Scritto da Antonio Comerci |    Maggio 2017    |    Pag. 30, 31

Da molti anni nell'Unicoop Firenze, si è occupato di varie tematiche, soprattutto dal punto di vista consumerista.

Autore di alcune pubblicazioni: Guida alla spesa - per spendere meglio e sapere cosa si compra Ecologia domestica - suggerimenti per rispettare l'ambiente Vivere la sicurezza - i pericoli dell'ambiente domestico.

Nel 1982 ha organizzato le Giornate dei giovani consumatori, a Firenze, che hanno visto la partecipazione di oltre 12 mila studenti e sono state la prima esperienza in grande stile della Coop nel mondo della scuola e dell'educazione ai consumi.

Dirige dal 1981 l'Informatore, mensile che viene inviato ai soci dell'Unicoop Firenze, con una tiratura di oltre 600 mila copie. Dal '92 è responsabile della comunicazione istituzionale dell'Unicoop Firenze.

Nel 2007 ha pubblicato per "I tipi" della Mauro Pagliai Editore, il libro "sComunicati. ­ Viaggio fra i mezzi e i messaggi della società che comunica", con la prefazione del prof. Carlo Sorrentino, docente dell'Università di Firenze (scheda del libro).

Le lettere dei soci

Dopo aver comprato una confezione di Amaretti Coop da 200 grammi, che contengono il 20% di mandorle di albicocca, leggo sul sito internet dell’Efsa un articolo sui semi di albicocca. In questi semi è presente un composto di origine naturale, chiamato “amigdalina”, che si trasforma in cianuro una volta ingerito. L’avvelenamento da cianuro può causare molti disturbi e in casi estremi è fatale. Il gruppo di esperti scientifici dell’Efsa sui contaminanti nella catena alimentare ha stabilito un limite di sicurezza per l’esposizione occasionale (nota come “dose acuta di riferimento” o "DAR") di 20 microgrammi per chilogrammo di peso corporeo. Ovvero 25 volte meno della più bassa dose considerata letale. Sulla base di tali limiti e dei quantitativi di amigdalina normalmente presenti nei semi di albicocca crudi, gli esperti dell'Efsa stimano che gli adulti possano consumare un quantitativo pari a tre semi piccoli di albicocca (370 mg), senza superare la DAR. Per i bambini piccoli il quantitativo sarebbe 60 mg, equivalente a circa mezzo seme piccolo.

S. L. - Montespertoli (Fi)


La mandorla di albicocca è utilizzata per la produzione degli amaretti per il suo sapore caratteristico; senza questa, e utilizzando esclusivamente mandorle dolci, il prodotto non avrebbe lo stesso gusto. L’articolo dell’Efsa riguarda esclusivamente il contenuto di cianuri nelle mandorle di albicocca consumate tali e quali. Nei prodotti in cui le mandorle sono solo uno degli ingredienti, l’eventuale contenuto in cianuri risulta essere infinitesimale. I risultati analitici confermano che i livelli di acido cianidrico negli amaretti Coop è sempre molto al di sotto del limite di legge. Rassicuriamo tutti che sia Coop sia i fornitori mantengono costantemente alta l’attenzione rispetto a questo problema. (A cura dell’Ufficio Qualità Unicoop Firenze)



Senza più scelta

Dopo aver letto l’“Informatore” ho deciso di acquistare la cyclette in offerta e così mi sono rivolto al negozio di Torre del Lago; la risposta è stata: «Non abbiamo magazzino, deve rivolgersi altrove». A loro non interessava quella promozione e la spiegazione del giornale è imprecisa. Spero possiate darmi qualche indicazione o devo girare tutte le Coop?

L. P.  - Viareggio


Al momento in alcuni punti vendita di piccole dimensioni i prodotti venduti su Piùscelta non sono ritirabili. Nell’interesse dei soci vorremmo, in futuro, allargare la rete del servizio Piùscelta. A limitarci è, ad esempio, lo spazio per tenere le merci in attesa del ritiro. Vicino a Torre del Lago, si può effettuare l’ordine online e poi andare a ritirare gli acquisti nei punti vendita di Vecchiano o Lucca Sant’Anna.


Bevanda all’olio

Mi chiedevo a cosa serve l'aggiunta di olio di semi di girasole (mi sembra) presente in alcune vostre bevande vegetali di soia e di riso. Non si possono fare solo con acqua, come si fa quando li si realizza in casa?

M. B. - Cesena


L’olio di girasole è utilizzato nelle bevande vegetali in quanto è ricco di acidi grassi polinsaturi, riduce il carico glicemico (in particolare per il riso) e ha proprietà antiossidanti (vitamina E). (A cura dell’Ufficio Qualità Unicoop Firenze)


Pesce da tutto il mondo

Ho ordinato un menù di mare di San Valentino. Al reparto pescheria l'addetto mi ha dato informazioni veritiere, eccetto che per l'orata, che anche lui si aspettava fosse precotta (come il resto del pesce) e quindi solo da scaldare, invece va cotta in forno per 20 minuti. Simpatica la scatola della Circeo Pesca. Nel menù indicato sulla scatola è riportato: gusci di cappesante con code di gamberi sgusciati (di cui però si ignora la provenienza). Code di mazzancolle: allevate India. Cozze cilene. Totano gigante dell’Oceano Pacifico. Orata allevata Turchia con mazzancolle allevate in Ecuador. Mi aspettavo pesce nei limiti nostrano.

R. C. - Firenze


Abbiamo fatto mettere in etichetta l’origine dei prodotti anche se non richiesta dalla legge, per i generi Pronto Cuoci. Erano prodotti, appunto, "Pronti a Cuocere", non cotti da riscaldare. Obiettivo dell’iniziativa era offrire ai soci e ai clienti l'opportunità di un menù completo (antipasto, primo e secondo) da finire di preparare a casa propria a piacimento, in tempi brevi e a un costo definito molto basso. (Carlo Calusi, responsabile acquisti Carni e Pesce Unicoop Firenze)


Lettere e barzellette

Sono socio dal lontano 1984 e devo dire che da sempre la prima cosa che guardo sull’“Informatore” sono le lettere che scrive la gente. La mia curiosità leggendole è capire con chi abbiamo a che fare nel quotidiano e penso che il signor Comerci si diverta un mondo a rispondere dandogli quel tocco di buon umore che mi diverte come e più di una barzelletta. Con questo non voglio offenderla ma dico sul serio. Mi riferivo all'ultima lettera dell'Informatore di febbraio, a pagina 33, "In spregio alla sorella" (nella quale una signora si lamentava della battuta, di uno spot Coop, nella quale si faceva passare male la sorella della speaker; la lapidaria risposta è stata: «C i scusiamo con tutte le sorelle», ndr).

R. F. - Arezzo


Le lettere il più delle volte fanno pensare, e i soci fanno bene a sollevare problemi anche piccoli, ma significativi. Dopo di che un po’ d’ironia non guasta, per non prendersi, fra tutti, troppo sul serio.


Buccia o non buccia

Visto che in questo periodo gli agrumi sono nel massimo splendore, è quindi il momento di utilizzarli nelle ricette più disparate, buccia inclusa. Nel punto vendita Coop al Parco Prato leggendo le etichette ho cercato, se era possibile, di acquistare arance non bio ma di cui potessi utilizzare la buccia. Quindi ho notato che su alcune confezioni, vicino al codice a barre, c'è la scritta "buccia non edibile", mentre su altre, fra l'altro a marchio Fior fiore Coop, non c'è scritto niente. Allora ho chiesto informazioni al personale del reparto e mi hanno sconsigliato di usare la buccia (anche cotta/grattata) nelle mie preparazioni. È davvero così? È un vero peccato! Perché ci sono delle arance bellissime da usare per candire le bucce, fare delle composte e altro.

E. L. - Prato


Nel caso degli agrumi ciò che rende non edibile la buccia è l’impiego di sostanze di varia natura che possono venir applicate a protezione del frutto. Oltre alla cottura, che di per sé molto spesso avviene perché prevista nella lavorazione (ad esempio per le torte), il frutto deve essere accuratamente lavato per rimuovere gli eventuali residui, anche minimi, dei trattamenti avvenuti in campo. A tal proposito i prodotti biologici ne escludono alcuni e in generale prevedono limiti più restrittivi. Confidiamo che l’etichetta la guiderà nella scelta dei prodotti giusti (spesso sono con buccia edibile i frutti affogliati). Quando il prodotto ha subito un trattamento post raccolta, questo deve essere indicato in etichetta (di qui l’indicazione buccia non edibile). Nel caso dei prodotti a marchio, tutta l’ortofrutta Coop è esente da trattamenti post raccolta. (A cura dell’Ufficio Qualità Unicoop Firenze)


L’uovo della discordia

Da tempo volevo scrivere dopo che nessun operatore mi ha saputo dare una risposta in merito alla conservazione delle uova. In altri centri commerciali di diversa catena di distribuzione ho notato che le uova vengono stoccate nel reparto frigo, mentre alla Coop si trovano sui normali scaffali a temperatura ambiente. Qual è secondo voi la giusta conservazione? Personalmente, a prescindere da dove le acquisto, arrivato a casa le metto in frigo mantenendole nell’involucro di vendita.

S. T. - Firenze


La legislazione prevede l’obbligo di indicare sugli imballi delle uova la dizione “conservare le uova in frigo dopo l’acquisto”; la stessa legge indica che il prodotto deve essere immagazzinato e trasportato ad una temperatura costante per garantire la conservazione ottimale delle caratteristiche igieniche del prodotto. La nostra scelta è quella di garantire che tutta la filiera delle uova in arrivo ai nostri negozi avvenga a temperatura ambiente, evitando così dannosi sbalzi termici durante il trasporto a casa del cliente. È proprio durante le fasi di acquisto, infatti, che le uova devono essere mantenute a temperatura costante evitando possibili condense sopra il guscio che favorirebbero il passaggio di eventuali batteri nocivi all’interno dell’uovo. Una volta a casa, come lei ci conferma già fare, si consiglia di conservare le uova in frigo per garantire un consumo ideale del prodotto. (A cura dell’Ufficio Qualità Unicoop Firenze)


Aumento esagerato

Volevo solo fare presente che il prodotto Parmigiano Fior fiore Coop è aumentato di ben 1 euro in una settimana. Lunedì scorso costava 6,50 euro, oggi 7,50 per il solito pezzo di 400 grammi, da 16,25 a 18,75 al chilo. Sinceramente mi sembra parecchio.

S. V. - Cascina


L’aumento consistente è dovuto al costo del latte fresco, che da un anno non fa che aumentare. La cooperativa ha tenuto fermo il prezzo fino ad ora. Anzi lo ha abbassato per una iniziativa promozionale che si è svolta dai primi di novembre fino a gennaio. Quindi siamo stati costretti ad un forte aumento tenendo conto delle variazioni di oltre un anno.


Olio tricolore

Sono socia e grande consumatrice dei prodotti Coop e Fior fiore. Quindi non avrei mai voluto sentire quello che la trasmissione M i manda Rai 3 ha detto su determinati oli presi a campione come quello della Fior fiore 100% italiano che in realtà non è proprio così, ma ci sono altri oli che sono comunitari, come oggi ha riportato il giornale “La Repubblica” con i risultati dei test fatti in trasmissione. Sono molto delusa e spero che voi mi diate delle risposte.

C. R.  - E mail


Nel servizio citato viene descritta una verifica condotta circa l’origine dichiarata in etichetta di 19 oli extravergini campionati sul mercato. Tra quelle risultate corrispondenti al dichiarato vi sono due referenze a marchio Coop: l’olio di Mazara, risultato 100% italiano, e l’olio extravergine Fior fiore italiano non filtrato. Quest’ultimo è risultato italiano con presenza di piante di olivo di varietà europee coltivate anche in Italia. Alla Coop controlliamo tutte le fasi della filiera e realizziamo analisi su tutto l’olio extravergine a marchio per garantirne la qualità e l’origine, attraverso un insieme di metodi tra cui Heracles, il “Supernaso elettronico”. Solo nel 2016 abbiamo verificato più di 450 oli. Siamo dunque certi della qualità e corrispondenza delle nostre analisi e quindi dei contenuti del nostro olio Coop. Peraltro il metodo utilizzato dal Cnr di Perugia basato sul Dna, che è stato utilizzato nella trasmissione, non è ufficiale e, a oggi, sperimentale per gli oli. Il sistema di garanzie Coop è certificato dal 2001 da due enti terzi indipendenti, Bv e Csqa. Maggiori informazioni sono disponibili sul nostro sito. (A cura dell’Ufficio Qualità Unicoop Firenze)