Un piccolo uccellino che nidifica sulla spiaggia, rischiando l’estinzione

Scritto da Silvia Amodio |    Luglio-Agosto 2015    |    Pag.

Giornalista e fotografa Milanese, laureata in filosofia con una tesi svolta alle isole Hawaii sulle competenze linguistiche dei delfini. Ha collaborato come giornalista free-lance con settimanali e mensili (Famiglia Cristiana, Airone, D la Repubblica delle Donne, l'Espresso, Mondo Sommerso, New Age), scrivendo sempre di animali e accompagnando gli articoli con le sue foto. Ha lavorato anche all'enciclopedia sul gatto della De Agostini. Negli ultimi tempi la fotografia d'autore è divenuta la sua occupazione principale.

Foto G.C. Centro Ornitologico Toscano

In difesa di

È tempo di dedicarsi alle meritate vacanze e di rilassarsi in riva al mare, un’attività che potrebbe essere non del tutto innocua per un piccolo uccellino, ormai rarissimo, che nidifica sulle nostre spiagge.

«Poco più piccolo di un merlo – ci spiega Luca Puglisi direttore del Centro ornitologico toscano - il fratino (Charadrius alexandrinus) è una specie in grande difficoltà. La sua particolarità è che nidifica sulle spiagge: una semplice buchetta nella sabbia accoglie le sue tre uova, perfettamente mimetiche, che i genitori – anch’essi color sabbia - covano nel freddo della notte o nel caldo torrido del giorno per quasi un mese. Dopo pochi minuti dalla schiusa i pulcini sono in grado di correre e seguono gli adulti che li portano nei posti migliori per cercare i piccoli invertebrati di cui si nutrono.

Al nido non faranno più ritorno, ma nelle quattro settimane che gli occorrono per diventare indipendenti, rimangono in stretto contatto con loro. Queste sue caratteristiche purtroppo non vanno d’accordo con le forme di sviluppo che hanno subito le nostre coste.

L’intervistato: Luca Puglisi, direttore del Centro ornitologico toscano

Oggi questa specie, che è diffusa anche in Europa e in alcune aree dell’Asia, nidifica in Toscana solo nei tratti di costa dove rimane ancora il cordone dunale; ma anche in queste aree la sua sopravvivenza è minacciata seriamente da diverse pratiche: la rimozione del materiale spiaggiato e della vegetazione, eseguita nei mesi primaverili, distrugge le covate e lascia un ambiente poco idoneo alla nidificazione della specie. Si mimetizza così bene che le persone possono calpestare involontariamente il nido, mentre lo stazionamento a breve distanza provoca l’abbandono del nido o la separazione dei genitori dai pulcini, esponendoli a morte certa».

Gli studi di Puglisi sul litorale di Marina di Vecchiano hanno dimostrato che solo un pulcino, ogni sei uova deposte, raggiunge l’età adulta, nonostante gli sforzi del parco regionale, del comune e delle associazioni ambientaliste. A oggi, lungo gli oltre 200 km di costa toscana, sono rimaste meno di quaranta coppie e la situazione peggiora di anno in anno.

La deposizione delle uova avviene tra aprile e maggio e coincide con l’arrivo dei turisti che si aspettano spiagge dall’assetto innaturale, prive di materiale spiaggiato e di vegetazione che sono invece un importante scrigno di biodiversità e svolgono un ruolo fondamentale nel difendere la spiaggia dalle mareggiate e nel mantenimento della duna.

«Alcuni tratti di costa con assetto naturale – ci spiega il ricercatore - rientrano in aree protette o in siti della rete Natura 2000; tuttavia questa attenzione non li pone al riparo dagli interventi di ‘pulizia’ che comportano l’asportazione di materiale naturale insieme alla spazzatura». Questo ambiente andrebbe preservato, per esempio predisponendo sentieri per il loro attraversamento; così i fratini potrebbero portare a termine le loro covate.