Abbiamo chiesto all’esperto le cause dei tragici episodi di aggressione da parte dei cani

Scritto da Silvia Amodio |    Febbraio 2018    |    Pag. 39

Giornalista e fotografa Milanese, laureata in filosofia con una tesi svolta alle isole Hawaii sulle competenze linguistiche dei delfini. Ha collaborato come giornalista free-lance con settimanali e mensili (Famiglia Cristiana, Airone, D la Repubblica delle Donne, l'Espresso, Mondo Sommerso, New Age), scrivendo sempre di animali e accompagnando gli articoli con le sue foto. Ha lavorato anche all'enciclopedia sul gatto della De Agostini. Negli ultimi tempi la fotografia d'autore è divenuta la sua occupazione principale.

Angelo Vaira

Foto A. Martinelli

Animali

Facciamo un po’ di chiarezza su un rapporto che ha una lunga storia, quella tra il cane e l’essere umano. Nonostante si tratti senza dubbio di un rapporto di amore e di amicizia, non sono rari gli episodi di morsicatura da parte dei cani. Angelo Vaira, educatore cinofilo e studioso, è un punto di riferimento per chi si occupa di comportamento animale. Direttore della scuola ThinkDog, che segue l’approccio cognitivo zooantropologico, è anche autore di libri di successo e di numerose trasmissioni televisive e radiofoniche.

Se da un lato riconosciamo agli animali d’affezione un ruolo importante, tanto da essere considerati a tutti gli effetti parte della famiglia, dall’altra, forse, questa relazione nel tempo ha perso una “naturalità” che stabiliva regole e confini più definiti. «Nel caso di morsi a danni di bambini – ci spiega l’educatore - le dinamiche sono spesso le stesse: solitamente il cane non è di famiglia, ma di un amico, un parente, un vicino, e l’incidente avviene in assenza di un adulto. Un bambino non va mai lasciato incustodito con un cane di grossa taglia, anche se l’animale è di famiglia ed è abituato a riconoscere i segnali e le movenze del bambino, che non vede come minaccia, ma come comportamenti normali. Questa precauzione deve essere adottata sempre, vale infatti la regola delle tre “S”: supervisione, supervisione, supervisione. La prima cosa da capire, spesso sottovalutata, è che le razze di cani non portano solo differenze estetiche, ma anche comportamentali: ci sono razze tolleranti al contatto fisico, che sopportano la presenza dei bambini, altre meno».

Ci sono razze che stanno bene in casa, più “pigre”, pensiamo al bulldog inglese, per esempio, altre che hanno bisogno di molto movimento. «In alcuni comportamenti, che secondo i nostri parametri sono sbagliati, non c’è una predeterminazione - prosegue Vaira - ma una predisposizione. L’atteggiamento del cane è il frutto di due cose: l’esperienza che fa, di cui il proprietario è molto responsabile, ma anche dei suoi geni. Non è vero che è sempre “colpa” del padrone quando qualcosa va storto. Se pensate di adottare un cane fatelo con buon senso, non sceglietelo perché vi piace il suo aspetto, e se la convivenza crea qualche problema, rivolgetevi a un esperto che vi possa aiutare a trovare un equilibrio. I meticci sono un’ottima scelta, soprattutto se al canile dove ci si rivolge ci sono figure esperte in grado di comprendere le attitudini del cane e “abbinarle” allo stile di vita della famiglia».

Angelo Vaira lavora in questo settore da vent’anni e ci fa notare che negli ultimi tempi molte cose sono cambiate in maniera esponenziale. «Abbiamo finalmente preso coscienza che gli animali sono creature senzienti dotate di sentimenti. Quando decidiamo di prendere un cane, la prima cosa non è chiedersi cosa può fare lui per noi, ma che cosa possiamo fare noi per lui e insieme a lui. Il primo obiettivo, secondo un approccio relazionale-cognitivo, è quello di creare un dialogo tra due specie diverse. L’incontro tra due intelligenze apre opportunità incredibili, il cane ci allena a relazionarci con il diverso, oltre a dispensare amore incondizionato accettandoci per come siamo: grassi, magri, ricchi, poveri. Il confronto con gli animali è una palestra di vita e un’opportunità di crescita per l’essere umano. Quando capiremo che siamo tutti parte di un sistema e che la questione animale è centrale nella nostra vita, l’intera, la società ne beneficerà».


www.thinkdog.it


L’intervistato

Angelo Vaira

educatore cinofilo



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