Le lettere arrivate in redazione

Scritto da Antonio Comerci |    Febbraio 2013    |    Pag. 30,31

Da molti anni nell'Unicoop Firenze, si è occupato di varie tematiche, soprattutto dal punto di vista consumerista.

Autore di alcune pubblicazioni: Guida alla spesa - per spendere meglio e sapere cosa si compra Ecologia domestica - suggerimenti per rispettare l'ambiente Vivere la sicurezza - i pericoli dell'ambiente domestico.

Nel 1982 ha organizzato le Giornate dei giovani consumatori, a Firenze, che hanno visto la partecipazione di oltre 12 mila studenti e sono state la prima esperienza in grande stile della Coop nel mondo della scuola e dell'educazione ai consumi.

Dirige dal 1981 l'Informatore, mensile che viene inviato ai soci dell'Unicoop Firenze, con una tiratura di oltre 600 mila copie. Dal '92 è responsabile della comunicazione istituzionale dell'Unicoop Firenze.

Nel 2007 ha pubblicato per "I tipi" della Mauro Pagliai Editore, il libro "sComunicati. ­ Viaggio fra i mezzi e i messaggi della società che comunica", con la prefazione del prof. Carlo Sorrentino, docente dell'Università di Firenze (scheda del libro).

Senza sesso

Non sono un fanatico del "politicamente corretto" a tutti i costi, anzi, ma credo di non essere il solo a trovare sgradevole il messaggio che accompagna l'utilizzo del Salvatempo e della carta di credito: "Attendere l'intervento di una commessa...".

Nei supermercati Coop però non lavorano soltanto "commesse", ma anche "commessi" che soccorrono il cliente-socio alle prese con la transazione. Ancora peggio, una simile qualificazione del ruolo di "commessa" nasconde una visione quasi offensiva dei rapporti di lavoro, ancorata a una sorta di "naturale" posizione subordinata della componente femminile.

Vogliamo scommettere che in un ipotetico messaggio registrato si sarebbe evocato l'intervento "del direttore" (non certo della direttrice)? Coraggio, basta cambiare la registrazione trovando una formula più elegante; mi permetto di suggerire: "Attendere l'intervento del personale addetto".

A. V. - E mail

Da Nord a Sud

Le lamentele dei miei concittadini sono così tante che, invitato anche da loro, non ho resistito a scrivervi queste righe. Così sentendo il richiamo della grande Coop San Donato avete lasciato la piccola via Valdera (dicevamo "la coppina") così che gli abitanti più anziani, con le loro difficoltà, perché non tutti possono avere la macchina o le gambe buone per andare a fare centinaia di metri per fare la spesa; insomma ci avete mollato. Ho capito che il cuore si scioglie solo per il "Burkina Faso".

Siete nati per il sociale, ma chiudendo questa Coop avete rivelato il vostro intento. Chiudo con il mio motto (la Coop sei tu, chi può darti di più?) a nome degli abitanti di Novoli Nord.

R. P. - Firenze

Potremmo rispondere con una battuta: ci sono anziani anche in via Forlanini, San Donato e dintorni, che ora hanno il più bel supermercato Coop.fi della nostra rete. Ma lo hanno anche i soci di via Valdera che in tre fermate d'autobus ci arrivano comodamente e la stragrande parte di loro è ancora nostra cliente. Del resto non avevamo alternative: per poter aprire il nuovo dovevamo trasferire le autorizzazioni del vecchio.

Ride la moneta

Voglio esprimere la mia riconoscenza per aver ritrovato negli scaffali della Coop di Castelfiorentino, molti prodotti "Moneta che ride" al prezzo più basso che non trovavo più, alcuni anche nuovi.

Grazie a nome della categoria "pensionati minimi" che hanno dato il massimo per questa nazione così "violentata" da chi la governa; mai un orecchio ai nostri problemi e men che mai una legge "ad poveram"... Penso che scriverò queste cose nella prossima scheda elettorale. Continuate così, siete la nostra ancora di salvezza.

G. C. - Montaione

Prezzi ballerini

Come mai i prodotti a marchio Coop non hanno lo stesso prezzo in tutti i punti vendita? Ho riscontrato differenze anche del 50% in più su alcuni prodotti, sia tra le piccole coop della Montagna Pistoiese e Unicoop Firenze, che tra Coop Firenze e Coop Reno (Emilia Romagna).

R. C. - Sambuca Pistoiese (PT)

Ciascuna cooperativa ha costi di distribuzione diversi (magazzini, trasporti, punti vendita con giri d'affari differenti); di conseguenza fa prezzi, sconti e offre occasioni ai propri soci in base alle proprie possibilità e per potere, a fine anno, far quadrare il proprio bilancio. È vero che i prezzi d'acquisto dei prodotti a marchio Coop è più o meno uguale per ogni cooperativa con insegna Coop.

Ma i costi di gestione dei punti vendita sono molto differenti. Con i prezzi un po' più alti, però, le cooperative menzionate dalla socia garantiscono un servizio importante in paesi e frazioni piccole, dove una grande cooperativa non potrebbe operare.

Uno per uno

È uso familiare recarmi talvolta con mia moglie e prendere due carrelli; in uno mettiamo la spesa normale e nell'altro ci facciamo una scorta di acqua che poi depositiamo in garage (questo solo per praticità).

Non era mai successo niente alle casse normali con Salvatempo. L'ultima volta con le casse "fai da te" ci ha fermato una vostra commessa dicendo che un lettore deve servire per un solo carrello e non per due. Lì per lì non abbiamo detto nulla. Ora invece mi chiedo io: Perché?

M. B. - Siena

Ogni Salvatempo da sempre dev'essere associato ad un unico carrello per garantire un migliore controllo.

Uno alla volta

Vi ringrazio per l'invio di "Conviene con le offerte", per e-mail: è così comodo e veloce; ma proprio per questo vi propongo: non sarebbe possibile riceverlo con qualche giorno di anticipo rispetto all'inizio delle offerte? Così che io possa rinviare gli acquisti che magari stavo andando a fare da qualche altra parte e aspettare che la Coop offra gli stessi articoli a prezzo più conveniente?

L. R. - Borgo San Lorenzo (Fi)

Per non creare confusione pubblichiamo sul sito (a cui la mail rinvia) un'offerta alla volta, quindi la nuova sostituisce la vecchia quando scade.Togliere quella in vigore alcuni giorni prima della scadenza non ci sembrava giusto per i "ritardatari", che sono di più dei "programmatori". Per ora anticipiamo di un giorno, vedremo di poter fare meglio.

Stagioni ignorate

Nelle ultime settimane ho notato con stupore e con rabbia che sono in vendita i limoni (il messaggio è della fine di settembre, n.d.r.) di origine argentina. Ho chiesto a un addetto del reparto ortofrutta se ce n'erano di origine Italia visto che siamo uno dei principali produttori e mi è stato risposto che in alternativa a quelli di origine Argentina c'erano solo i limoni della costa amalfitana con un prezzo abbastanza superiore. Sinceramente vorrei capire il motivo per il quale la Coop dà precedenza di scelta a un prodotto che arriva dall'altra parte del mondo.

C. M. - Sesto Fiorentino

Il limone è un frutto INVERNALE e le prime raccolte in ITALIA si hanno a novembre. Quindi se si vogliono ora dei limoni italiani o hanno dieci mesi di conservazione in cella frigorifero (se la produzione dell'anno scorso non è stata smaltita) oppure si devono prendere dai Paesi dell'altro emisfero.

Quindi se vogliamo avere dei limoni in vendita nei periodi in cui non maturano in Italia, li dobbiamo importare. Esiste anche una produzione estiva di limoni italiani, chiamati verdelli, in vendita a luglio-agosto, ma in genere è scarsa e basta per poche settimane.

Basta con i prezzi bassi

Trovo insopportabile il vostro mantra dei prezzi bassi, perché questi prezzi bassi sono figli della solita logica folle che vorrebbe avere sempre di più, dando sempre di meno. Ormai, tutto è merce: i professori, gli operai, i biscotti. E voi supermercati, di questo folle ingranaggio, non siete vittime, ne siete parte. Io non voglio una pasta sottocosto. Io voglio una pasta che dia il giusto guadagno a voi e al produttore.

Che sia prodotto possibilmente in Italia con grano italiano autoctono. Coltivata a modo. Buona. Io voglio che nei corridoi dei supermercati ci siano degli educatori. Quando entro non voglio vedere il cartellone delle offerte. Voglio leggere un cartello dove c'è scritto: qui si compra al giusto prezzo. Coop, campioni di giustizia!

Con che spirito devo andare al supermercato, a comprarmi della pasta, sapendo che la pasta, a livello industriale, viene fatta con una maggioranza di grano importato? Che questo grano potrebbe essere rimasto dei mesi in una nave container in attesa che si alzino le quotazioni del grano? Che poi questo grano viene macinato a folle velocità con dei rulli metallici che distruggono le proprietà nutritive e il glutine?

Glutine che viene poi aggiunto chimicamente? Come se non bastasse ora arrivano anche gli Organismi geneticamente modificati (Ogm)! La Coop ha sempre scritto che gli Ogm non sono presenti nei suoi prodotti. Ma ora vi chiedo: siete sicuri che non ci sono già, gli Ogm, nella pasta e nei prodotti che vendete?

Vi autorizzo a pubblicare su l'"Informatore" una parte di questa email, alla condizione di non dovere sorbirmi, nella risposta, il solito mantra: Coop fa questo per tutelare il potere d'acquisto delle famiglie. Se volete tutelare il potere d'acquisto, fate piuttosto lavorare delle ditte toscane, e pagatele decentemente.

T. A. - Pistoia

Il socio non ci conosce e ci imputa comportamenti che non sono nostri. Abbiamo tempestato i supermercati con cartelli che indicano i prodotti toscani. Abbiamo un accordo con i rappresentanti degli agricoltori per garantire una pasta prodotta solo da grano italiano.

Abbiamo investito notevoli risorse per garantire ai coltivatori toscani il giusto prezzo per il grano che servirà per rifornire di pane i nostri punti vendita. Lo stabilimento a "filiera corta" è a Castelfiorentino e sarà finito entro poco. Tutto il pesce fresco a marchio Coop, altro esempio, è da allevamenti toscani.

C'è da dire che se i toscani dovessero mangiare, per decreto, solo quello che si produce qui... morirebbero di fame! L'agricoltura e l'industria toscana devono essere rilanciate, modernizzate, e l'Unicoop Firenze è parte attiva di questo sviluppo.

Per gli Ogm: siamo stati i primi in Italia a dotarci, tre lustri fa, di strumenti d'analisi per rivelare la presenza di Organismi geneticamente modificati nei prodotti, nelle materie prime e nei mangimi degli allevamenti che ci riforniscono carni da vendere fresche.

E finiamo con il "mantra". I prezzi bassi fanno parte della nostra missione come cooperativa di consumatori. Ma per noi non vuol dire solo comprare al prezzo più basso in relazione alla qualità, ma avere bassi costi di gestione, bassi ricarichi sulla merce, meno passaggi dalla produzione al consumo.

Plastica e igiene

Vorrei rispondere alla signora che ha scritto di essere contraria all'uso dei guanti di plastica ai banchi dell'ortofrutta. Alla signora non interessa se alcune persone possono prendere delle malattie, ma eliminare la plastica. Evidentemente le piace il mercato allo scoperto, dove vedi quello si soffia il naso getta per terra il fazzolettino e poi tocca la frutta; il raffreddato che starnutisce sui prodotti...

Dovrebbe prendersela con i maleducati, quelli che non rispettano le leggi in materia, l'arroganza, il bambino che butta all'aria la merce e la mamma pensa ai fatti suoi. La signora ringrazi la Coop che applica le normative in difesa del consumatore, e cerca di tutelarle la salute anche nel suo interesse.

E. B. - Montecatini (PT)

Senza segni

Voglio segnalare un problema che ricorre spesso alla cassa prioritaria per invalidi e donne incinte. Per quanto riguarda gli invalidi, non sempre il loro handicap è visibile esteriormente, perché la loro invalidità può consistere in malattie cardiache e altro. Questo lo so bene per mia esperienza.

Esteriormente, infatti, non ci sono "segni" che manifestano la mia invalidità; perciò il problema sorge quando devo far valere i miei diritti, come ad esempio alla cassa prioritaria. Infatti, molte volte per evitare discussioni faccio la fila come gli altri, pur stando male in piedi soprattutto da ferma. Anzi varie volte è capitato di far passare donne molto avanzate nella gravidanza.

Recentemente, però, mi sono trovata in una situazione molto imbarazzante, in quanto avevo già deposto la mia spesa sul nastro, quando è arrivata una donna incinta, ma avendo già piazzato la spesa e avendo aspettato due clienti precedenti a me, non ho detto niente. Al richiamo della cassiera ho dichiarato la mia invalidità. La cliente ha avuto una reazione a dir poco sarcastica che mi ha costretta a dover dare delle spiegazioni sul mio handicap.

Questo non mi piace affatto, né sono tenuta a dare delle spiegazioni a persone così poco disposte a credere ai disagi altrui. Perciò mi chiedo: devo esibire il certificato di invalidità ogni volta che uso quella cassa? Non sarebbe più appropriato e degno di un paese civile avere una cassa specifica per queste categorie?

B. B. C. - Cascina

Pubblichiamo volentieri questa testimonianza, per invitare tutti a comportamenti più comprensivi e civili. Avere una cassa esclusiva per le categorie protette non rappresenta, a nostro parere e per esperienza, una soluzione: ci sarà sempre chi chiederà se c'è il diritto a utilizzarla. Del resto dichiarare la propria invalidità non dev'essere vissuta come una vergogna.

Da iper a super

È lecito sapere, come cittadino del Valdarno e figlio di una consumatrice socia fin dall'apertura, quali sono i motivi che hanno portato al ridimensionamento dell'offerta dell'ipermercato di Montevarchi? Lo ritengo un danno per un bacino di utenti di almeno 50.000 abitanti.

A. F. - Montevarchi (AR)

Gli ipermercati sono in crisi di vendite da almeno cinque anni. La formula "un po' di tutto in un'unica area di vendita" non è gradita più dai consumatori, che preferiscono i negozi specializzati, dove hanno più servizi, scelta e occasioni.

Anche negli alimentari, dove privilegiano spazi meno ampi e dispersivi, per fare velocemente una spesa completa. Per questo dismetteremo gli iper per creare dei superstore. Del resto è da dieci anni che non apriamo più ipercoop, e queste cose le abbiamo scritte più volte sull'"Informatore".

Il posto lasciato libero sarà occupato da un punto vendita specializzato e quindi il Centro commerciale continuerà ad avere una funzione per l'intero bacino. Ma questo sarà più chiaro quando l'operazione si completerà, entro questa estate. 

La crisi dei consumi c'è, e dobbiamo affrontarla con impegno e innovazione, salvaguardando i posti di lavoro e sviluppando la cooperativa. Accanto al ridimensionamento di Montevarchi c'è stata l'inaugurazione di Figline e quindi abbiamo cercato di dare una risposta ai consumatori dell'intera vallata, con un negozio il più vicino possibile alla loro abitazione. Anche perché, complice la crisi, si tende a spostarsi meno per fare la spesa, soprattutto dei generi alimentari e di grande consumo.