Una rete di piccoli produttori toscani per garantire ogni giorno frutta e verdura sempre fresca

Scritto da Sara Barbanera |    Aprile 2018    |    Pag. 14

Laureata in Scienze della comunicazione presso l'Università La Sapienza di Roma nel 2001, nel 2016 consegue la laurea in Sviluppo Economico e Cooperazione Internazionale presso l'Università degli studi di Firenze.

È giornalista dal 2001, dopo la collaborazione con la cronaca umbra del Messaggero e con altri periodici locali.

Dal 2004 lavora in Unicoop Firenze dove, per 5 anni, ha svolto attività in vari punti di vendita, con un percorso di formazione da addetta casse a capo reparto servizio al cliente. Dal 2009 al 2011 ha coordinato le sezioni soci Coop di Firenze.

Dal giugno 2011 è direttore responsabile dell'Informatore Unicoop Firenze, responsabile della trasmissione Informacoop e della comunicazione digitale presso gli spazi soci Coop.

Foto M. D'Amato

Ortofrutta

Centocinquanta nuovi piccoli produttori, gestiti attraverso sette piattaforme di raccolta e distribuzione per far arrivare sui banchi ortofrutta di Unicoop Firenze i prodotti “localissimi” e di stagione coltivati a pochi chilometri dal punto vendita. Ogni giorno e tutto l’anno, “i prodotti del tuo territorio”: anche nell’era del globale, questo può avvenire se a stringere un patto sono una grande cooperativa come Unicoop Firenze e un folto numero di piccoli e piccolissimi produttori che, messi in rete, costituiscono le principali filiere di prodotto toscane. Carciofi, asparagi, fave in primavera, pomodori e zucchine con il fiore aperto in estate, patate, cavolfiori, cavoli in inverno: questo il cuore dell’identità toscana che, negli ultimi due anni, ha conquistato spazi e volumi di vendita, grazie a un progetto che produrrà ancora molti buoni effetti, come spiegano dal settore ortofrutta di Unicoop Firenze.

Dal campo al piatto: quali gli obiettivi e i risultati del progetto?

«Il progetto - spiega Alberto Giusti, business manager ortofrutta - è nato dalla volontà della cooperativa di portare il massimo della produzione toscana nei nostri punti vendita. Avevamo già alcuni fornitori locali con i quali coprivamo soltanto parte del territorio toscano e solo 4-5 mesi tra primavera ed estate. Due anni fa abbiamo iniziato a costruire una rete più capillare di piccoli agricoltori locali che non erano organizzati per i nostri standard e le nostre tempistiche di vendita. Abbiamo svolto un approfondito lavoro di ricerca di nuovi fornitori con i quali abbiamo fissato dei patti di produzione. Abbiamo poi organizzato un sistema di logistica “di zona” con sette fornitori più grandi che fanno da piattaforma di raccolta e distribuzione quotidiana di merce per i coltivatori di una stessa zona, così da garantire a tutti i punti vendita di un’area la consegna in giornata della merce prodotta nel raggio massimo di 20-25 chilometri. Sul fatturato totale, in due anni siamo passati dal 5 al 15% di consegne dirette di prodotti colti e messi in vendita nell’arco di poche ore».

Quali i vantaggi e i punti di forza apprezzati da soci e clienti?

«Freschezza, riduzione dell’impatto ambientale del trasporto e fiducia nella qualità di un prodotto che i clienti riconoscono come coltivato “sotto casa”. Oggi - continua Alberto Giusti - l’attività con il totale dei produttori toscani dà lavoro a circa 2000 famiglie del territorio, con un impatto diretto sulla produzione: abbiamo trasferito alla rete di piccoli produttori le nostre esigenze di vendita, per quantità, tipo di produzione e standard qualitativi, dando supporto anche attraverso il nostro Ufficio qualità. I patti di produzione concordati a inizio stagione hanno permesso ai produttori di investire su certe coltivazioni, con la garanzia, per loro, di non trovarsi con merce invenduta e, per noi, di avere prodotti del nostro territorio per l’intero anno solare. Quanto ai clienti, è stata vincente la scelta di valorizzare questi prodotti in un’apposita area, con cassette in legno con la dicitura “prodotto toscano” e una cartellonistica con il nome e la foto del fornitore, il luogo di produzione e, in alcuni casi, la descrizione del prodotto tipico della zona. Sapere per saper scegliere: i risultati ci dicono che, quando può, la nostra clientela sceglie di mangiare toscano».

Quali le prospettive del progetto?

«Con un grande lavoro di squadra fino a oggi abbiamo lavorato per aumentare le quantità e la qualità - spiega Francesco Cappelli, assistente acquisti ortofrutta toscana -: ora cureremo l’imballo e la presentazione perché l’identità toscana sia sempre più marcata. Inoltre lavoreremo sulle zone meno coperte, dal Senese all’Amiata all’Alta Val di Chiana, per portarle al livello di quelle più produttive, come l’Empolese, il Valdarno o il Pisano. In ultimo, valorizzeremo le coltivazioni sostenibili e prodotti come il canestrino della Lucchesia, il marrone Igp dell’Alto Mugello o la patata, presente da Bolgheri al Casentino, dalla Valdichiana al Parco di San Rossore, per un totale di 25.000 quintali venduti nella stagione 2017/2018: questa e altre filiere sono ripartite molto bene e lavoreremo perché diventino l’eccellenza della nostra vetrina toscana».

 

 

Baccelli di Toscana

Toscana in baccelli Tenero e verde aprile, con i baccelli, che in questa periodo sono tutti e solo toscani: dopo la prima parte di stagione, coperta con il prodotto calabrese, il raccolto arriva dalla zona di Venturina, poi dall’entroterra fiorentino, per finire con il raccolto più tardivo del Mugello. Banchi pieni e di qualità fino a metà maggio, quando il prodotto cresce troppo, perde tenerezza e quel gusto dolce che lo rende ottimo in crema e in purè, in risotto e in flan, con formaggio e in insalata o così, nudo e crudo, come nota di sapore per i primi pic-nic della stagione.

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