"Il passo dell'orco", un thriller alle porte di Firenze

Scritto da Silvia Gigli |    Marzo 2004    |    Pag.

Giornalista E' nata e vive a Firenze ma è per metà senese. Ha iniziato a frequentare il mondo del giornalismo giovanissima, collaborando con quotidiani come La Città, Paese Sera e numerosi mensili toscani. Ha lavorato al quotidiano Mattina, allegato toscano dell'Unità, fino al '99, poi al Corriere di Firenze, infine caposervizio delle pagine dell'Unità in Toscana. Scrive sull'Informatore dal 1990.

Mostruosamente normali
Il passo dell'orco
può essere quello di ciascuno di noi. Basta avere il cuore sufficientemente gonfio di sofferenza e un orizzonte senza speranza. La linea di separazione fra la cosiddetta normalità e la mostruosità è tragicamente sottile. Una volta oltrepassata niente sarà più lo stesso. Saremo definitivamente mostri, pur rimanendo uomini.
Ne è convinto Mario Spezi, giornalista e scrittore fiorentino, un passato di cronista di nera a La Nazione e un presente di scrittura e giornalismo investigativo.
«Io non credo ai mostri perché alla fine siamo tutti uomini», dice Spezi sintetizzando il pensiero che corre lungo le 253 pagine del suo ultimo romanzo, "Il passo dell'orco", un thriller inquietante e sanguinario ambientato in un paesino alle porte di Firenze.
Protagonista un giornalista di nera, cinico e meditabondo al tempo stesso, alle prese con un serial killer che rapisce e uccide bambini. Al suo fianco un frate psicologo, indagatore degli incubi della mente, guida spirituale e coscienza critica del protagonista. Sullo sfondo quel circo surreale e improbabile composto da cronisti, inviati, poliziotti e magistrati.
Un ambiente che Spezi conosce bene e che racconta con dovizia di particolari, divertendosi a infilare personaggi veri nel suo noir, che mescola le reminescenze del caso Chiatti a quelle del mostro di Firenze.

«Mi sono ispirato al caso del mostro di Foligno - racconta -, anche in quel caso si autodenunciò al numero verde della polizia un ragazzo che poi si scoprì non essere il vero mostro ma solo la sua ombra, uno che aveva la sua stessa storia e che potenzialmente avrebbe anche potuto diventare un mostro».
Nel libro, che è già stato richiesto in Francia e in Giappone, si racconta senza autocompiacimenti la strana vita dei giornalisti che si occupano di cronaca nera, personaggi atipici, che vivono in perenne tensione e spesso in simbiosi con le forze dell'ordine.
«Racconto quello che conosco. Quella è stata la mia vita per tanti anni e per certi versi lo è ancora. Il cronista di nera si trova faccia a faccia con un certo tipo di vita e di morte, vive le passioni e i drammi attraverso una lente d'ingrandimento. E' un mestiere logorante perché sei costantemente legato alla notizia, non puoi mollare mai. Ancora oggi, a sessant'anni, ogni volta che trovo una notizia sento un prurito nei polpastrelli: è l'adrenalina che corre».

Spezi è probabilmente uno dei pochi giornalisti fiorentini ad aver seguito il caso del mostro di Firenze dal primo all'ultimo delitto (a parte quelli del 1968) e anche per questo nel suo libro c'è più di un accenno a questa inchiesta infinita.
Perché un giallo del genere a Firenze e perché non è stato ancora risolto?
«Perché Firenze non è la città dell'armonia che hanno dipinto gli anglobeceri ma è medievale, buia, cupa e drammatica. La storia del mostro non è stata ancora risolta perché era un caso a cui eravamo tutti impreparati: polizia, magistrati e giornalisti. Non ci sono state le tecniche investigative né l'umiltà necessaria per affrontarlo».
E la svolta degli ultimi anni, la pista dei mandanti?
«Personalmente credo al serial killer solitario, la storia dei mandanti e delle messe nere mi pare improbabile. E poi il nodo è la pistola. Perché non è stata ancora trovata?». Il cronista investigatore lancia interrogativi e sorride. Nel cassetto ha un altro romanzo pronto per essere pubblicato. Ancora Firenze sullo sfondo, il caso di un cadavere negli uffici della Regione da risolvere. E lo scoop è dietro l'angolo.

Mario Spezi, "Il passo dell'orco", pp. 253, Hobby & Work, 16 euro