrive sull'Informatore dal 1990.
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Parlare di letteratura con Giorgio Van Straten non è possibile senza parlare dell'altro suo grande amore, l'impegno politico. Due binari che s'intrecciano e dialogano. Due attività cariche della stessa tensione morale, seppure con percorsi diversi. Quarantasei anni, fiorentino, Van Straten ha pubblicato il suo primo racconto, "La memoria e gli occhi", nel 1983, sulla rivista "Linea d'ombra". Ma il primo romanzo che lo ha rivelato al grande pubblico e che ha fatto gridare al fenomeno è stato "Generazioni", nel 1987. Sono seguiti "Hai sbagliato foresta" nel 1989, "Ritmi per il nostro ballo" nel '92, "Corruzione" nel '95 e "Il mio nome a memoria" nel 2000, con il quale ha conquistato il premio Viareggio e numerosi altri riconoscimenti. Nel frattempo Van Straten è stato anche direttore dell'Istituto Gramsci toscano, ed è presidente dell'Orchestra regionale toscana e dell'Agis.
L'attività nella politica culturale va di pari passo con quella della scrittura. «A parte il fatto che non potrei mantenermi facendo solo lo scrittore, la verità è che questi impegni sono fondamentali perché mi mettono in contatto con persone e ambienti molto diversi che poi mi sono utili per la scrittura spiega Van Straten . Però sono un autore pigro, ho scritto solo cinque libri in quindici anni. Quello che mi interessa è scrivere qualcosa che serva, che abbia una permanenza».
Van Straten, che confessa di essere un grande lettore ma solo "a periodi", dichiara di avere avuto come punto di riferimento nella sua formazione la letteratura americana di Salinger, ma di amare anche gli israeliani Grossman e Yehoshua, e di aver scoperto solo più tardi gli italiani. Un nome per tutti? Elsa Morante con "La Storia".
- Informatore collophon
- 6/2001









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