Quando la ghiandola diventa un problema. Meno casi di gozzo grazie ad un’alimentazione più varia

Scritto da Alma Valente |    Maggio 2017    |    Pag. 44

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

gozzo tiroide Salute

Molti ricordano i ritratti di donna con il collo esile ed allungato di Amedeo Modigliani, ma quella visione dell’estetica femminile non sempre corrisponde alla realtà. Sarà perché la tiroide si trova nel mezzo della regione anteriore del collo, sarà perché l’attenzione a questo tipo di patologia è aumentata nel tempo, sta di fatto che ci si occupa sempre più spesso di questa ghiandola. Per capire meglio il fenomeno abbiamo intervistato Paolo Vitti, professore ordinario di Endocrinologia all’Università di Pisa.


Cosa s’intende per gozzo?

«È un aumento di dimensioni della tiroide senza che ci sia alterazione della funzione ghiandolare (ipertiroidismo o ipotiroidismo) e non riferibile a processi infiammatori o tumorali. L’aumento di dimensioni può interessare in maniera omogenea tutta la tiroide e, in questo caso, si parla di gozzo diffuso, oppure riguarda una o più aree della ghiandola, portando allo sviluppo di noduli».

È una malattia diffusa in Italia? E, soprattutto, la sua incidenza è variata nel tempo?

«Nel nostro paese è presente una condizione di lieve carenza iodica, si stima che il 5-10% degli adulti abbia gozzo o noduli tiroidei, ed è più frequente nel meridione. Oggi si hanno meno casi grazie un’alimentazione più varia. Inoltre, la legge emanata in Italia nel 2005 promuove il consumo di sale iodato che aiuta a prevenire questa patologia».


Quali sono i metodi per diagnosticare la presenza del gozzo?

«Voluminosi gozzi nodulari possono causare difficoltà ad inghiottire, respirare o cambiamenti del tono della voce. Gozzi e noduli di piccole dimensioni, asintomatici, sono diagnosticati nel corso di esami strumentali eseguiti per altri motivi. Per avere informazioni precise sulle dimensioni e i caratteri del gozzo e dei noduli basta un’ecografia, che non è invasiva, di semplice esecuzione e poco costosa. Questo esame ci dice se i noduli sono solidi, cistici o misti e consente di formulare un primo giudizio clinico di benignità o di sospetto. La scintigrafia tiroidea, anche se meno usata che in passato, rimane uno strumento importante nella diagnostica dell’ipertiroidismo da gozzo nodulare. L’esame citologico su agoaspirato completa la valutazione della tipologia dei noduli, ma solo in casi selezionati dallo specialista».


La comparsa di noduli tiroidei è sempre correlata con il gozzo?

«No, i noduli non insorgono sempre nell’ambito di un gozzo, ma possono insorgere anche in una ghiandola di normali dimensioni. In questi casi sono espressione di una forma tumorale, che nella stragrande maggioranza di casi è benigna».


Qual è la terapia medica?

«La terapia medica è rappresentata dalla somministrazione di levotiroxina, il principale ormone tiroideo. Questa terapia è più indicata in pazienti giovani con gozzo diffuso di dimensioni non grandi, mentre è minore nei gozzi presenti da molto tempo ed evoluti in senso nodulare. Gravidanza e allattamento non costituiscono una controindicazione al trattamento, che andrebbe eseguito anche in considerazione del frequente aumento di volume del gozzo in queste condizioni. La terapia va proseguita in maniera continuativa, in assenza di controindicazioni, sino ai 55-60 anni di età. È da evitare in soggetti con osteoporosi o malattie cardiache ed in quelli di età superiore a 60 anni per il rischio di effetti indesiderati».


Quali sono i criteri per l’indicazione all’intervento chirurgico?

«La chirurgia è indicata qualora il gozzo o il nodulo determinino una sintomatologia compressiva, siano associati ad iperfunzione tiroidea o vi sia un sospetto di neoplasia maligna. Può essere considerata l’opzione chirurgica anche in noduli benigni all’esame citologico che tuttavia mostrino una tendenza alla crescita e in noduli ripetutamente non chiaramente positivi all’esame citologico al fine di stabilire la diagnosi».


L’intervistato

Paolo Vitti

professore ordinario di Endocrinologia all’Università di Pisa


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