Uno sportello nella stazione di Castelfiorentino per aiutare le vittime di violenza

Scritto da Silvia Gigli |    Marzo 2018    |    Pag. 38

Giornalista E' nata e vive a Firenze ma è per metà senese. Ha iniziato a frequentare il mondo del giornalismo giovanissima, collaborando con quotidiani come La Città, Paese Sera e numerosi mensili toscani. Ha lavorato al quotidiano Mattina, allegato toscano dell'Unità, fino al '99, poi al Corriere di Firenze, infine caposervizio delle pagine dell'Unità in Toscana. Scrive sull'Informatore dal 1990.

binario donna empoli Il Cuore si scioglie

La prima a bussare alla Pubblica assistenza di Empoli per chiedere aiuto era stata picchiata dal marito e non sapeva a chi rivolgersi. L’associazione, aperta notte e giorno, fu per lei il primo rifugio. «Per noi fu un segnale importante - racconta oggi Eleonora Gallerini, presidente delle Pubbliche assistenze di Empoli e Castelfiorentino -. Capimmo che esisteva un’emergenza e che dovevamo rispondervi con mezzi adeguati. Nacque così Lilith, nel 2002, un centro antiviolenza che negli anni, proprio grazie alle donne che vi si sono rivolte, è cresciuto formando personale qualificato per queste problematiche».

Negli anni il progetto si è allargato coinvolgendo altre Pubbliche assistenze e i Comuni, e aprendo 13 centri di ascolto, 3 case rifugio e una casa di seconda accoglienza. Grazie ai fondi europei, ottenuti attraverso la Regione, nel 2010 è stata costituita una cooperativa che impiega le donne che hanno subìto violenza. E proprio l’8 marzo sarà inaugurato, grazie anche alla raccolta di fondi online della Fondazione Il Cuore si scioglie, il nuovo sportello Binario Donna  nella stazione ferroviaria di Castelfiorentino, dove ha trovato casa anche la Pubblica assistenza.

«Ogni anno registriamo un centinaio di casi di violenza in più - racconta Gallerini -. Si tratta di violenza fisica, psicologica, economica e sessuale. Si rivolgono a noi per chiedere aiuto, consigli e assistenza nei casi più estremi, quelli da pronto soccorso per intendersi. Il numero telefonico della Pubblica assistenza, 0571725156, è attivo 24 ore su 24 ed è in contatto in tempo reale con il codice rosa del pronto soccorso, con Carabinieri e Polizia».

Quando Anna, una giovanissima ragazza albanese, bussò alla porta di Lilith, raccontò una storia di soprusi e violenze da parte del marito che la picchiava anche in presenza dei suoceri, i quali non battevano ciglio ma chiedevano solo di andarla a picchiare in camera per non disturbarli. Quando Anna vide il marito prendere in collo il figlio di un anno e scaraventarlo a terra, nella donna scattò una molla. Prima fu tentata di buttarsi nel fiume, poi pensò al figlio, corse a prenderlo e si rivolse ai Carabinieri. Adesso Anna è serena, ha un lavoro e una casa in affitto, sua madre l’ha raggiunta in Italia e l’aiuta con il bambino. L’ex marito ha smesso di vessarla, dopo un lungo periodo di controlli e incontri protetti che gli hanno mostrato che la sua vittima non era più sola, ma veniva aiutata da molte persone e dalle forze dell’ordine.

«Mi colpì molto - continua Eleonora - il caso di un’anziana signora che si rivolse al centro perché veniva picchiata dal figlio, così come mi lasciano sempre con l’amaro in bocca le denunce che arrivano dalle ragazzine. Sono i genitori ad accompagnarle da noi, ma spesso neppure loro si rendono conto di quanto sia grave uno schiaffo dato per gelosia dal fidanzato. Non a caso facciamo molti incontri nelle scuole, a partire dalle elementari».

La violenza di genere ha infiniti volti. Quella psicologica è la più subdola e perversa. «La prima cosa che fa un uomo violento è separare la compagna dagli affetti e dal lavoro. Poi la convince che non vale niente. La plagia fino a farla diventare fragile, insicura, completamente in sua balìa». Si tratta di una distruzione sistematica della personalità che può portare anche a malattie mentali. «Quando trovano il coraggio di parlare con noi queste donne sono come annientate, non si fidano più di se stesse e parlano continuamente del proprio aguzzino come del loro unico punto di riferimento».

Il tarlo, si sa, nasce quasi sempre in famiglia. Era un padre padrone, morboso e violento, quello che perseguitava la figlia fino a braccarla sul posto di lavoro. Sono stati i suoi titolari ad aiutarla, nascondendola per una settimana nel retro del negozio e poi chiedendo aiuto a Lilith, che l’ha inserita in una casa protetta. Un’altra storia finita bene. «È il nostro messaggio - chiosa Eleonora -. Donne, reagite perché una speranza c’è».


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