Armati di binocolo per monitorarli fra paludi e canneti

Scritto da Silvia Amodio |    Gennaio 2018    |    Pag. 43

Giornalista e fotografa Milanese, laureata in filosofia con una tesi svolta alle isole Hawaii sulle competenze linguistiche dei delfini. Ha collaborato come giornalista free-lance con settimanali e mensili (Famiglia Cristiana, Airone, D la Repubblica delle Donne, l'Espresso, Mondo Sommerso, New Age), scrivendo sempre di animali e accompagnando gli articoli con le sue foto. Ha lavorato anche all'enciclopedia sul gatto della De Agostini. Negli ultimi tempi la fotografia d'autore è divenuta la sua occupazione principale.

Pavoncella

Pavoncella - Foto G. Grilli

Toscana

«Nel mese di gennaio alcune migliaia di cittadini europei, e non solo, interrompono il tran tran quotidiano per trasformarsi in operatori di monitoraggio ambientale. Sono persone esperte di ornitologia, in maggioranza semplici appassionati che, per alcuni giorni, armati di binocoli, cannocchiali e schede di rilevamento, scendono in campo per contare gli uccelli acquatici», racconta Luca Puglisi, biologo e direttore del Centro ornitologico toscano.

Un movimento molto importante, nato per monitorare gli uccelli acquatici, che ha radici lontane: nasce in Inghilterra negli anni ’60 per volontà dell’associazione Iwc (International waterbird census) che nel tempo si è esteso fino ad essere presente in oltre 100 paesi in tutto il mondo. Ogni anno coinvolge 15.000 persone che danno vita al più grande progetto di “citizen science”, dove sono proprio i cittadini in prima persona a contribuire alla ricerca scientifica.

In Italia il coordinamento nazionale è garantito dall’Istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale mentre in Toscana è il Centro ornitologico toscano a svolgere questa attività sin dal 1984, mobilitando ogni anno oltre 100 volontari.

«I dati raccolti permettono di monitorare l'andamento delle popolazioni su differenti scale geografiche: dall'intero continente al singolo sito, individuando le zone più idonee alla conservazione e più frequentate dai volatili. Sono informazioni molto utili per pianificare la tutela ambientale e la gestione faunistica. I censimenti si svolgono in tutte le zone umide: laghi, fiumi e paludi, ma anche in tratti costieri o in territori strappati all’acqua e convertiti all’agricoltura che, in inverno, offrono a questi animali la possibilità di sostare - continua il biologo -. L’andamento generale di questi uccelli è positivo: il numero della maggior parte delle specie è in aumento. Questo è dovuto alle politiche di tutela della biodiversità messe in atto negli ultimi decenni. Gli uccelli acquatici sono molto sensibili al disturbo esercitato dall’attività venatoria, che compromette l’insediamento anche per le specie protette. Tuttavia, alcune aree umide artificiali create e destinate alla caccia, come piccoli laghi per esempio, costituiscono un habitat favorevole per alcuni uccelli acquatici che le frequentano al di fuori della stagione venatoria. È auspicabile che queste aree siano gestite in modo da renderle ospitali e sicure durante il periodo migratorio e di nidificazione».



Gallinella d'acqua - Foto G. Grilli


La Toscana, per le sue caratteristiche geografiche, ospita quasi il 10% degli uccelli acquatici censiti in Italia. A parte le zone umide più famose, come Orbetello, Burano, Diaccia Botrona e Parco della Maremma, che sono di rilevanza internazionale, non mancano sorprese: «La zona dell'ex-lago di Bientina - specifica Puglisi -, costituito da campi e prati soggetti a periodici allagamenti, è un luogo privilegiato e di rilevanza nazionale per la pavoncella e il beccaccino. Gli stagni della Piana fiorentina, disseminati in un territorio denso di abitazioni e infrastrutture, lo sono invece per il tuffetto e la gallinella d'acqua, mentre il corso dell'Arno è prediletto da molte specie di airone. Il padule di Fucecchio, per molti anni luogo di passaggio ma non di sosta per gli uccelli, con la creazione di alcune aree protette è divenuto in pochi anni una zona molto frequentata dall'alzavola. Questi dati rivelano che una corretta conservazione e protezione dell’ambiente favorisce il benessere degli uccelli acquatici; per questo invitiamo a prestare maggior attenzione a quelle zone umide dove la cattiva qualità dell’acqua che le alimentano e l'invasione di molte specie esotiche hanno causato un drastico impoverimento di specie vegetali e ittiche».

È importante non abbassare il livello di guardia, perché se da una parte una serie di regole hanno protetto la fauna, dall’altra la qualità delle zone umide rispetto a 30, 40 anni fa sta peggiorando drasticamente. Un danno ambientale che minaccia anche la salute umana.


L'intervistato

Luca Puglisi

direttore del Centro ornitologico toscano

Video

La Laguna di Orbetello


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