Il Volto Santo accoglie i pellegrini nella cattedrale di San Martino

Scritto da Andrea Schillaci |    Marzo 2015    |    Pag.

Giornalista professionista, laureato in Scienze Politiche, è stato redattore de La Città e della Gazzetta di Siena, ha lavorato per l’Ansa, la Voce, il Classico, Toscana Qui. Negli ultimi quindici anni, ha collaborato con varie riviste dell’Editoriale Olimpia ed è stato vice caposervizio di Mondo Sommerso.

Lucca la cattedrale di san martino
Lucca, la cattedrale di San Martino, foto di F. Magonio

A Lucca la prima sosta dei pellegrini prima, dei turisti ora, è per ammirare il celebre crocifisso ligneo chiamato Volto Santo, statua-reliquiario conservata nella cattedrale di San Martino che la leggenda vuole scolpita da Nicodemo. Già nei secoli scorsi, quando i viandanti che provenivano da Pietrasanta e da Camaiore, dopo essere saliti verso Monte Magno e aver attraversato la Valle della Freddana, arrivavano a Lucca, andavano alla ricerca del volto di Gesù.

Il racconto più conosciuto è di Leobino che in pellegrinaggio nel 1282, entrato nel Duomo iniziò a suonare e a cantare, perché altro non aveva da offrire; improvvisamente, dal piede destro di Gesù, si sfilò il grande calzare d’argento e si posò sulle sue ginocchia. I calzari d'argento sono esposti nel Museo, insieme al prezioso corredo per vestire, il 3 maggio e il 14 settembre, il crocifisso del Volto Santo. Nella città, numerosi Ospedali annessi alle principali chiese cittadine accoglievano e ristoravano i pellegrini.

Anche oggi la provincia di Lucca è un punto di riferimento sia per l’aspetto economico (la carta, la nautica, la chimica, la floricoltura e naturalmente il turismo), sia per la cultura che nella città circondata dalle imponenti mura, trova importanti offerte. La “macchina” della Francigena alimenta questo flusso con l’organizzazione di incontri ed eventi di alto livello, come il “Francigena melody road”, un festival con un cartellone di appuntamenti in musica che spazia tra i diversi generi: classica, classica contemporanea, jazz, lirica, cantautori, teatro-canzone. Il 4 marzo al Teatro del Giglio, a Lucca, è previsto un concerto di Roberto Vecchioni (www.francigenamelodyroad.it).

Lucca archivio storico diocesano
Lucca, Archivio Storico Diocesano, foto di F. Magonio

L’Archivio storico diocesano

Merita senz’altro una visita poi anche il Palazzo arcivescovile, alle spalle della Cattedrale, che ospita l’Archivio storico diocesano, uno dei più importanti del mondo, i cui documenti altomedievali (fino all’anno 1000) sono iscritti nel Memory of the World Register dall’Unesco. Le preziose raccolte nell’Archivio costituiscono un patrimonio storico imprescindibile per l’intera Toscana.

Prima di lasciare la città vale la pena assaggiare il Buccellato, un dolce tipico lucchese.

Inizia poi una tappa di circa 18 km: si lascia Lucca da porta San Gervasio per un percorso facile e pianeggiante, interessante per i numerosi edifici storici e religiosi che s’incontrano lungo l’itinerario. Si raggiunge Capannori con la pieve di San Quirico poi, poco dopo Porcari, con una deviazione di 500 metri si raggiunge Badia di Pozzeveri.

Ma proprio a Porcari è legata una curiosità interessante. Qui ha sede una cooperativa, L’Unitaria, che qualche anno fa, in collaborazione con l’Università e grazie a un finanziamento della Regione, ha svolto una ricerca sulla coltivazione dei fagioli in questa zona, sia con documenti storici che attraverso le testimonianze degli abitanti, che ha portato al censimento di ben 17 specie. Di queste la coltivazione del fagiolo Rosso è stata quella che ha riscosso i maggiori consensi, tanto che è nato il Presidio Slow Food del fagiolo Rosso di Lucca. Ma sono tornate in produzione anche altre varietà come lo Scritto di Lucca, il fagiolo Aquila, il Mascherino e il Malato, tutti entrati a far parte dell’associazione Il rosso e i suoi Fratelli.

Lucca museo nazionale villa guinigi
Lucca museo nazionale villa guinigi, foto di F. Magonio

I Cavalieri del Tau

Proseguendo nel nostro itinerario alla scoperta delle bellezze della via Francigena, si arriva ad Altopascio. Qui intorno all’anno Mille venne costruito un hospitale dove trovavano rifugio e assistenza i pellegrini di passaggio. Nel 1180, in questo luogo si costituì l’Ordine dei Cavalieri del Tau, che si diffuse in tutta Europa e crebbe grazie all’appoggio della Chiesa. Il loro nome deriva dal fatto che avevano un abito nero con una croce simile alla Tau greca. Nel 1588 confluirono nell’Ordine di Santo Stefano, per volere di Cosimo dei Medici.

I Cavalieri del Tau avevano la custodia delle strade e dei ponti di passaggio e armati di spade accompagnavano, nei tratti più insidiosi per l’esistenza di briganti, tanto i re che i pellegrini nella loro andata o ritorno da Roma. Nel 1280 ad Altopascio furono loro a costruire il campanile, alto 51 metri, della Chiesa di San Jacopo e dal 1325 issarono su di esso la Smarrita, campana i cui rintocchi alla sera davano una speranza di salvezza a quanti si perdevano nella zona boscosa e paludosa che va dal Sibolla alle Cerbaie.

La via Francigena - Riapre il cammino dell’animo. Per i pellegrini del terzo millennio. Il video ufficiale dell'Associazione Europea delle Vie Francigene – luglio 2013 – durata 8’