A Ventignano-Fucecchio il primo centro riabilitativo statale. Un sostegno per le famiglie. Il progetto con Unicoop Firenze

Scritto da Rossana De Caro |    Febbraio 2013    |    Pag. 29

Laureata in Lettere all'Ateneo fiorentino, ha lavorato per molti anni come giornalista in emittenti televisive e radio locali, realizzando programmi di costume e società. Ha collaborato inoltre con La Nazione per la cronaca di Firenze e gli spettacoli. 

Dal 1998 scrive articoli per l'Informatore. Si occupa anche di uffici stampa per la promozione di eventi a Firenze e in Toscana.

Ha pubblicato il libro 'Ardengo Soffici critico d'arte'. 

Dal 2009 al 2015, sempre come collaborazione esterna, è stata coordinatrice redazionale dell'Informatore.

Spesso non parlano, non comprendono gesti e sguardi, non hanno un'interazione con il mondo esterno. I soggetti affetti da autismo hanno enormi difficoltà a stabilire rapporti con gli altri. In Italia sono circa 400.000 gli individui autistici censiti. In Toscana i dati epidemiologici danno un'incidenza di 2-6 casi su mille.

Nel 2009, ad esempio, sono nati 32.000 bambini, quindi 128 bambini sono autistici. «L'autismo è una sindrome che accompagna il soggetto per tutta la vita», afferma Leonardo Granchi, psicologo e coordinatore della Casa di Ventignano, il centro diurno realizzato nell'empolese 3 anni fa, diretto dalla neuropsichiatra Cinzia Pieraccini, che ospita soggetti autistici dagli 8 anni in su.

«Il nostro è il primo centro riabilitativo statale nato in Italia- tiene a precisare il dottor Granchi, - attualmente curiamo 33 soggetti tra gli 8 anni e i 25 anni». I ragazzi sono seguiti da personale altamente qualificato (logopedista, neuropsichiatra, educatori, operatori socio sanitari, tecnici) e vengono coinvolti in una serie di attività, ceramica, musicoterapica, lavori di agricoltura, orientate poi verso l'esterno, in modo che possano svolgere anche fuori ciò che imparano nel centro. «Si cerca di riabilitare un deficit delle funzioni dei processi cognitivi - prosegue lo psicologo Granchi-.

L'importante è riuscire a individuare l'autismo precocemente. In Toscana dal 2010 si effettua uno screening già all'età di 18 mesi, perché frequentemente il soggetto autistico ha un'evoluzione apparentemente normale fino ad un anno e mezzo.

In genere i piccoli autistici mancano di aggancio visivo, non hanno attenzione e sono sregolati a livello comportamentale, una diagnosi precoce offre maggiori prospettive di riabilitazione neurofunzionale. L'autismo è una condizione dalla quale non si esce, ma che può migliorare. Il fine è il reinserimento nella società, quando è possibile».

Ci sono infatti livelli diversi di "funzionamento", alcuni soggetti sono dotati di una intelligenza particolare (vi ricordate del personaggio protagonista del film Rain man?), la cosa più difficile è farli accettare dalla società che deve essere pronta a conoscerli per comprenderli ed accoglierli. «Oggi - afferma Granchi - c'è una maggiore attenzione all'autismo, mentre prima era una patologia quasi sconosciuta».

Attualmente al centro di Ventignano, insieme alla Asl 11 di Empoli, è in corso un progetto pilota: la costruzione di una serra industriale dove una parte dei ragazzi entrerà a lavorare.

C'è anche un altro progetto in atto in collaborazione con Unicoop Firenze, nell'ambito di "Noi con gli altri", che prevede la partecipazione di ragazzi di un Istituto psicopedagogico di San Miniato Alto al centro e viceversa di un esperto che spiega a scuola la patologia agli studenti, che terminerà a maggio.

«Questi soggetti, tutti certificati con la 104, devono cercare di rendersi in qualche modo autonomi dalla famiglia. Molto utile è stato ad esempio l'attività di "Reso", sempre con Unicoop Firenze, dove i ragazzi hanno partecipato ad un lavoro per inscatolare e dividere le cose in una struttura esterna al Centro riabilitativo.

Un modo per non rimanere isolati nel mondo. Per le famiglie infatti, un soggetto autistico non è facile da gestire, proprio per questa incapacità di comunicare, stabilire rapporti interpersonali.

Vanno riabilitati in questo senso a stare con gli altri, possono apprendere procedure semplici e ripetitive che ne favoriscono l'inserimento sociale permettendogli di lavorare come giardinieri, magazzinieri, imballatori etc.».

Tutta la società civile, sensibilizzata ed informata di cosa sia l'autismo, può contribuire al recupero di questi ragazzi e ad una migliore qualità di vita per loro e per le loro famiglie.

Info:

Nelle foto partendo dall'alto:

  • Casa di Ventignano, Equipe Medica
  • Leonardo Granchi, psicologo