Fiori e uccelli, stornelli e infiorate, un periodo dell’anno da vivere all'aperto

Scritto da Giampiero Maracchi |    Maggio 2017    |    Pag. 7

Presidente dell’Accademia dei Georgofili 

fiori maggio

Foto F. Giannoni

Maggio

L’etimologia della parola maggio è incerta; forse il nome deriva da una divinità romana della natura, Maia, figlia d’Atlante e madre di Mercurio, o forse dall’abitudine dei Romani di onorare i maggiori, cioè gli anziani, in questo mese. Nelle civiltà precristiane maggio era il mese consacrato agli alberi, inizialmente considerati divinità e poi le case delle divinità. Poiché è il mese dei fiori e degli uccelli, in cui la natura appare come una grande madre fertile, i Romani lo avevano dedicato alla Madre Terra e alle dee come Flora, feconda di frutti e di fiori. Per questo, in tutta Europa, sono diffuse le feste in onore degli alberi o della natura, come il calendimaggio fiorentino, che dette origine agli stornelli: «Fiorin Fiorello non dirmi quanto maggio è un mese bello...».

In un mondo semplice come quello delle nostre campagne di un tempo, maggio, mese dei fiori, era celebrato recitando in allegria stornelli come questo, di cui ricordo due delicate strofe. Comincia così: «Eccolo maggio, fa fiorì l’ortica, se c’è bambini in casa che Dio li benedica» e finisce: «Fiore di maggio, gli è fiorì gli ontani e prego Dio che vi tenga tutti sani».

Più tardi il cristianesimo fece sue queste celebrazioni dedicando il mese alla Madonna.

La media delle temperature massime è 23°C e quella delle minime 12°C. La media delle piogge è di 60 millimetri. Gli anni con piogge abbondanti venivano considerati sfavorevoli per il raccolto del frumento, ma buoni per i pascoli. Siamo ancora in una fase di grande variabilità, come ricorda il proverbio: «Fino ai santi fiorentini (Sant’Antonino, che ricorre il 10 del mese) non pigliare i panni fini», oppure come si avverte dalla preoccupazione per i “santi di ghiaccio”, San Pancrazio, San Servazio, San Bonifazio (12, 13, 14), che possono riportare una specie d’inverno, da cui il proverbio: «Né di maggio, né di maggione non ti levare il pelliccione». Da qui l’uso in alcune regioni dell’Italia e della Francia di vendere il raccolto previsto - si diceva “in piedi” - prima di questi giorni, per evitare le perdite nel caso di un eventuale ritorno di freddo. Infatti l’alta pressione, che sta risalendo dall’Atlantico meridionale, non raggiunge ancora il Mediterraneo centrale e funziona come un aspiratore delle correnti di aria fredda che giungono dai Balcani e dal polo nord. In un periodo di cambiamenti climatici come quello che viviamo, dal 1990 la tendenza vede intensificarsi i fenomeni estremi: troppo caldo o troppo freddo, piogge intense o siccità. La seconda parte del mese in genere è assai diversa dalla prima, nella quale domina ancora la circolazione proveniente dai Balcani con aria fresca durante la notte. Nella seconda parte, infatti, comincia a concretizzarsi l’effetto dell’alta pressione atlantica che si sta allargando, con un aumento considerevole delle temperature diurne.

La tortora, la civetta e il rosignolo cantano la sera, il pettirosso e la capinera la mattina, i falchi cacciano le allodole, le api indaffarate volano di fiore in fiore. Dice un proverbio toscano: «Di maggio gli uccelli grandi e piccini hanno nel nido uova o pulcini». È il mese nel quale il numero maggiore di piante porta a termine le fioriture e dà inizio alla formazione del frutto, che si completerà durante l’estate. Piogge prolungate rovinano il raccolto del frumento, temperature troppo elevate creano problemi all’olivo, come si è verificato negli ultimi anni, quando, alla fine di maggio, si sono avute le prime ondate di calore. Le ginestre e il giaggiolo tingono di giallo e di viola le nostre campagne, mentre la scopa, con la quale un tempo si facevano le granate per spazzare le strade e le aie, riempie i boschi delle nostre colline di un profumo caratteristico. Profumi e colori sono i segni di questo mese nel quale in tante regioni erano in uso le infiorate, cioè le processioni in cui si spargevano petali di fiori. Motivo genuino di una festa gioiosa vissuta all’aperto, a contatto con la natura in fiore.


Maggio secondo Guccini

Ben venga Maggio e il gonfalone amico, ben venga primavera,
il nuovo amore getti via l'antico nell'ombra della sera...
Ben venga Maggio, ben venga la rosa che è dei poeti il fiore,
mentre la canto con la mia chitarra brindo a Cenne e a Folgore...


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