Aiuta i portatori a individuare i dispositivi pericolosi

Scritto da Cecilia Morandi |    Gennaio 2018    |    Pag. 45

Da bambina voleva fare la giornalista, dopo la laurea in lettere a indirizzo storico, il sogno si avvera.

Giornalista professionista, spazia dalla televisione alla carta stampata, dalla produzione di documentari alla cura editoriale.

Collabora con emittenti locali (Rtv38) e nazionali (Tmc2-Videomusic, Raiuno, La7), occupandosi per programmi televisivi di argomenti vari, dall'attualità alla moda, dai viaggi all'alimentazione.

Docente a contratto dell'Università di Firenze, dall'anno accademico 2012-13 insegna agli studenti del Laboratorio di televisione e media digitali del corso di laurea magistrale in Teorie della comunicazione.

app pacemaker Cardiologia

Le iniziali del nome – Erpm – richiamano la famosa serie televisiva che negli anni Novanta fece svoltare la carriera di George Clooney, giovane medico del pronto soccorso di un ospedale di Chicago, E. R. appunto. In realtà è l’acronimo di Environmental risks for pacemaker (dall’inglese: i rischi ambientali per il pacemaker), una app da scaricare sul cellulare che aiuta a individuare i dispositivi che possono interferire con questo strumento. «Il pacemaker ha il compito di ascoltare gli impulsi elettrici del cuore, aiutandolo a funzionare meglio - spiega Raffaele De Lucia, cardiologo e ideatore della app -. Se nei dintorni ci sono strumenti che emettono impulsi elettrici o generano campi elettromagnetici, questi possono ingannare il pacemaker ed alterarne il suo corretto funzionamento». Con conseguenze più o meno innocue, dal capogiro fino alla sincope. E fra questi oggetti che emettono impulsi elettromagnetici, ce ne sono molti che usiamo abitualmente senza porci troppi problemi, come l’asciugacapelli o il piano cottura a induzione, o ancora la bilancia impedenziometrica (che misura il grasso corporeo). Difficile vederli come rischiosi, ma per i portatori di pacemaker la realtà è diversa.

«Quando i pazienti escono dall’ospedale sono talora un po’ disorientati - prosegue De Lucia -: anche se viene fornito loro un libretto di istruzioni, questo può andare perso oppure si può non averlo sottomano quando ci viene il dubbio sull’uso di un dispositivo, o ancora può capitare di non trovare quello che interessa». Per questo De Lucia, che fa parte del team di Cardiologia 2 dell’ospedale Cisanello a Pisa, ha pensato con l’amico ingegnere Marco Braghini di sviluppare questa app che parla un linguaggio molto semplice, quello del semaforo, con la luce verde ad indicare gli oggetti innocui, con il giallo quelli che possono essere usati ma ad una certa distanza, con il rosso quelli assolutamente da evitare. Per facilitarne ulteriormente l’uso, è stata scelta una suddivisione per argomenti, con gli oggetti che si trovano in casa, fuori casa e in ambito ospedaliero. «Molti dubbi sorgono quando i pazienti devono sottoporsi a esami diagnostici e temono che la strumentazione possa interferire con il pacemaker - aggiunge De Lucia -. Questa app, che è unica nel suo genere, ha l’obiettivo di facilitare la vita delle persone, infatti il motto è “Vivi normalmente”: ovunque uno si trovi, digitandone il nome, scopre se il dispositivo ha delle controindicazioni per il suo utilizzo».

Davvero può rendere più serena la vita dei pazienti e dei loro familiari, ma può essere utile per chiunque voglia informarsi su questo argomento. Procurarsela è facile, basta cercare sugli stores Googleplay o iTunes: digitando “portatore pacemaker” appare la app Erpm, e con meno di 3 euro – 2,99 per la precisione – sul proprio smartphone si può avere sempre a disposizione un vero e proprio vademecum sugli oggetti che potrebbero interferire con il pacemaker. Intanto vi anticipiamo che sono proprio da evitare metal detector portatili (non quelli fissi, dai quali basta passare velocemente), gli stimolatori a elettrodi per dimagrire, i saldatori ad arco, mentre per quanto riguarda il cellulare basta tenerlo a una distanza di 15 centimetri dal pacemaker. «Se poi a qualcuno venisse un dubbio su qualche dispositivo non ancora presente sulla app, invitiamo a segnalarcelo e provvederemo ad inserirlo e identificarlo con la giusta luce del semaforo».


L'intervistato

Raffaele De Lucia 

cardiologo e ideatore della app


Quattro domande sul pacemaker

Cos’è? È un dispositivo dalle dimensioni molto ridotte che viene impiantato in una piccola tasca sottocutanea del torace del paziente soggetto a problematiche legate all’attività cardiaca. Quando si manifesta un’anomalia del battito cardiaco, questo dispositivo genera impulsi elettrici per ripristinare la normale attività del cuore.

Quando è stato inventato? Nel 1950 dal medico canadese John Alexander Hopps . I primi pacemaker erano composti da grossi dispositivi esterni collegati a fili elettrici e attaccati chirurgicamente al cuore. Nel 1958 il dottor Rune Elmquist progettò invece un piccolo dispositivo che poteva essere impiantato nel sottocutaneo.

Quanto durano le batterie? All’interno del generatore sono presenti delle particolari batterie (generalmente in litio-iodio), che hanno una durata media che varia dai 5 ai 10 anni.

Cosa succede quando le batterie si scaricano? È necessario sostituirle con un piccolo intervento chirurgico.


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