Aumentano le presenze nei teatri, alle mostre, al cinema. La cultura anche come volano economico

Scritto da Edi Ferrari |    Febbraio 2013    |    Pag. 7

Giornalista. Dal 1988 nel magico mondo della comunicazione (uffici stampa, pubbliche relazioni, editoria, eccetera), e con una quasi (senza rimpianti) laurea in Lettere, collabora con Unicoop Firenze anche per l'aggiornamento dei contenuti del sito internet, per le pagine del tempo libero. Ha lavorato anche nella redazione di Aida (attuale Sicrea), dove si è occupata principalmente della realizzazione di trasmissioni televisive, fra le quali anche InformaCoop. Per l'Informatore si occupa delle pagine degli "Eventi".

La fonte è inesauribile (e pulita) proprio come il calore che ci viene dal sole; ma esattamente come quest'ultima, per poterla trasformare in energia (e quindi lavoro e reddito) servono investimenti. Il nostro sole, in Italia, si chiama cultura, ed è fatto non solo di aree archeologiche, archivi storici, chiese e musei, ma anche di una vera e propria industria di beni culturali e creativi.

Insomma, non è vero che "con la cultura non si mangia". I dati ci raccontano tutt'altro. Agli "Stati generali della cultura", evento organizzato da "Il Sole 24 Ore" lo scorso novembre a Roma, è emerso che il 2011 ha contato su ben 22 milioni di ingressi agli spettacoli dal vivo: «Sono 200.000 i lavoratori dello spettacolo - ha spiegato il direttore del Teatro Eliseo, Massimo Monaci - molti di più dei lavoratori Fiat o Alitalia, un colosso dell'economia del Paese, per decenni trascurato».

Secondo il Rapporto annuale di Federculture, nel 2011 sono cresciuti consumi e domanda di cultura: la spesa delle famiglie italiane per cultura e ricreazione ha raggiunto i 70,9 miliardi di euro ed è aumentata del 2,6% rispetto al 2010. Bene anche musei e mostre: nel 2011 nei siti statali sono entrati oltre 40 milioni di visitatori, il 7,5% in più dell'anno passato; e le prime dieci mostre più viste dell'anno hanno raccolto un pubblico di 2,5 milioni di persone.

Ricominciare da Lorenzo

Già 500 anni fa Lorenzo il Magnifico faceva della cultura il motore principale per lo sviluppo economico del suo territorio, e da lì bisognerebbe prendere esempio. Se lo sono detti sempre a novembre gli operatori del settore riuniti a Firenze per Florens 2012, la "Biennale internazionale dei beni culturali e ambientali".

Anche qui, dati alla mano - grazie allo studio La Toscana che verrà a cura di Fondazione Symbola, Unioncamere e Fondazione Florens -, in Toscana, nel 2011, la cultura ha generato un valore aggiunto di 5.166 milioni di euro, pari al 5,3% della ricchezza prodotta in regione, dando impiego a circa 110.000 persone, equivalenti al 6,3% degli occupati regionali. Un risultato raggiunto grazie alle oltre 34.700 imprese culturali presenti in Toscana, equivalenti all'8,3% delle imprese totali della regione. Firenze, Arezzo e Pisa sono poi nella top ten nazionale della graduatoria provinciale per densità imprenditoriale dei sistemi culturali, con Firenze in vetta alla classifica, Arezzo in quinta posizione e Pisa in settima.

Insomma, la Toscana ci crede. Nell'estate 2012, in tempi di crisi perdurante e patto di stabilità, la Regione ha varato un piano quadriennale di spesa per la cultura toscana di 170 milioni di euro, finalizzato a sviluppare la fruizione del patrimonio storico culturale, la qualificazione dell'offerta culturale e la valorizzazione del patrimonio.

«Non un euro è stato tagliato al bilancio della cultura, anzi continueremo ad investire con ancora più convinzione», ha ribadito infatti l'assessore regionale Cristina Scaletti alla presentazione della stagione della Fondazione Toscana Spettacolo, che quest'anno offre un cartellone di oltre duecento titoli che arriveranno in tutte le aree della Toscana e con una politica dei prezzi molto attenta (i biglietti partono da 5 euro).

Perché la cultura non è un lusso, ma «un bisogno primario: bisogno di contenuti, di valori, di strumenti per interpretare la realtà, e - perché no? - anche di svago e di leggerezza, quella leggerezza che consente di affrontare con un sorriso anche i temi più difficili e spinosi», dice il presidente di FTS, Beatrice Magnolfi. «Il teatro può, con i propri mezzi, aiutarci a non dimenticare che uno dei nostri bisogni necessari è pensare il futuro. Condizione irrinunciabile per una vera crescita sociale e morale», aggiunge il direttore, Patrizia Coletta.

Dalla giunta toscana è partita una proposta di legge pilota per consentire a chi investe in cultura di godere di sgravi fiscali per il mecenatismo dei privati: «Un milione di minor gettito per la Regione, per iniziare - spiega l'assessore regionale al Bilancio Riccardo Nencini - in cambio di 5-6 milioni messi in circolo». Il governo nazionale ha però impugnato la legge per una questione di legittimità.

Se non sarà possibile un credito d'imposta fino al 20 per cento di quanto investito, come prevede la legge toscana approvata e impugnata, si cercheranno strade alternative.

Approfondimenti sul WEB

(Nella foto: Cristina Scaletti, Assessore Regionale alla Cultura)


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