A Rigopiano e in molte altre occasioni

Scritto da Andrea Schillaci |    Gennaio 2018    |    Pag. 9

Giornalista professionista, laureato in Scienze Politiche, è stato redattore de La Città e della Gazzetta di Siena, ha lavorato per l’Ansa, la Voce, il Classico, Toscana Qui. Negli ultimi quindici anni, ha collaborato con varie riviste dell’Editoriale Olimpia ed è stato vice caposervizio di Mondo Sommerso.

soccorso-alpino-toscano Volontariato

Quando è successa la tragedia della valanga sopra l’albergo di Rigopiano, loro c’erano. E anche in occasione dell’ultimo terremoto nel centro Italia. Sono gli oltre 250 volontari, dei quali 160 specializzati, del Soccorso alpino speleologico toscano (Sast), nato nel 1957 a Lucca e Querceta. Oggi nella nostra regione ci sono 7 stazioni: Carrara e Lunigiana, Massa, Querceta, Lucca, Appennino Toscano, Monte Falterona e Amiata. Ogni stazione ha una competenza specifica diversa in base alle caratteristiche del territorio, in modo da far fronte a tutte le richieste di soccorso che, con il progressivo aumento dei frequentatori della montagna e con l’evolversi dei tempi, sono aumentate. All’alpinismo classico e allo sci, per esempio, si sono aggiunte nuove discipline anche più complesse, come parapendio, deltaplano, snowboard, torrentismo, mountain bike. In ogni situazione il personale deve essere altamente specializzato ed è per questo che del Sast fanno parte medici alpinisti, medici speleologi, tecnici di elisoccorso, di soccorso alpino e di soccorso speleologico, specialisti in disostruzione e speleo-subacquei, specialisti di soccorso in forra (torrentismo), unità cinofile da ricerca in valanga e in superficie.

«Subito dopo la valanga di Rigopiano - racconta Paolo Romani, addetto stampa del Sast - furono chiamati i nostri volontari e il loro apporto è stato fondamentale perché si sono mossi agevolmente con gli sci sulla neve fresca, garantendo la sicurezza di chi stava scavando. E anche in occasione del naufragio della Costa Concordia furono allertati gli speleologi subacquei toscani, ma in quel caso poi non furono utilizzati». Infatti tutto quello che succede nell’Arcipelago Toscano è di competenza degli uomini del Sast e per richiedere il loro intervento basta chiamare il 118: dalla centrale partono immediatamente le segnalazioni e vengono allertate le stazioni più vicine al luogo da dove è partita la chiamata.

In volo sulla Toscana

Alcune delle stazioni sono collegate alle basi di elisoccorso (Firenze, Cinquale e Grosseto) e i relativi tecnici sono sempre presenti sui Pegaso, gli elicotteri della Toscana. In particolare, la maggior parte dei servizi di elisoccorso sanitario in Italia attualmente vede l'equipaggio composto in genere da due o tre persone, in aggiunta al pilota ed al tecnico di volo: un medico, un infermiere e, appunto, un tecnico di elisoccorso, figura professionale specialistica del Cnsas (Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico del Club alpino italiano), abilitato al soccorso in ambienti ostili o impervi e responsabile della sicurezza dell’équipe sanitaria.

Nel 2016 gli elicotteri Pegaso hanno effettuato 2306 missioni e per questo servizio la Regione Toscana ha stanziato, per il 2017, 17 milioni di euro. Una cifra importante ma necessaria perché, come ha ricordato recentemente l’assessore al diritto alla salute, Stefania Saccardi, «il servizio di elisoccorso è prezioso, poiché consente di prestare assistenza in tempi rapidi in ogni lembo della regione, sulle isole e nei luoghi più difficilmente raggiungibili dalle ambulanze».

I volontari del soccorso alpino toscano, però, sono attivi quotidianamente anche per emergenze diverse e spesso meno gravi. Basta scorrere le pagine del sito del Sast per capire la tipologia di interventi: alpinisti bloccati su una montagna, cercatori di funghi dispersi, cacciatori colpiti da malori, escursionisti in difficoltà. In tutti questi casi, in seguito alla chiamata presa dal 118, scattano i soccorsi e si mobilitano i volontari toscani.


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La vera forza del Corpo nazionale del soccorso alpino da YouReport.it del 6/3/17 



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