Il problema dei pidocchi. Come comportarsi

Scritto da Olivia Bongianni |    Settembre 2015    |    Pag.

Laureata in scienze della comunicazione con una tesi su "Il cuore si scioglie", è giornalista professionista.

Si è occupata di organizzazione di eventi e ha collaborato con alcuni uffici stampa. Ha scritto articoli per l'Unità.

Collabora con un'agenzia di comunicazione e ha scritto per la rivista "aut&aut" su tematiche relative all'innovazione nella Pubblica amministrazione.

È appassionata di lettura, cinema, calcio.

Foto di F.Giannoni

Pediculosi

Tanto piccoli (1-2 millimetri), quanto indesiderati: sono i pidocchi ( Pediculus humanus capitis ) , minuscoli insetti grigio-biancastri senza ali, che con il loro corpo appiattito e le zampette uncinate sono in grado di attaccarsi saldamente ai capelli, in particolar modo a quelli dei bambini che fanno vita di comunità.

Ma come si comportano questi fastidiosi parassiti? È la femmina a deporre le uova (dette lendini) alla base del capello, scegliendo come punti “preferiti” il retro delle orecchie e la nuca. I pidocchi pungono il cuoio capelluto e succhiano il sangue, loro unico nutrimento, provocando irritazione e prurito. Sono in grado di muoversi piuttosto velocemente da una testa all’altra, sia in maniera diretta che attraverso lo scambio di effetti personali come cappelli, pettini, cuscini etc. Per fortuna però, una volta allontanati dal capo, non sono in grado di sopravvivere a lungo in un ambiente a loro sfavorevole.

Contrariamente ai pregiudizi tuttora diffusi, la pediculosi non è segno di scarsa igiene. E le bambine, con il loro modo di giocare più ravvicinato rispetto ai maschi, sarebbero più esposte.

Non c’è un trattamento preventivo contro l’infestazione, ci sono però una serie di comportamenti virtuosi che si possono (e devono) adottare fin dal ritorno sui banchi. Per esempio sarebbe bene evitare di scambiarsi indumenti e accessori di uso personale come passate, spazzole, fermagli e così via e riporre sciarpe e cappelli dentro le tasche o nelle maniche dei cappotti. È consigliabile anche tenere i capelli raccolti.

L’intervistata: Maria Grazia Santini, direttore U.O. Igiene e sanità pubblica dell’Azienda sanitaria di Firenze

Fondamentale in un’ottica di prevenzione è senza dubbio il ruolo della famiglia: «occorre un controllo costante e accurato della testa dei bambini, fin dal primo giorno di scuola e senza mai abbassare la guardia», spiega Maria Grazia Santini, direttore dell’Unità operativa Igiene e sanità pubblica dell’Azienda sanitaria di Firenze, che ogni anno emana un’informativa alle scuole sul tema. L’opera di educazione sanitaria viene svolta dagli assistenti sanitari dei servizi della Asl attraverso colloqui diretti e  attraverso anche incontri con le famiglie a scuola.

Sicuramente può accadere che alcuni genitori si trovino in difficoltà a riconoscere parassiti mai visti prima. «Per questo – prosegue Santini – all’interno delle scuole sarebbe importante si creassero dei gruppi di “auto aiuto” composti da genitori più esperti che potrebbero rendersi disponibili verso gli altri».

La famiglia ha dunque una funzione insostituibile nell’individuare precocemente la presenza delle uova (l’ispezione può essere effettuata aiutandosi con un pettine a denti fitti, sollevando lentamente i capelli facendoli scorrere contro pelo) e nell’effettuare l’opportuno trattamento, a cui si deve ricorrere solo nei casi accertati.

«I farmaci antiparassitari – ricorda la dottoressa - vanno utilizzati secondo le dosi consigliate, e mai a scopo preventivo». Si tratta infatti di presidi medico-chirurgici e possono essere tossici, se usati diversamente dalla maniera raccomandata. Anche per questo, conclude Santini, «la sorveglianza continua e la diagnosi precoce sono importanti, perché consentono di agire tempestivamente ed evitare quindi trattamenti troppo ripetuti nel tempo».