L’origine e il significato di 140 modi di dire tipici toscani nell’ultimo libro di Franco Ciarleglio

Scritto da Francesco Giannoni |    Settembre 2015    |    Pag.

Fiorentino da una vita, anche se con sangue maremmano e lombardo, laureato in lettere, è sposato con due figli. Si occupa di editoria dal 1991, prima come dipendente di una nota casa editrice della sua città, ora come fotografo e articolista free-lance. Collabora a riviste quali Informatore, Toscana Oggi, Calabria7, e a importanti case editrici.

Franco Ciarleglio Adagi con brio ed. Sarnus, 2015

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Ci sono espressioni talmente usuali e diffuse che magari non ci viene neanche l’uzzolo di capirne significato e origine; e sì che molte sono curiose e divertenti. In questo ci aiuta, in modo chiaro e coinvolgente ma anche scientifico, Adagi con brio,“logico e inevitabile séguito di Adagi ma non troppo”. Edito da Sarnus, è l’ultima fatica di uno scrittore da tempo giustamente popolare, Franco Ciarleglio, toscano di Sovigliana, autore di libri quali Lo struscio fiorentino, Lo struscio toscano, Il canto dei Bischeri, lavori in cui si rivela appassionato e attento divulgatore della storia minore di Firenze e della Toscana.

Diamo qualche esempio di “Adagi con brio”. Ogni giorno, forse anche due volte al dì, ‘facciamo la scarpetta’: strofinando il boccon di pane sul fondo del piatto, può venire in mente la scarpa che striscia per terra e raccoglie di tutto. Secondo l’Autore, “questo deve essere stato il nesso logico che ha spinto, in tempi remoti, i contadini toscani a concepire questo originale modo di dire”.

L’incalzante invito a ‘darsi una mossa’ si riallaccia al palio e alle sue partenze: le più veloci propiziano la vittoria.

Franco Ciarleglio

Ecco spiegato il misterioso stare ‘a bucopillonzi’: secondo la tradizione, a Vinci furono costruiti dei lavatoi, i ‘pilloni’ (poi storpiato in ‘pillonzi’), riempiti d’acqua per metà; “le popolane che si recavano a fare il bucato erano obbligate ad appoggiarsi al bordo dei lavatoi e a chinarsi a novanta gradi verso l’interno per poter raggiungere più facilmente il livello dell’acqua. In questa posizione le donne ostentavano involontariamente i loro sederi che per di più dimenavano mentre strofinavano il sapone e risciacquavano i panni”.

Quando piove, immancabilmente il governo è ladro. Forse perché il granduca di Toscana “aveva messo una tassa sul mangime per gli animali e ogni giorno, nei mercati del bestiame, si ripeteva l’operazione per calcolare l’imposta da pagare sulla base del peso del foraggio”. Quando pioveva, “la merce si inzuppava e si appesantiva [...], aumentando così la gabella da pagare al momento della pesatura”. Allora gli infuriati venditori e acquirenti, senza il minimo ritegno gridavano ‘piove, governo ladro’.

Adagi con brio è uno scoppiettante inventario di 140 aforismi, curiosità, proverbi, modi di dire, alcuni vivissimi e popolari (e magari passati alla lingua nazionale), altri più desueti, ma da conoscere, perché fanno parte della cultura e vita quotidiana del popolo toscano; e solo scrivendoli e stampandone un libro, è possibile preservarli dall’oblio in cui sarebbe ingiusto e sbagliato farli cadere. Anche perché, come scrive nell’introduzione Miriam Serni Casalini, ricordarli “non è Accademia, ma Memoria, un segno di appartenenza a un passato di saggezza popolare semplice e pur ricco di gustosi frutti”.

Il volume è arricchito dalle illustrazioni di Cesare Serni, semplici e incisive.

Franco Ciarleglio,Adagi con brio, ed. Sarnus, 2015, è in vendita in tutta la rete nel mese di settembre; prezzo di copertina 10 euro; per tutti sconto del 15% 8,50; per i soci 300 punti in premio.