Come l’inquinamento acustico, in città e in casa, può danneggiare l’udito

Scritto da Alma Valente |    Aprile 2018    |    Pag. 44, 45

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

Udito

Le sostanze, i mezzi o gli agenti che possono determinare un inquinamento dell’ambiente sono moltissimi e non sono da trascurare quelli che possono determinare danni alle nostre orecchie, come spiega Nicola Pierossi, otorinolaringoiatra dell’Azienda ospedaliero-universitaria Meyer di Firenze.

Quando i rumori possono danneggiare l’udito?

«L’inquinamento acustico è causato da un’eccessiva esposizione a rumori di intensità elevata, tale da provocare fastidio e disturbo per le attività quotidiane a tal punto da interferire sul normale svolgimento delle stesse. In particolare, con il tempo, si possono imputare allo stato di stress continuo problemi per l’equilibrio psichico, al quale si può aggiungere un deficit uditivo permanente».

Quali sono i danni che provoca l’inquinamento acustico?

«I danni specifici per l’apparato uditivo sono determinati dall’affaticamento delle cellule addette alla trasformazione del suono in un impulso nervoso fino a generare un danno cellulare che porta a una progressiva perdita uditiva irreversibile. Il danno anatomico dell’apparato uditivo ha come cause più comuni il lavoro con utensili rumorosi in condizioni di mancata protezione dell’apparato uditivo e l’abuso di riproduttori di suoni a intensità molto elevate. Ma non sono da sottovalutare i danni extra uditivi, come stati di ansia, irritabilità e anche depressione».

Parliamo dell’inquinamento acustico a livello urbano.

«Il rumore generato da mezzi di locomozione, come auto, treni o aerei, può arrivare anche a intensità di 60 decibel, che raramente causa un danno acustico irreversibile, ma determina uno stato di sollecitazione uditiva che agisce sull’umore. L’osservazione di tale fenomeno ha reso necessario l’isolamento acustico di centri abitati dalle fonti di rumore con barriere fonoisolanti. Non è difficile intuire come l’associazione di rumore associato allo stress generato dall’impegno nel gestire la vita quotidiana lavorativa, familiare e gli spostamenti in città congestionate possa determinare disturbi di varia natura».

Ma dentro le nostre case siamo al sicuro?

«Ricordiamo che fonti di rumore provengono anche dall’attività domestica come televisori, riproduttori musicali tenuti ad alto volume, oppure elettrodomestici comuni quali lavatrice olavastoviglie usati nelle ore notturne, con conseguente disturbo del silenzio notturno e quindi del sonno. Paradossalmente, il rumore determinato dalle attività lavorative è quello più controllato, in quanto negli ambienti dove vi sia uso di utensili rumorosi c’è l’obbligo di proteggere le nostre orecchie con cuffie o tappi durante le ore lavorative, e per legge vengono eseguiti controlli audiometrici periodici».

In cosa consistono le conseguenze sulla salute?

«Lo stress e il rumore determinano alterazioni del sonno che possono essere riassunti in sintomi quali la difficoltà ad addormentarsi, incubi e sogni con stato ansioso, risvegli notturni e frammentazione delle fasi profonde del sonno con conseguente sonnolenza nelle ore diurne. Le altre fonti di inquinamento ambientale possono far aumentare l’incidenza delle infezioni delle alte vie aeree e questo comprende anche l’otite catarrale».

Cosa possiamo fare per prevenire questi danni nei bambini?

«L’igiene dell’orecchio è uno dei problemi più sentiti delle madri che vedono nella presenza di cerume nelle orecchie dei loro piccoli una sorta di trascuratezza igienica. In realtà il cerume in quantità che non occluda il condotto uditivo ha una sua funzione, l’odore sgradevole tiene lontani gli insetti, il suo pH acido crea una pellicola protettiva sulla cute del condotto e la consistenza grassa la mantiene elastica».

Come si pulisce?

«Il condotto uditivo in condizioni di normalità si mantiene pulito in maniera autonoma, in quanto vi è uno scorrimento naturale della cute verso l’esterno che porta ad espellere naturalmente il cerume in eccesso. I continui movimenti di apertura e chiusura della bocca portano a una naturale estrusione del cerume. Sarebbe buona norma limitarsi a togliere il cerume che si affaccia sul condotto uditivo verso il padiglione auricolare con un banalissimo fazzoletto di carta. L’uso del cotton fioc è assolutamente sconsigliato perché introducendolo nel condotto spinge il cerume all’interno dello stesso e può creare delle abrasioni sulla cute che favoriscono forme infettive cutanee e conseguenti otiti esterne. Può essere utile l’uso periodico di gocce emollienti che sciolgono la massa ceruminosa e la portano in superficie. È bene ricordare però che tali presidi devono essere usati con cute sana e membrana timpanica integra e non infiammata». Su questa base possiamo affermare che controlli periodici dal vostro otorinolaringoiatra di fiducia sono sempre consigliati e rappresentano la migliore soluzione per un'eventuale rimozione del cerume in eccesso.

L’intervistato

Nicola Pierossi, otorinolaringoiatra presso l’Azienda ospedaliero-universitaria Meyer di Firenze


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