Festeggiamenti in molte località toscane

Scritto da Valentina Vespi |    Gennaio 2018    |    Pag. 8

Sant’Antonio Abate, Pontormo, Galleria degli Uffizi

Sant’Antonio Abate, Pontormo, Galleria degli Uffizi

Tradizioni

La storia di Sant'Antonio abate, chiamato anche Sant'Antonio del Fuoco, comincia a Coma in Egitto nel 251 circa; il santo morirà poi ultracentenario nel gennaio del 357. Abate ed eremita, viene considerato il fondatore del monachesimo cristiano e il primo degli abati. Figlio di agricoltori cristiani, rimase orfano molto giovane e decise di lasciare i suoi beni ai poveri e di ritirarsi a vita solitaria nei deserti attorno alla sua città. Si racconta che si dedicò ad operare guarigioni e “liberazioni dal demonio”, e viene considerato il protettore degli animali domestici.

Raffigurato insieme ad un maiale con al collo una campanella, la Chiesa lo festeggia il 17 gennaio con la benedizione di animali e stalle. Questa tradizione non è legata direttamente al santo, ma nacque nel Medioevo in terra tedesca, dove ogni villaggio aveva un maiale da destinare all’ospedale dei monaci di Sant’Antonio. I maiali di proprietà degli Antoniani divennero nel tempo “sacri” perché servivano come cibo per i malati: chi avesse osato rubarne uno, avrebbe ricevuto la vendetta del santo, cioè malattie al posto di guarigioni. Una leggenda originaria del nord Italia racconta inoltre che la notte del 17 gennaio gli animali acquisiscono la facoltà di parlare: durante questo evento i contadini si tenevano lontani dalle stalle perché udire gli animali conversare era segno di cattivo auspicio.


L’incanto e i falò

Tante sono le feste dedicate al santo in tutta Italia, ma la benedizione degli animali è molto sentita particolarmente nell’Italia centrale, dove è ancora viva l’usanza popolare che vede gruppi di persone con fisarmoniche, chitarre e altri strumenti artigianali fare visita alle famiglie amiche, cantando lunghi stornelli dedicati alla storia dell’abate egiziano. In altri luoghi si festeggia il santo con un “incanto”: i fedeli si recano nella chiesa principale, dove vengono portati doni alimentari che il 17 gennaio sono venduti all’asta per raccogliere fondi per la parrocchia.

Una tradizione ancora più antica vedeva, oltre all’incanto, il “falò di Sant’Antonio” insieme alla benedizione per animali e mezzi agricoli. Ogni luogo d’Italia ha particolarità legate al santo, ci sono proverbi, modi di dire e nomi diversi con i quali viene chiamato per distinguerlo da Sant’Antonio da Padova.


Feste in Toscana

La Toscana festeggia il santo in diversi luoghi: famoso è il Palio di Buti , in provincia di Pisa, che si corre la domenica successiva al 17 gennaio. Consiste in una sfida fra cavalli condotti da fantini che rappresentano le sette contrade in cui è suddiviso il paese e si corre sulla strada principale della cittadina. Insieme al Palio di Siena e di Asti è uno dei più antichi d’Italia, infatti affonda le sue radici nel XVII secolo. È preceduto dalla celebrazione religiosa, dalla sfilata e dalla rievocazione storica sul sagrato della pieve. La trippa, il vino e i costumi storici, oltre ai cavalli, sono i protagonisti della giornata di festa, il tutto circondato non solo nei giorni prima, ma già nel corso dell’anno, da un’aura di segretezza che si dice porti fortuna alla contrada.

Altre città che festeggiano il santo protettore degli animali sono Poggio a Caiano e Montemurlo, in provincia di Prato. A Poggio a Caiano dal 1997 è stata riscoperta l’“Antica Fiera di Poggio a Caiano”, rievocazione dei costumi e delle tradizioni contadine. L’origine della fiera risale al 1709: il pittore Crespi la raffigurò in un’opera conservata oggi agli Uffizi e dall’inizio del ‘900 si svolge nel giorno dedicato al santo protettore, oltre che degli animali anche dei raccolti, che difende dalle tempeste e dagli incendi. Al santo sono dedicati i panini benedetti, tradizione antica che ancora oggi è sentita in tutta la provincia di Prato. La benedizione degli animali e del pane di Sant’Antonio da parte del parroco sono i momenti principali della domenica più vicina al 17 gennaio anche nella parrocchia di Oste, frazione del comune di Montemurlo. L’antica tradizione vede massaie e contadini preparare questo pane con gli ingredienti poveri della terra, come rosmarino e uvetta, e portarlo alla benedizione. Con il passare degli anni, gli animali da compagnia hanno sostituito quelli da fattoria.


www.paliodibuti.org

www.prolocopoggioacaiano.it

Video

Benedizione degli animali a San Pietro Da Tg5 del 17/01/17


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