Chiusi nelle dieci “feste comandate”, aperti sempre la domenica mattina in 40 punti vendita

Scritto da Daniela Mori |    Giugno Bis 2017    |    Pag. 3

Presidente del Consiglio di sorveglianza dell’Unicoop Firenze

Foto M. D'Amato

Punto e a capo

Ho pensato molto a come spiegare le ragioni della scelta che ci ha portato a limitare le aperture dei nostri punti vendita nei giorni festivi.

Vorrei partire provando a spiegarlo a chi, per età, non ha mai conosciuto la chiusura dei negozi il mercoledì pomeriggio e tutti i giorni festivi previsti dal calendario. È la generazione che ha a disposizione servizi sempre attivi, con la possibilità di fare acquisti, complice lo sviluppo del commercio elettronico, in ogni momento e in ogni luogo. Come spiegare loro che il soddisfacimento immediato dei bisogni ha necessità di un limite, per evitare di creare conflitti e disuguaglianze tra chi produce e chi consuma? Come spiegare che consumo continuo e lavoro continuo sono le premesse che minano la coesione sociale, la capacità delle persone in un determinato contesto di fare comunità?

Questi possono sembrare pensieri “antichi” e nostalgici. Invece, quello che noi proponiamo non è un ritorno al passato ma una visione del futuro, di un futuro che tenga insieme etica e impresa, valori cooperativi e sostenibilità economica.

Tenere insieme questi aspetti è il nostro modo di stare responsabilmente nel mercato.

La cooperativa, fin dalle origini, ha ricercato sempre la coerenza tra le affermazioni di principio e i comportamenti. Negli anni ‘60 i cooperatori scrivevano che la cooperativa di consumatori doveva soddisfare i bisogni senza forzare i consumi. Pur in pieno boom economico, volevano affermare le ragioni di uomini e donne che si erano messi insieme per avere e dare prodotti buoni e convenienti anche a chi non poteva permetterseli, e che questo fosse fatto nel rispetto del lavoro, senza conflitti tra chi produce e chi consuma. Un’economia, quella cooperativa, fatta di mutua assistenza e di reciprocità.

A questa idea non abbiamo rinunciato, garantendo però la sostenibilità economica senza la quale è minacciata l’esistenza ed il ruolo sociale della cooperativa.

Abbiamo fissato un limite, in una società spinta verso il superamento di ogni ostacolo che si frapponga alla realizzazione di desideri e bisogni indotti, spesso a scapito della qualità del nostro vivere con gli altri.

Siamo convinti che come organizzazione sociale ed economica non possiamo rinunciare ad avere una responsabilità verso le comunità e i territori nei quali operiamo e cerchiamo di esercitarla scegliendo quello che ci sembra giusto.

Alle generazioni che sono nate in un mondo di servizi sempre disponibili, diciamo che la nostra visione dell’economia e della società non vuole prescindere dalla dimensione relazionale della nostra esistenza, quella che mette al primo posto il bene comune.



Daniela Mori, presidente del Consiglio di sorveglianza


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