La plastica pescata con le reti sarà destinata al riciclo invece di essere ributtata

Scritto da Sara Barbanera |    Marzo 2018    |    Pag. 5

Laureata in Scienze della comunicazione presso l'Università La Sapienza di Roma nel 2001, nel 2016 consegue la laurea in Sviluppo Economico e Cooperazione Internazionale presso l'Università degli studi di Firenze.

È giornalista dal 2001, dopo la collaborazione con la cronaca umbra del Messaggero e con altri periodici locali.

Dal 2004 lavora in Unicoop Firenze dove, per 5 anni, ha svolto attività in vari punti di vendita, con un percorso di formazione da addetta casse a capo reparto servizio al cliente. Dal 2009 al 2011 ha coordinato le sezioni soci Coop di Firenze.

Dal giugno 2011 è direttore responsabile dell'Informatore Unicoop Firenze, responsabile della trasmissione Informacoop e della comunicazione digitale presso gli spazi soci Coop.

Arcipelago toscano

L’accordo è fresco di firma e tutti sono pronti a fare la loro parte, per portare avanti i primi sei mesi di sperimentazione del progetto “Arcipelago pulito”. L’obiettivo è liberare questa bellissima riserva naturalistica, ricca zona di pesca da cui arriva anche il pesce in vendita sui banchi di Unicoop Firenze, dai tanti rifiuti in plastica. Proprio Regione Toscana, Unicoop Firenze, Legambiente, la cooperativa di trasporti Cft, l’Autorità portuale, l’azienda di raccolta di rifiuti Revet, la Capitaneria di porto e il Ministero dell’ambiente hanno costituito la prima squadra “anti-rifiuti” in mare e hanno siglato un protocollo d’intesa – appunto il primo in Italia – per dare gambe a un progetto sperimentale di sei mesi con cui le plastiche che finiscono nelle reti di raccolta possano essere depositate in porto, classificate e destinate al riciclaggio. È una piccola rivoluzione nel suo genere, perché l'attuale normativa definisce il rifiuto marino come “speciale”: ciò vieta ai pescatori di riportarlo in porto come un normale rifiuto, pena multe salate. Per questo diventa più semplice ributtarlo in mare.


Dal mare al porto

In questa fase sperimentale, nella quale è prevista anche la formazione degli equipaggi, nelle imbarcazioni sarà installato un contenitore, il cosiddetto “big bag”, dove saranno ammassati i rifiuti. Arrivati in porto, i rifiuti saranno portati in un’area precisa e analizzati dai tecnici delle aziende di smaltimento.

Il progetto riguarda l’area dove operano i pescatori coinvolti, nel Parco nazionale dell’Arcipelago toscano, considerato il parco marino più grande del Mediterraneo, fra le province di Livorno e di Grosseto. In questa zona la pesca, in particolare quella a strascico, rappresenta un’importante fonte di reddito e occupazione. Se tutto procede a dovere, il progetto avrà ricadute positive su tutta la collettività in termini di mare più pulito, con reti e pescato liberi dalle plastiche e dai rifiuti. Per l’attività di recupero della plastica, la cooperativa di pescatori riceverà un contributo da Unicoop Firenze. Infatti, in una catena virtuosa, il centesimo che soci e clienti per legge pagano per le bustine in Mater Bi dell’ortofrutta andrà a contribuire al progetto per rendere il mare più pulito.


I dati

Il progetto nasce per affrontare un problema di tutti gli oceani e i mari, compreso il nostro. Si stima che ogni anno nel mondo si producano 280 milioni di tonnellate di plastica, che raddoppieranno da qui al 2050. Molti di questi rifiuti finiscono in mare. La questione della presenza di rifiuti solidi in ambiente marino riguarda ancor più il mar Mediterraneo, particolarmente a rischio perché mare “chiuso”: si stima che siano almeno 250 miliardi i frammenti di plastica sparsi per tutto il Mare nostrum e alcuni studi hanno rilevato che il 95% dei rifiuti galleggianti nel mar Tirreno sono di plastica. Di questi, circa il 41% è costituito da buste e frammenti vari. In questa situazione il ruolo che possono rivestire i pescatori nella loro attività ittica è un primo, incoraggiante segnale di cambio di rotta.



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