Il punto di uno studio dell’Università di Siena

Scritto da Cecilia Morandi |    Giugno 2018    |    Pag. 5

Da bambina voleva fare la giornalista, dopo la laurea in lettere a indirizzo storico, il sogno si avvera.

Giornalista professionista, spazia dalla televisione alla carta stampata, dalla produzione di documentari alla cura editoriale.

Collabora con emittenti locali (Rtv38) e nazionali (Tmc2-Videomusic, Raiuno, La7), occupandosi per programmi televisivi di argomenti vari, dall'attualità alla moda, dai viaggi all'alimentazione.

Docente a contratto dell'Università di Firenze, dall'anno accademico 2012-13 insegna agli studenti del Laboratorio di televisione e media digitali del corso di laurea magistrale in Teorie della comunicazione.

Ecologia

Si sente spesso parlare delle isole di plastica negli oceani, ma in realtà non sono così lontane come possiamo pensare. Anche nel mar Tirreno non mancano fenomeni simili. Per fortuna temporanei, ma non per questo da sottovalutare. E infatti sono al centro di uno studio del gruppo di ricercatori capitanati dalla professoressa Maria Cristina Fossi, dell’Università di Siena, che da anni porta avanti il progetto internazionale “Plastic buster” (dall’inglese “cattura plastiche”). «Nel mar Tirreno i livelli di contaminazione di microplastiche e marine litter (rifiuti galleggianti) in generale sono in linea con i valori riscontrati in altre aree del Mediterraneo. Risultano presenti però varie zone di convergenza (non permanenti) con alti livelli di concentrazione anche in mare aperto». Il perché lo spiega Tommaso Campani, ricercatore: «La circolazione delle plastiche nel mar Mediterraneo è globale, essendo un mare chiuso, tutte le acque che circolano non hanno un grande ricambio. Inoltre le coste sono densamente popolate. Le correnti e le maree fanno sì che in certi periodi dell’anno ci sia un maggior accumulo in alcune zone. Nel mar Tirreno per le caratteristiche geomorfologiche – grandi profondità e lunghi canyon – si creano delle correnti che convogliano le plastiche nello stesso punto».

 

Balenottere, tartarughe&co

Oltre a una questione estetica – non sono certamente isole belle da vedere –, la plastica è dannosa per la sopravvivenza di alcune specie marine. «Abbiamo riscontrato una presenza massiccia di microplastiche nel mar Tirreno e soprattutto nella zona del Santuario dei cetacei (fra Toscana, Liguria e Corsica) dove grandi mammiferi, come la balenottera comune, vanno a foraggiarsi - prosegue Campani -. Filtrando grandi quantità di acqua, ingeriscono anche moltissime microplastiche. La sfida adesso è capire quali effetti causano negli organismi». Non solo i grandi mammiferi marini sono a rischio, ma persino i pesci alla base della catena alimentare, che nutrendosi di piante marine e plancton ingeriscono anche piccoli pezzi di plastica. Le microplastiche passano nello stomaco, a volte vengono espulse, altre volte no. «È un rischio perché la plastica, riempiendo lo stomaco, dà un senso di sazietà - spiega Campani -. È quanto accade alle tartarughe marine che, se non riescono a liberarsi dalle plastiche che permangono all’interno dell’intestino e dello stomaco, tendono a mangiare meno, perdono le forze e poi si ammalano e muoiono». Ma quali sono i rischi per la salute umana? «Stando ai dati della Fao del 2017, non esistono al momento informazioni scientificamente comprovate sul trasferimento delle microplastiche nella catena trofica umana», aggiunge Maria Cristina Fossi. Quindi niente allarmismi, ma non per questo dobbiamo abbassare la guardia. Il progetto “Plastic buster” prosegue con l’obiettivo di monitorare, mitigare e ridurre l’impatto del marine litter in tutto il Mediterraneo e soprattutto di creare delle linee guida che orientino le scelte politiche dei Paesi coinvolti.

Puliamo mare e spiagge

Intanto ben vengano le iniziative virtuose come quella, fra gli altri, di Unicoop Firenze, Regione Toscana, Legambiente e alcuni pescatori di Livorno che in via sperimentale autorizza questi ultimi a riportare in porto le plastiche raccolte dalle reti durante la pesca, senza che siano considerati rifiuti speciali. Le plastiche, stoccate e selezionate, sono poi avviate al riciclo o allo smaltimento. O ancora, iniziative come la giornata – il 30 maggio – dedicata alla pulizia della spiaggia di Marina di Vecchiano, organizzata da Unicoop Firenze, insieme a Legambiente e Comune di Vecchiano. Ma, ci domandiamo, vale ancora la pena mangiare pesce? La risposta degli studiosi di Siena è sì, magari orientandoci verso il pesce azzurro, per una questione di sostenibilità ambientale ma anche perché sano e più ricco di omega 3.

 

Gli intervistati

Maria Cristina Fossi, professore ordinario di Ecologia, Università di Siena

Tommaso Campani, assegnista di ricerca, Università di Siena

 

 

Video

Plastiche nel Mar Tirreno


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