L'esperienza e la passione di chi ha girato il mondo in bici e di chi si batte per la diffusione della pedalata

Scritto da Bruno Santini |    Settembre 2010    |    Pag.

Attore e giornalista. Attore teatrale (con esperienze al fianco di S. Randone, E. M. Salerno, A. Asti...), cinematografico (in film di Pieraccioni, Monicelli, Panariello, Vanzina...) e televisivo (in fiction come 'La squadra', 'Carabinieri 2", "Vivere", "Questa casa non è un albergo"...). Giornalista dal 1990, è anche speaker ed autore radiofonico. E' il conduttore del programma televisivo "InformaCoop".

All'appuntamento per l'intervista ci arriva in bicicletta. Del resto lui è Marco Banchelli "ciclista per caso" più volte autore del giro del mondo sui pedali, definito "Messaggero di pace" per il suo impegno per la diffusione di una cultura di non violenza e divenuto nel 1998 "portabandiera" dell'Unione Europea.

«La prima bicicletta me la regalò mio nonno Luigi, grande tifoso di Bartali. Me la fece trovare sotto l'albero di Natale. Avevo cinque anni e ricordo ancora l'odore di plastica delle manopole con tanto di colorati ciondoli e quello altrettanto forte delle gomme. Da adolescente i miei genitori non mi vollero mai comprare il ‘Ciao' e quindi...»

«È incredibile però - aggiunge riflettendo - io che ho compiuto tante imprese estreme con la bicicletta, non ne ho mai comprata una».

 

La cultura della bicicletta

Ho il sospetto, faccio notare, che la vera impresa la compiano proprio coloro che affrontano in bicicletta le strade cittadine...

«Sì è vero! - sorride - ma io dico che prima di fare le piste ciclabili bisognerebbe fare i "cervelli ciclabili" ossia lavorare su quella che è la cultura della bicicletta. Parafrasando lo slogan "La Coop sei tu" si potrebbe dire "il ciclista sei tu". Io non credo nella maleducazione degli automobilisti ai danni dei ciclisti; non la vedo! Arrivo a dire che molto spesso i più indisciplinati, i più "incattiviti", sono proprio quelli che viaggiano su due ruote perché si sentono penalizzati ed incompresi e questo dà loro un pretesto e un alibi per il loro comportamento».

«È un processo lungo e difficile!... e per prima cosa è necessario intervenire sui bambini - insiste il sestese Banchelli che, seduto al tavolino di un bar, dà già segni di astinenza da pedalata - sulle loro consuetudini. Io per esempio istituirei il divieto di portare i figli a scuola usando la macchina».

Certo forse questo potrebbe essere stimolante se le condizioni di sicurezza sulle nostre strade fossero quanto meno accettabili.

«Non c'è dubbio - risponde Banchelli - io, per esempio, non ho mai avuto paura del traffico perché, quando guido, mi sento parte della  giungla; ma da quando mia figlia piccola è scesa in strada inforcando la sua biciclettina, vedo le cose con un'ottica diversa: il mio rapporto con il traffico cittadino è cambiato moltissimo».

«Certo - prosegue come un fiume in piena Banchelli - le piste ciclabili sono importantissime, ma il più delle volte forniscono alibi a tanti potenziali ciclisti: "dalle mie parti non c'è una pista ciclabile - dicono - ecco perché non vado in bicicletta"!
Bisognerebbe lavorare alla realizzazione della cultura della bicicletta. In un mondo che si dice disposto ad agevolare questo progetto, quasi nessuno fa niente a tal proposito: per esempio perché gli autobus non sono forniti di portabiciclette?».

Un ciclista, il nostro, che non si è fatto mancare nessuna esperienza, visto che ha pedalato addirittura sull'acqua del lago più alto del mondo, sull'Himalaya.
«Un'esperienza emozionante ripresa poi dal mio amico Patrizio Roversi con il quale ho preso parte a numerose iniziative televisive».

Il viaggio più pericoloso qual è stato?
«Senza dubbio quello, sempre da "ciclonauta", quando percorrendo l'Arno sono arrivato a Castiglioncello partendo dal Ponte Vecchio. Un percorso difficile durato tre giorni a un'andatura di 10 Km/h ma che mi ha permesso di vedere, dalla posizione in cui mi trovavo, scorci inusuali e bellissimi».


Bici uguale salute

E sempre a proposito della tutela del ciclista sulle strade cittadine ascoltiamo anche l'opinione di Carla Lucatti, presidente dell'Associazione Città Ciclabile di Firenze (di cui Marco Banchelli è socio onorario e testimonial delle tante campagne).

«Con 200.000 auto, altrettanti motorini e tutto il resto, è vitale dare maggior sicurezza ai circa 30.000 ciclisti attuali e ai tantissimi altri potenziali. Per inciso sono proprio questi "eroici" ciclisti cittadini che impediscono la paralisi perenne del traffico, inevitabile se anche loro si muovessero a motore. E che rendono un po' meno drammatica la situazione dell'inquinamento atmosferico ed acustico, già ampiamente oltre i limiti di legge, con le pesanti conseguenze sulla salute di tutti, in primis dei nostri bambini. Più sicurezza significa piste e percorsi ciclabili lungo le direttrici principali, abbassamento del limite di velocità a 30 Km/h con installazione diffusa di dissuasori di velocità nelle altre zone, e anche tante rastrelliere, con relativa regolamentazione per evitare che siano occupate dai rottami. Una diminuzione della velocità renderebbe anche meno gravi gli esiti degli incidenti, con l'immenso dolore che spesso ne consegue».

Qual è il ruolo delle associazioni come quella che lei presiede?

«Da un lato sensibilizzare i cittadini su una mobilità più naturale, rispettosa della loro salute e della salvaguardia del nostro patrimonio monumentale, anch'esso minacciato dal traffico; dall'altro lato stimolare l'amministrazione comunale affinché crei le condizioni di base per rendere sicura questa mobilità naturale».

Cosa rappresentano iniziative come "Firenze si gira"?

«Dopo la nostra campagna primaverile "Bambini: W la bici!" per la quale abbiamo avuto l'appoggio delle Sezioni Soci Coop di Firenze, questo è un altro importante momento di sensibilizzazione per ricordare come il nostro corpo abbia bisogno di muoversi; se sta fermo si ammala, e muoversi in bici o a piedi è la maniera più semplice, naturale ed economica. Sul nostro sito www.firenzecittaciclabile.org si può trovare la pubblicazione "Bici è salute!" con altre informazioni al riguardo».


Gli intervistati

  • Marco Banchelli (fotografie di Bruno Santini).
  • Carla Lucatti, presidente Associazione Città Ciclabile di Firenze.

 


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