Una città vitale che ha ritrovato il suo centro storico

Scritto da Giulia Caruso |    Marzo 2004    |    Pag.

Giornalista Si è formata professionalmente come collaboratrice stabile della cronaca toscana de l'Unità, redazione cultura e spettacoli, dal '90 al '97, per la quale si è occupata di musica - in prevalenza rock - moda, costume e cinema. Attualmente collabora con il Corriere di Firenze per il quale è corrispondente per la cronaca locale da Empoli, e per il mensile Rockstar. Esperta di linguaggi e culture giovanili, di viaggi e turismo, è inoltre appassionata di enogastronomia.

Prima dei greci 2
Cosenza vecchia
ci accoglie con il suo groviglio di vie e vicoli e ci incanta con antiche botteghe rimesse a nuovo. Memorie di antiche dominazioni, un miscuglio di etnie che ne hanno plasmato l'essenza nel corso dei secoli.

Arriviamo in Piazza Campanella e attraversiamo il Ponte Martire sul Crati, che separa il cuore pulsante della città nuova dal cuore antico della città vecchia, che dalla riva sinistra si arrampica fino al colle Pancrazio, dominante la città con l'austera mole del Castello Svevo-Normanno.
Percorriamo Corso Bernardino Telesio che ci conduce direttamente nel nucleo della città vecchia, dove appare all'improvviso la sagoma cupa e allo stesso tempo armoniosa del Duomo, restituito al suo antico splendore da recenti restauri. Alla fine, eccoci in cima al Colle, dove il Castello Normanno dispiega la grigia maestosità dei suoi bastioni.

Prima dei greci
Ma non solo di antiche memorie
pulsa il cuore di Cosenza vecchia. Tra palazzi e viuzze, tra piccole gallerie d'arte e negozietti di 'body art' si muove un popolo giovane - soprattutto studenti della vicina Università della Calabria - che di giorno gira tra gli 'internet cafè' e la notte si trova nei pub, tra le mura del vecchio mercato e nella Casa delle Culture, e che ha scelto la città vecchia come stimolante punto di riferimento.

Il Duomo, una delle più belle chiese dell'Italia meridionale, fu edificato tra il 1184 e il 1222. La facciata, sobrio e lineare esempio di gotico italico, presenta quattro pilastri che delimitano i due portali di destra e sinistra, sormontati da due rosoni laterali e un rosone centrale che domina la facciata sopra il portale principale.
La cappella è dedicata alla Madonna del Pilerio, protettrice della città che, come tramandato dalla tradizione, salvò dalla pestilenza del 1602.
Il Santuario custodisce anche la tomba di Isabella D'Aragona, che morì nel 1271 per le conseguenze di una caduta nel fiume Savuto mentre attraversava la Calabria , di ritorno da un viaggio in Oriente.

Un castello da leggenda

Il primo nucleo del castello svevo-normanno fu una torre di avvistamento e risale addirittura all'epoca dei Bruzi, l'antica popolazione calabra le cui notizie risalgono al IV secolo a.C. e che fece di Consentia la sua capitale.
Ma fu durante la dominazione normanna che fu edificato il castello vero e proprio, come lo si può ammirare ancora oggi. Successivamente, durante il regno di Federico II di Svevia, furono aggiunte due torri ottagonali, di cui solo una è rimasta intatta.
Lo stile severo e cupo del castello è dovuto al fatto che è stato costruito soprattutto con funzioni difensive. Il castello venne anche usato come residenza da sovrani aragonesi e angioini.
Nel Settecento ospitò il Seminario arcivescovile, e nell'Ottocento, durante la dominazione borbonica, fu adibito a caserma. Restaurato più volte in maniera poco appropriata, offre oggi alla vista dei visitatori il bel 'Corridoio dei Fiordalisi' di epoca angioina, la grande Sala del ricevimento e la Sala delle Armi.
LOCRI
La città delle donne

Le donne della Locri greca, stanche dei loro mariti in guerra, partorirono figli con gli uomini rimasti, gli schiavi. Al loro ritorno i guerrieri le ripudiarono e loro, partite dalla madre patria, fondarono Locri, ora a metà strada fra Reggio e Catanzaro, sulla costa ionica. Tutte le famiglie locresi, quindi, avevano come capostipite una donna, e l'eredità e i nomi si trasmettevano per via femminile.