I proverbi: una saggezza antica di grande attualità

Scritto da Elisabetta Benucci |    Novembre 2015    |    Pag.

Il primo Vocabolario dell’Accademia della Crusca- foto di G. Tatge, Regione Toscana

Accademia della Crusca

Cosa fatta, capo ha, disse Mosca de’ Lamberti nel 1216 decretando di uccidere il giovane Buondelmonte, reo di aver rotto il fidanzamento con una fanciulla della famiglia degli Amidei, vicina politicamente ai Lamberti. La celebre frase, immortalata da Dante nel canto XXVIII dell’Inferno, è diventata un proverbio, e invita a raggiungere uno scopo senza tergiversare e senza mezze misure.

Questo è soltanto uno dei tantissimi proverbi toscani che ancora oggi tramandano condensati di saggezza popolare. Il proverbio è una sentenza, una sorta di luogo comune che esprime giudizi o consigli attraverso metafore, rime o similitudini. Per questo, pur arrivando da molto lontano nel tempo, i proverbi non tramontano mai e rimangono di grande attualità.

Chi, almeno una volta, non ha pronunciato o sentito pronunciare questi detti popolari: Chi va piano, va sano; Roma non fu fatta in un giorno; Dai tempo al tempo; Una rondine non fa primavera; Chi si loda s’imbroda; Al prudente non bisogna consiglio; A chi parla poco, basta la metà del cervello; In bocca chiusa non c’entran mosche; Ogni lasciata è persa; Chi ha tempo, non aspetti tempo; Chi cerca trova; Chi dorme non piglia pesci.

Sapienza popolare

Nell’Ottocento, Tommaseo scriveva che il proverbio è un «detto breve arguto, e ricevuto comunemente, che per lo più sotto parlar figurato comprende avvertimenti attinenti al vivere umano», e Manzoni notava che «i proverbi sono la sapienza del genere umano».

I proverbi si distinguono in base agli usi, ai costumi, ai luoghi e alla lingua, ma molti di essi sono comuni alla collettività popolare toscana e italiana, talora hanno corrispondenti in altre lingue, oppure lingue diverse esprimono lo stesso concetto con proverbi diversi.

Il proverbio, pur nella sua continuità con l’antico, è il regno della varietà. Spesso li ritroviamo impiegati nel linguaggio di tutti i giorni perché esprimono i concetti in maniera chiara e definita, dando sicurezza a chi li adopera. Di più, i proverbi sono legati alle nostre tradizioni, al nostro territorio, alle nostre radici; sono l’espressione più genuina e vitale della saggezza del popolo e ci riportano a una dimensione naturale dell’uomo.

Infatti, ci sono proverbi per tutti gli usi: dal cibo alla buona tavola, dalla casa al lavoro, dalla famiglia alla salute, dagli affetti alle donne: A tavola non s’invecchia; Troppi cuochi guastan la cucina; Levarsi la sete col prosciutto; Il buon vino non ha bisogno di frasca; Gallina vecchia fa buon brodo; Mettere il carro davanti ai buoi; La lingua batte dove il dente duole; Il buon giorno si vede dal mattino; Lontano dagli occhi, lontano dal cuore; Moglie e buoi de’ paesi tuoi; Sposa bagnata, sposa fortunata.

Senza dimenticare che previsioni del tempo e proverbi vanno di pari passo: in molti casi, la saggezza popolare affonda le sue radici su osservazioni millenarie del cielo e su reali basi scientifiche, come il classico Cielo a pecorelle, acqua a catinelle (le piccole nubi indicano la presenza di aria fredda e instabile e preannunciano l’arrivo di un fronte caldo umido accompagnato da possibili rovesci).

Il dritto e il rovescio

Coloro che non amano i proverbi, insistono a volte sulla loro contraddittorietà. Per esempio Il lavorare è un mezzo pregare contro Lavoro non ingrassò mai bue, o Chi si somiglia si piglia contro Gli opposti si attraggono. Ma bisogna tener conto non solo del fatto che la saggezza sta anche nel cogliere le contraddizioni della vita. C’è di più. Non va dimenticato che nel proverbio conta molto l’elemento formale: la rima, il ritmo. A volte la forma guida il significato e condiziona il contenuto. Gli specialisti di linguistica e stilistica parlano a questo proposito di “prevalere del significante sul significato”. In questo senso, il proverbio assomiglia alla poesia.

La più importante raccolta di proverbi toscani fu preparata da due Accademici della Crusca - Giuseppe Giusti (1809-1850), poeta satirico famosissimo nel tempo che fu suo, e Gino Capponi (1792-1876), politico, storico e linguista – e pubblicata a Firenze, da Le Monnier, nel 1871. Una raccolta straordinaria di 7500 proverbi, che ancora oggi suscita attenzione, curiosità, divertimento e che merita di essere letta; un repertorio che contiene proverbi sempre attuali nella loro irriverente e arguta semplicità.  E allora, se Il riso fa buon sangue, A buon intenditor poche parole! 

A spasso per Firenze fra proverbi e modi di dire. Da Quotidiana.net – 3’ 37’’ – 15.04.2011