Ricercatori di Pisa hanno studiato le reazioni cellulari negli astronauti

Scritto da Andrea Marchetti |    Febbraio 2013    |    Pag. 45

Dopo gli studi giuridici, si è occupato di ambiente ed energie rinnovabili: scrive per www.greenme.it, www.greenews.info e per alcune riviste del Gruppo Tecniche Nuove S.p.A. Collabora, inoltre, con la redazione di Pontedera (Pisa) de La Nazione e, dal 2010, con l'Informatore. Ha frequentato il Master in "Scrittura e Storytelling" della Scuola Holden di Alessandro Baricco e oltre a scrivere per i giornali si cimenta come sceneggiatore per cinema e fumetti.      

Guardare le cose dall'alto, si dice, aiuta a comprenderle meglio. Così i ricercatori della Scuola superiore Sant'Anna di Pisa, prendendo alla lettera questa massima, per fare le loro ricerche su alcune malattie legate all'invecchiamento, sono andati a guardare cosa succede molto in alto, sopra le nostre teste, addirittura nello spazio.

I ricercatori, infatti, hanno studiato i dati legati alle missioni spaziali, in particolare quelli sull'incidenza e lo sviluppo di alcune malattie negli astronauti.

Hanno scoperto che, nelle navicelle spaziali, in un ambiente in assenza di gravità, gli effetti dell'invecchiamento cellulare sono accelerati.  

Ivana Barravecchia, allieva perfezionanda dell'Istituto di scienze della vita della Scuola Sant'Anna di Pisa, ha ottenuto un prestigioso riconoscimento, lo "Young Investigator Award", assegnatole a Brindisi dall'Italian Society for Space Biomiedicine and Biotechnology.

Barravecchia, infatti, allieva del corso di perfezionamento in Strategie innovative in biomedicina, è autrice di uno studio, intitolato Effects of Space flight on endothelial function, nel quale si evidenzia proprio il legame tra l'assenza di gravità e l'invecchiamento accelerato delle cellule, in particolare di quelle sanguigne.

Il lavoro di Barravecchia è stato selezionato dalla European Space Agency  ed è stato diretto da Debora Angeloni, ricercatrice del Laboratorio di scienze mediche dell'Istituto di scienze della vita della Scuola superiore Sant'Anna di Pisa.

Con questa ricerca il team di ricercatori ha preso in esame gli effetti del volo spaziale sulle cellule dette "endoteliali", cioè le cellule che rivestono i vasi sanguigni. Gli studi hanno confermato con evidenza che i danni alla salute causati dall'assenza di gravità riproducono, in maniera accelerata, i danni provocati dalle patologie degenerative e dell'invecchiamento riscontrate sulla Terra, in condizioni normali.

«Caratterizzare e riconoscere tali danni nel loro percorso di evoluzione - spiega Debora Angeloni - potrebbe portare benefici non soltanto per gli equipaggi aerospaziali, soprattutto per quelli destinati a missioni di lunga durata, ma anche per i comuni cittadini aggrediti da patologie degenerative e dell'invecchiamento, sempre più frequenti coll'aumentare della vita media.

Quindi - conclude Angeloni - lo studio del danno biologico associato al volo spaziale rappresenta una possibilità importante, fino a pochi anni fa persino impensabile, per aumentare la nostra conoscenza di patologie comuni, così da creare nuovi strumenti di cura e prevenzione, sempre più efficaci».

È proprio il caso di dire, dunque, che avere la testa tra le nuvole, o meglio, oltre le nuvole, può davvero essere un bene per tutti.  

Nella foto Ivana Barravecchia (a sinistra) e Debora Angeloni (a destra)


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