“Idee per abitare il mondo”, la ricerca necessaria per vivere in armonia

Scritto da Enrico Parsi |    Febbraio 2016    |    Pag. 3

Direttore di Scuola Coop a Montelupo Fiorentino
Convegno

A Firenze nacque l’Umanesimo. Un movimento culturale che ha avuto positive conseguenze, compresa l’idea che l’uomo sia responsabile delle sue azioni. Ma con un limite: è al centro dell’universo come essere superiore, solo un gradino sotto nella scala gerarchica che vede al primo posto Dio e, sotto, la creatura prediletta, creata a sua immagine e somiglianza.

Un grande pensatore del ‘900, Gregory Bateson, diceva nel 1970:

«Se mettete Dio all’esterno e lo ponete di fronte alla sua creazione, e avete l’idea di essere stati creati a sua immagine, voi vi vedrete logicamente e naturalmente come fuori e contro le cose che vi circondano. E nel momento in cui vi arrogherete tutta la mente, tutto il mondo vi apparirà senza mente e quindi senza diritto a considerazione morale o etica. L’ambiente vi sembrerà da sfruttare a vostro vantaggio. La vostra unità di sopravvivenza sarete voi e la vostra gente o gli individui della vostra specie, in antitesi con l’ambiente formato da altre unità sociali, da altre razze e dagli animali e dalle piante. Se questa è l’opinione che avete sul rapporto con la natura e se possedete una tecnica progredita, la probabilità che avete di sopravvivere sarà quella di una palla di neve all’inferno».

Parole pronunciate più di quarant’anni fa. Oggi, in effetti, il mondo non sta bene e la metafora della palla di neve all’inferno, con i cambiamenti climatici in atto, sembra drammaticamente profetica. Non ci sono però soluzioni facili, prêt-à-porter. Abbiamo bisogno invece di sviluppare, creare e divulgare pratiche e pensieri diversi per affrontare la crisi della nostra epoca che non è solo economica.

Per questo il convegno che Unicoop Firenze sta preparando è una delle belle occasioni possibili nelle quali la cooperazione tutta può favorire lo sviluppo di pratiche economiche, sociali e culturali che difendano la vita. Le esperienze ci sono: imprese che si strutturano con una rinnovata attenzione al benessere di chi ci lavora e all’ambiente circostante, e nuovi criteri di misurazione anche qualitativi.

Con il presupposto che una buona economia non sia quella che raggiunge solo risultati contabili, ma quella che rispetta e favorisce anche i legami sociali, l’impegno civile, la vita, le culture.

Il contrario di ciò che una certa ideologia economica, che afferma il primato del mercato rispetto alla politica, ci ha proposto negli ultimi cinquant’anni, con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti, in termini di disastri ambientali, disuguaglianze, povertà e guerre. Anche come cooperatori, non ci possiamo permettere di accettare tutto questo passivamente.