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Incontri

Un uomo in orbita

Scritto da Rossana De Caro il 09/07/2012

giornalista Laureata in Lettere all'Ateneo fiorentino, ha lavorato per molti anni come giornalista in emittenti televisive e radio locali, realizzando programmi di costume e società. Ha collaborato inoltre con La Nazione per la cronaca di Firenze e gli spettacoli. Dal 1998 scrive articoli per l'Informatore. Si occupa anche di uffici stampa per la promozione di eventi a Firenze e in Toscana. Ha pubblicato il libro 'Ardengo Soffici critico d'arte'. Dal 2009 è coordinatrice redazionale dell'Informatore

A Firenze l’incontro con l’astronauta Roberto Vittori, per la presentazione del “Festival del Viaggio”

Il futuro è lo spazio. Parola di Roberto Vittori (nella foto in alto), viterbese, classe 1964, professione astronauta. L'incontro è avvenuto a Firenze per un'anteprima "spaziale" del "Festival del Viaggio", settima edizione, in programma il prossimo giugno nel capoluogo fiorentino. L'astronauta dell'Agenzia spaziale europea arriva indossando la tuta blu della Nasa. «Quest'anno ricorre il ventennale del primo italiano nello spazio (Franco Malerba), ma pochi lo sanno, e - ci tiene a sottolineare Vittori - grande è il contributo dell'Italia nello sviluppo della stazione spaziale europea». Attualmente sono 4 gli astronauti italiani, tra cui una donna.

Da Pozzuoli a Cape Canaveral
Il curriculum del colonnello Vittori è lungo: da Pozzuoli, dall'Accademia aeronautica italiana, arriva fino a Cape Canaveral, in Florida, per "continuare" nello spazio. Vittori ha già compiuto tre missioni spaziali, nel 2002 e nel 2005 con la Soyuz, l'ultima nel maggio del 2011 con lo Shuttle.
Quando parla, Roberto è simpatico, cordiale, minimizza il fatto che lui è volato in alto, molto in alto, dove pochissimi hanno il privilegio di andare. Partono le immagini belle e suggestive: gli astronauti che sorridono prima della partenza, il razzo che romba, le fiamme che si levano altissime verso il cielo, e via lassù, lontano, nel buio, verso l'ignoto, l'ultima frontiera da esplorare per l'uomo.
Seguono buffe scene di vita quotidiana in assenza di gravità. Vittori interrompe i filmati, parla, spiega pazientemente che «la microgravità (termine tecnico che significa galleggiare) è molto stressante per il fisico: è come restare distesi per tutto il tempo della spedizione», per questo gli astronauti quando tornano sulla terra "non si reggono in piedi", alcuni hanno l'osteoporosi.


E poi piccole curiosità su come si vive all'interno della navetta (ci si lava i denti con due gocce d'acqua!), come si dorme (ancorati in un punto per non muoversi per la navetta durante il sonno), come si mangia (male, naturalmente!). E se uno si sente male? Vittori racconta aneddoti sul diverso modo di curarsi di americani e russi: i primi con tante pillole, i secondi con una siringa e un fluido sconosciuto da iniettare al momento del bisogno: «io ho cercato di stare sempre bene», scherza. Ma come si diventa astronauti? Vittori sorride, perché «non c'è un percorso preciso, si può provenire da diverse professionalità, ci sono medici, astrofisici, ingegneri». Insomma, il campo è aperto, chi vuole può tentare.

Il conto a rovescio
Prima di un lancio, i "prescelti" devono sopportare un lungo periodo, anche anni, di preparazione tecnica e fisica, fino al giorno della partenza, e una breve quarantena, perché un banale raffreddore può compromettere la missione. Ma psicologicamente come viene vissuta questa esperienza nello spazio? Come una piccola morte da cui si rinasce al momento del ritorno? Un viaggio dentro se stessi? E cosa si sente quando inizia il count down? «Non è facile da affrontare psicologicamente - dice Vettori -; quando sei sulla rampa di lancio e pensi a tutti i tuoi cari... in effetti è un po' un viaggio nel viaggio...».
Il rischio infatti c'è ed è grande (risale al 1986 il disastro dello Space Shuttle Challenger, esploso dopo 73 secondi di volo per un guasto); «il momento più pericoloso è durante la partenza: se qualcosa va male, c'è alla base di lancio una persona incaricata di premere un pulsante per disintegrare tutto e tutti e prevenire un disastro sulla terra. E poi l'atterraggio, un'altra esperienza forte, dura, traumatica...». Certamente servono nervi d'acciaio. Ma il fascino dello spazio profondo, la voglia di svelare il mistero, di creare un'alternativa al nostro caro pianeta sono più forti della paura. Fermo restando che «fra le emozioni più grandi, dovendo sceglierne una fra le tante - afferma l'astronauta italiano -, è la bellezza della terra vista dall'oblò della stazione spaziale...».

Firenze
Festival del viaggio
Tra le iniziative che si terranno in questa settima edizione, una mostra fotografica dedicata a Fosco Maraini in occasione del centenario della nascita. Anche per il cinquecentenario della morte di Amerigo Vespucci, sarà allestita una mostra al Museo di antropologia di Firenze dove saranno esposte anche alcune delle sue mappe. Inoltre esordisce quest'anno La Società italiana dei viaggiatori, una nuova associazione nata dall'esperienza pluriennale del "Festival del Viaggio" di Firenze, e pensata per unire tutti i viaggiatori italiani in una community attiva in rete e nel sostegno al Festival. La Società si presenta al pubblico con una rivista annuale, il "Bollettino della Società Italiana dei Viaggiatori" , che nel suo numero zero ospita articoli di Franco Cardini, Maurizio Bossi, Maria Gloria Roselli, Alessandro Agostinelli e le foto di Simone Donati, fotoreporter di "Terraproject".
Info: www.festivaldelviaggio.it; www.societadeiviaggiatori.org

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Maggio 2012

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