L’eccessiva esposizione al sole favorisce la formazione anche in giovane età

Scritto da Alma Valente |    Luglio-Agosto 2017    |    Pag. 44, 45

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

ombrellone in spiaggia Salute

La comparsa di macchie scure sulla pelle dipenderà dall’età o dalla troppa esposizione al sole? Sono indubbiamente manifestazioni fastidiose dal punto di vista estetico e la richiesta di eliminarle, insieme a quella di ringiovanire, è sempre più frequente ed insistente. Da non molto tempo il mercato offre nuove possibilità terapeutiche anche “fai da te”, come alcune bombolette che emettono una sostanza gassosa congelante che dovrebbe eliminare le macchie cutanee, in particolare quelle delle mani o del décolleté. Di cosa si tratta e quali rischi si possono correre? Per capire meglio abbiamo rivolto alcune domande al professor Giuliano Zuccati, dermatologo, docente della Scuola di specializzazione di dermatologia e venereologia, a Firenze.


Da cosa è determinato il colore della pelle?

«Il colore della cute normale è dato da una miscela di quattro pigmenti che corrispondono al blu, al rosso, al giallo e al marrone, ma a determinare il colore della pelle è la quantità totale di melanina, responsabile del colorito marrone. La quantità di questo pigmento caratterizza il così detto fototipo cutaneoche ha sei gradazioni, dalla pelle più chiara a quella più scura».


Perché possono formarsi delle macchie sulla pelle?

«L’aumento di melanina nell’epidermide può determinare questo problema, che può essere diffuso o localizzato. All’interno delle forme localizzate possono esserci varie condizioni cliniche, quali ad esempio le lentiggini o i nei, ma l’aumento della pigmentazione è principalmente indotta dall’esposizione ai raggi ultravioletti del sole. Le macchie cutanee, quelle che hanno soprattutto valenza estetica e che molte persone di entrambi i sessi si vogliono togliere, sono spesso il risultato di un’eccessiva e prolungata esposizione ai raggi solari. Il nome medico è lentigo solare e rientra fra le conseguenze del fotoinvecchiamento».


Come appare la lesione? Qual è la prevalenza nelle varie età?

«La lentigo solare è una macchia più o meno bruna, circoscritta e rotondeggiante, del diametro da 3 millimetri a 2-3 centimetri e anche più, spesso multipla. Insorge nelle aree più esposte alla luce, come la fronte, le guance, il naso, il dorso delle mani, gli avambracci, la parte superiore del dorso e del torace. Colpisce il 90% della popolazione caucasica di età superiore ai 60 anni, anche se è stata osservata pure nella popolazione asiatica. Insorge dopo i 40 anni e l’incidenza aumenta con l’aumentare dell’età, anche se, nei climi più soleggiati, può manifestarsi già intorno ai 30 anni. Colpisce entrambi i sessi in egual misura. Il fototipo preferito è quello delle pelli chiare che sono collocate nei primi tre livelli della scala di colore».


Qual è l’importanza clinica del fotoinvecchiamento?

«È direttamente correlato alla possibilità di insorgenza di tumori cutanei come espressione del danno delle cellule da parte dei raggi ultravioletti; ciò porta da una parte a modificazioni del Dna che sono causa della trasformazione maligna e dall’altra a una riduzione della capacità dell’organismo di riconoscere e rimuovere le cellule maligne, facilitando così la comparsa di tumori come il carcinoma a cellule basali o quello a cellule spinose».


Quali sono i rischi dell’uso di queste bombolette che vengono tanto pubblicizzate?

«Ad esempio considerare come macchie banali, tipo la lentigo solare/senile, manifestazioni che banali non sono. Fra queste, le efelidi, le verruche seborroiche, ma soprattutto i nei acquisiti o congeniti, vari tipi di carcinomi e melanomi. Il profano potrebbe identificare queste manifestazioni come macchie banali, e trattarle col sistema “fai da te con conseguenze che potrebbero rivelarsi anche drammatiche».


Esistono dei metodi per prevenire la comparsa di queste macchie?

«Consistono principalmente nel corretto uso di protezioni solari, meglio se di grado elevato - fattore di protezione 50+ - e capaci di riparare il danno della pelle, oltre alla scelta delle ore di esposizione, cercando di evitare quelle centrali della giornata. Occorre poi eseguire un’attenta valutazione delle proprie macchie cutanee. Definire le lesioni pigmentate della pelle semplicemente come macchie cutanee è molto riduttivo. Si rischia di sottovalutare manifestazioni potenzialmente gravi. Prima di fare qualsiasi trattamento, anche se apparentemente banale, è bene sottoporsi a una visita dermatologica che possa chiarire la natura di quello che vorremmo togliere per motivi solo estetici, al fine di evitare errori che si potrebbero rivelare incorreggibili».


Qual è la corretta terapia della lentigo solare/senile?

«Il trattamento più efficace è sia quello con peeling, soprattutto alla resorcina o all’acido tricloroacetico, sia con l’ausilio dei laser più moderni (quello a CO2 frazionale ablativo o il Nd:Yag a doppia lunghezza d’onda). Esistono poi trattamenti cosmetologicicon l’utilizzo di depigmentanti o con dell’acido retinoico, ma sono spesso di scarsa efficacia».


L'intervistato

Giuliano Zuccati

dermatologo, docente della Scuola di specializzazione di dermatologia e venereologia, Firenze


Sangue

Donare d’estate

L’appello è rivolto in particolare alle nuove generazioni: «Visto l’invecchiamento generale della popolazione, occorrerebbe che, raggiunta la maggiore età, i più giovani si facessero carico di un gesto di solidarietà e di cittadinanza attiva, come donare il sangue». Anche, e soprattutto, d’estate. Adelmo Agnolucci, presidente di Avis Toscana, sottolinea la necessità di nuovi donatori, anche perché i dati del 2017, se nel primo trimestre avevano registrato un leggero incremento rispetto all’anno precedente, già nel periodo aprile-giugno raccontano di un calo delle donazioni dello 0,6%. Un dato che desta preoccupazione perché l’estate è un periodo generalmente poco favorevole alla raccolta di sangue; da qui la necessità di nuovi donatori, da ricercare fra i giovani, ma anche fra gli immigrati. Le comunità di stranieri residenti in Toscana, da quelle dell’Europa orientale alla senegalese alla cinese, peraltro stanno rispondendo positivamente, perché nell’ultimo anno c’è stato un incremento fra i donatori non italiani, che corrisponde al 4% di tutti i soci donatori dell’Avis.



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