Sacchetti da materie prime vegetali

Scritto da Cecilia Morandi |    Novembre 2017    |    Pag. 11

Da bambina voleva fare la giornalista, dopo la laurea in lettere a indirizzo storico, il sogno si avvera.

Giornalista professionista, spazia dalla televisione alla carta stampata, dalla produzione di documentari alla cura editoriale.

Collabora con emittenti locali (Rtv38) e nazionali (Tmc2-Videomusic, Raiuno, La7), occupandosi per programmi televisivi di argomenti vari, dall'attualità alla moda, dai viaggi all'alimentazione.

Docente a contratto dell'Università di Firenze, dall'anno accademico 2012-13 insegna agli studenti del Laboratorio di televisione e media digitali del corso di laurea magistrale in Teorie della comunicazione.

Foto F. Giannoni

Bioplastiche

Il nome deriva dal latino mater,madre, mentre bi sta per biologica, e la dice tutta sulla filosofia che sta alla base di questa tecnologia. Mater-bi è una bioplastica biodegradabile e compostabile. Biodegradabile perché grazie all’attività di microrganismi presenti in natura si trasforma in molecole inorganiche semplici, come acqua, anidride carbonica e metano, secondo il ciclo naturale della vita sulla terra. Questo avviene perché le componenti principali del Mater-bi sono amido di mais, oli vegetali e zuccheri, lavorati secondo una tecnologia sviluppata nel corso di venticinque anni negli stabilimenti della Novamont, azienda chimica italiana con sede a Novara.


Quarta generazione

In pratica si tratta di un materiale che può essere utilizzato per produrre oggetti vari, dalle stoviglie ai guanti usa e getta alle capsule per il caffè, ma soprattutto è il composto base per la produzione di sacchetti della spesa.

I primi in circolazione avevano un forte odore e si rompevano facilmente, con il passare degli anni sono diventati via via più resistenti e inodori. Oggi siamo alla quarta generazione di Mater-bi con caratteristiche meccaniche ancora migliori.

Il grande vantaggio delle buste in bioplastica è che possono essere utilizzate per la raccolta dei rifiuti organici. Infatti, insieme agli altri scarti organici, si degradano e si trasformano in compost, un ottimo fertilizzante, che migliora la qualità del terreno. Nel compostaggio industriale il processo avviene in tempi rapidi e con risultati soddisfacenti, mentre il compostaggio casalingo è più lungo e difficoltoso, perché spesso non si raggiungono le temperature e le capacità di macerazione adatte.

Anche in ambiente marino, habitat in cui finiscono molti rifiuti plastici, i sacchetti in bioplastica risultano meno dannosi dei vecchi sacchetti in polietilene, perché si degradano in tempi più ristretti, come dimostrato dalle prove di laboratorio supervisionate dall’Istituto italiano dei plastici (Iip). Meglio però non buttarli e utilizzarli per la raccolta del cosiddetto “umido”.


L’esempio italiano

L’uso dei sacchetti in Mater-bi si è diffuso in seguito alla legge sulle buste in polietilene - la comune plastica - non riutilizzabili. La norma ha avuto un iter piuttosto lungo: dal 2011, quando venne vietata la commercializzazione dei sacchetti in plastica, ma non furono definite né le caratteristiche del materiale per le nuove buste né le sanzioni per i trasgressori, al 2014, quando entra definitivamente in vigore l’obbligo di sanzionare chi viola la legge.

Unicoop Firenze ha adottato i sacchetti in Mater-bi sin dall’inizio, anzi è stato il primo operatore della grande distribuzione italiana a sostituire gli shopper in plastica tradizionale. Recentemente ha adottato anche le buste e i guanti in bioplastica per il reparto ortofrutta in tutti i 104 punti vendita. Una scelta assai significativa perché in un anno si consumano 35 milioni di guanti e 113 milioni di sacchetti.

Anche in Gran Bretagna la catena The Co-operative ha adottato all’interno dei suoi 399 punti vendita i sacchi compostabili per la spesa. L’insieme di queste scelte ha favorito non solo migliori condizioni per l’ambiente, con una notevole riduzione di emissioni di CO2, ma anche lo sviluppo di economie locali. Gli oli vegetali usati per la produzione di Mater-bi derivano dai cardi coltivati in Sardegna, mentre la gran parte dei sacchetti in circolazione è prodotta dalla cooperativa Ipt di Scarperia, in provincia di Firenze.

Non dobbiamo meravigliarci però se in giro si vedono ancora buste in polietilene, perché la legge prevede la loro commercializzazione a patto che rispettino certe caratteristiche: devono essere così spesse da consentire un continuo riuso e una lunga vita e comunque devono contenere una percentuale di plastica riciclata, che varia dal 10 al 30% a seconda dell’uso.


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