Un esame attento aiuta a prevenire il melanoma

Scritto da Alma Valente |    Maggio 2018    |    Pag. 44

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

Dermatologia

È indubbio che la parola melanoma evochi nelle persone la paura di una malattia grave che, in certi casi, può risultare mortale. Ma è altrettanto indubbio che prevenzione e diagnosi precoce rappresentano la carta vincente. «Il melanoma cutaneo è uno dei principali tumori della giovane età - esordisce il professor Giuliano Zuccati, dermatologo -. Nel 2017 in Italia è il terzo tumore più frequente in entrambi i sessi al di sotto dei 50 anni, e piuttosto raro nei bambini. Uno dei principali fattori di rischio è l'esposizione ai raggi ultravioletti del sole, e negli ultimi 20 anni l'incidenza del melanoma è aumentata più velocemente rispetto ad altri tumori. In Italia i pazienti che vivono con una diagnosi di melanoma cutaneo sono 147.000».

I melanomi si formano per la degenerazione maligna dei nei?

«I melanomi si manifestano con nuovo neo su una cute integra (75-80% dei casi) o possono originare da nei che c’erano prima (25-20% dei casi), presenti fin dalla nascita o dalla prima infanzia (congeniti) o che compaiono durante il corso della vita (acquisiti). Nelle fasi iniziali il melanoma assomiglia fortemente ad un comune neo ed è localizzato solamente a livello dell’epidermide, melanoma in situ, successivamente diventa micro invasivo, con una crescita sia orizzontale che verticale. Maggiore è la crescita verticale, maggiori sono le possibilità che possa dare metastasi».

Quali sintomi fanno sospettare la presenza di un melanoma?

«Nel suo accrescimento va incontro a una serie di modificazioni che ognuno di noi deve imparare a riconoscere. In assenza di sintomi soggettivi come il prurito, sono da osservare l’asimmetria della forma, la modificazione dei bordi che diventano irregolari e indistinti, oppure la comparsa di sanguinamento di un neo che ha già modificato il proprio aspetto. Anche il colore può variare, assumendo sfumature nere, brune, rosse e rosa all'interno del neo stesso. Altra cosa importante è l’allargamento, che può superare in tempi brevi i 6-7 mm di diametro. Altro sintomo pericoloso di evoluzione è il fatto che il neo diventi rilevato, formando una piccola cupola».

A chi ha dei nei si suggerisce di farne la conta. In cosa consiste e quando deve essere fatta?

«Dato che solo il 20% dei melanomi insorge su precedente neo, la conta periodica dei nei consente di vedere se ce ne sono di nuovi che possono essere dei melanomi. La conta va eseguita dal dermatologo durante la visita perché, oltre a valutare quanti nei ci sono, studia la presenza di nei che mostrino forma diversa, per i quali c’è un rischio elevato».

Come si fa la diagnosi?

«La diagnosi deve essere precoce, e questo non dipende solo dal medico: un auto-esame periodico della propria pelle permette in molti casi di identificare cambiamenti o nei sospetti e di rivolgersi per tempo al dermatologo. La sensibilità della diagnosi clinica, agli occhi del dermatologo esperto senza l’uso di strumenti, è in media pari al 70%. Tuttavia, è utile che si avvalga di strumenti quali la dermatoscopia e la dermatoscopia digitale per aumentare la sensibilità diagnostica. Ma la certezza si basa unicamente sulla biopsia, in cui i margini si estendano alla cute sana, al fine di sottoporre l’intera lesione del campione di tessuto ad esame istologico».

Qual è la terapia?

«La chirurgia è sicuramente il trattamento di elezione negli stadi iniziali. Con il progredire della gravità, l’intervento sarà sempre più ampio o si dovrà ricorrere all’esame istologico del linfonodo “sentinella” (i primi che ricevono la linfa proveniente dal tumore). La probabilità che ritorni (recidiva) o si diffonda (metastasi) dipende da quanto profondamente ha invaso gli strati della cute. Per i melanomi recidivanti o che si diffondono, i trattamenti includono la chemioterapia e/o la radioterapia, o la terapia con l’interferone. Con l’avvento dei nuovi agenti capaci di stimolare la risposta immunitaria contro le cellule del melanoma e degli agenti target, cioè diretti contro specifiche mutazione del gene del tumore, l’approccio al melanoma avanzato è cambiato radicalmente. Nei prossimi anni ulteriori novità potrebbero arrivare dalla combinazione o sequenziamento delle due metodologie terapeutiche innovative descritte». In Toscana esiste un centro di riferimento regionale per il melanoma cutaneo. Per informazioni 055 2496439.

L’intervistato

Giuliano Zuccati, dermatologo, docente della Scuola di specializzazione di dermatologia e venereologia di Firenze

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