A Poggio a Caiano e a Buti erano vere e proprie moderne fattorie, oltre che luoghi di caccia e pesca

Scritto da Gabriele Parenti |    Febbraio 2016    |    Pag. 40,41

Giornalista professionista e regista radiotelevisivo, Gabriele Parenti ha realizzato vari programmi per le reti nazionali della Rai (Intercity-cultura, Learning, Speranze d'Italia) e per Rai International. Autore di documentari e di docu-fiction, attualmente coordina i programmi culturali della Sede Rai di Firenze. Ha svolto attività di ricerca presso l'Istituto di Filosofia del Diritto e di Studi storico-politici dell'Università di Pisa; tiene workshop e seminari nelle Università di Firenze, Pisa e Siena. Tra i suoi libri: Il pensiero dell'esilio (1986); La Sfida. Il pensiero e il coraggio di Robert Kennedy (1999); Il sogno e la memoria (2000); Il lato oscuro (2002); Sui crinali della storia (2005); Oltre l'immagine (2006).

Una veduta delle Cascine di Poggio a Caiano - Foto F. Giannoni

Cascine medicee

A Poggio a Caiano, presso la celebre villa, e a Cascine di Buti, presso il lago di Sesto (prosciugato nel 1859), sorsero nella seconda metà del ‘400, per iniziativa di Lorenzo il Magnifico, insediamenti agricoli d’avanguardia, vere e proprie fattorie modello con numerose attività: dall’allevamento bovino, con produzione di formaggio, alle coltivazioni di orti e frutteti. A queste prime realizzazioni ne seguirono altre in varie località toscane.

Anche le Cascine di Firenze nacquero alla metà del ‘500 come tenuta di caccia e azienda agricola della famiglia Medici (Cascine, deriva appunto da “cascio” ovvero il luogo in cui si tenevano gli allevamenti di vacche per ricavarne burro e formaggio).

Per una descrizione della più antica “cascina”, quella di Poggio a Caiano, abbiamo interpellato Maria Matilde Simari, direttrice della Villa medicea e del Museo di Poggio a Caiano.

Come avvenne l'insediamento?

«Lorenzo il Magnifico verso il 1477 decise di creare un’azienda agricola modello nella vasta campagna che si estendeva fra la piana fiorentina e il monte Albano, vicino al fiume Ombrone. 

Nacque così la fattoria medicea delle Cascine, un’azienda agricola modello con coltivazioni innovative, allevamenti e vivai. Solo in seguito Lorenzo affidò all’architetto Giuliano da Sangallo la costruzione di una grande villa nei pressi della fattoria, oltre le sponde dell’Ombrone, situata su di un poggio.

Anche la Villa rappresentò un’innovazione dal punto di vista architettonico: a differenza delle precedenti residenze nel contado, chiuse e fortificate, la villa di Poggio era un edificio circondato da grandi terrazze e loggiati e dunque completamente aperto sulla campagna e in comunicazione con la natura circostante.

Il borgo di Poggio a Caiano si sviluppò in seguito intorno alla Villa che tuttora ne costituisce il cuore e la memoria storica».

Quali attività vi si svolgevano?

«Le Cascine medicee si estendevano per circa 350 ettari sui territori di Tavola e Castelnuovo (ora provincia di Prato). Lorenzo avviò imponenti lavori di bonifica e di irrigazione per destinare i terreni alle più varie coltivazioni, compresa quella del riso del tutto inedita in Toscana.

La descrizione più affascinante e poetica che abbiamo dell’antica fattoria è dovuta a un giovanissimo poeta umanista, Michele Verino, che elenca in una sua lettera, con stupore ed entusiasmo, le meraviglie della fattoria: il fiume Ombrone dalle acque abbondanti, trasparenti e ricche di pesci; le terre fertili e bene irrigate, tanto che ogni anno vi si facevano tre raccolti; pomari e giardini abbondantissimi lungo il fiume e una piantagione di gelsi così estesa da far auspicare all’epoca una forte crescita della produzione della seta, tanto da farne abbassare il prezzo sul mercato.

Le quaglie e gli uccelli acquatici della zona già favorivano l’attività della caccia; a essi Lorenzo aggiunse i fagiani, mentre molti pavoni provenienti dalla Sicilia dettero alle campagne e ai boschi un tocco di fascino esotico.

E ancora nelle Cascine erano presenti allevamenti di pecore, bufale, conigli e altri animali da cortile. Insomma un territorio denso di meraviglie della natura governato però dalla ragione dell’uomo. Anche qui si esprimeva la filosofia dell’umanesimo.

In queste vaste Cascine Lorenzo e la sua cerchia di amici potevano andare a pesca, svolgere lunghe battute di caccia, ammirare e programmare nuove coltivazioni. Ma anche dedicarsi alla poesia, alla lettura dei classici, alla meditazione filosofica».

Le Cascine possono essere visitate ai nostri giorni?

«Sì, attualmente una parte delle antiche Cascine di Lorenzo è stata trasformata in parco pubblico.

Lasciando l’auto nel parcheggio prospiciente l’ingresso del parco, che è pedonale, è possibile fare bellissime passeggiate arrivando a vedere alla distanza di alcune centinaia di metri il cuore dell’antica fattoria quattrocentesca, una struttura quadrata, circondata da un fossatello, che pare sia stata progettata, come la Villa del Poggio, da Giuliano da Sangallo su commissione del Magnifico.

Questa zona non è accessibile perché necessita di lavori di messa in sicurezza e quindi, al momento, si osserva a distanza.

Si spera che in un futuro prossimo queste strutture ricche di fascino e di storia possano ritornare a essere almeno parzialmente agibili e visitabili. Così come si spera che l’area delle Cascine possa essere ricongiunta e rimessa in comunicazione con la Villa».

Sarebbe splendido far rivivere il grande progetto di Lorenzo il Magnifico, la meraviglia e la varietà della natura fuse con la razionalità dell’architettura elaborata dall’uomo!

Un'altra veduta delle Cascine di Poggio a Caiano - Foto F. Giannoni

Cascine fra il monte e il lago

Un insediamento analogo fu effettuato nello stesso periodo nel luogo dove sorge oggi l’abitato di Cascine di Buti. Come riporta Fabrizio Franceschini, ordinario nell’Università di Pisa, nel volume Cascine fra il monte e il lago, Lorenzo de Medici iniziò «una politica di acquisizione di terreni in zone “selvagge e palustri”, che erano però “prative” e quindi adatte all’allevamento».

Qui furono effettuati grandi insediamenti di bovini, «tanto che – scrive Franceschini - nel censimento catastale del 1498 la più grande cascina aveva stalle per 400 mucche, nel 1568 la tenuta si estendeva per 500 ettari con 1500 mucche e un centro direzionale, risaie, vigne, uliveti, abitazioni, fabbro, ortolani, mulino, frantoio, locali per la lavorazione del riso, capannoni per la battitura, brillatoi, magazzini. Un insediamento innovativo – sottolinea il professor Franceschini - per la nostra regione caratterizzata da un’agricoltura mezzadrile. Mentre qui si avevano fattorie allineate agli standard europei più avanzati dal punto di vista agricolo e tecnologico».

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