Siamo convinti di seguire la dieta tradizionale, ma spesso non è così

Scritto da Olivia Bongianni |    Marzo 2018    |    Pag. 45

Laureata in scienze della comunicazione con una tesi su "Il cuore si scioglie", è giornalista professionista.

Si è occupata di organizzazione di eventi e ha collaborato con alcuni uffici stampa. Ha scritto articoli per l'Unità.

Collabora con un'agenzia di comunicazione e ha scritto per la rivista "aut&aut" su tematiche relative all'innovazione nella Pubblica amministrazione.

È appassionata di lettura, cinema, calcio.

Piramide alimentare Alimentazione

Frutta, verdura, cereali integrali, legumi, pesce… Unanimemente ritenuta una preziosa “alleata” per la nostra salute, la dieta mediterranea – dichiarata non molti anni fa “patrimonio culturale immateriale dell’umanità” dall’Unesco – è il modello nutrizionale tipico di alcune popolazioni dei Paesi che si affacciano appunto sul Mar Mediterraneo. Tra cui, non c’è nemmeno bisogno di dirlo, ci siamo noi italiani. Ma siamo proprio sicuri di seguire “alla lettera” questo regime alimentare, le cui virtù benefiche sono ormai riconosciute?

Francesco Sofi, professore di Scienze dell’alimentazione, ha messo a punto insieme alla propria squadra di ricerca un questionario che consente, rispondendo a poche semplici domande, di misurare il nostro grado di “osservanza” rispetto alla dieta mediterranea: non soltanto dal punto di vista di quello che consumiamo, ma anche delle quantità e delle porzioni che assumiamo. «Esistono diversi indici per valutare l’aderenza alla dieta mediterranea; di solito però questi punteggi vengono elaborati per condurre studi e ricerche - afferma Sofi -. Il nostro questionario invece è il primo che possono fare tutti. I medici e i professionisti possono somministrarlo per analizzare come mangiano le persone, ma anche i singoli, rispondendo a 7-8 domande, possono fare una valutazione personale rispetto alle proprie abitudini alimentari».

Per il momento il questionario si utilizza prevalentemente tra gli “addetti ai lavori”, però l’idea, spiega il docente, è di realizzare un’applicazione che lo renda accessibile a tutti. In questo modo, ciascuno potrà calcolare da solo il proprio grado di aderenza ai principi della dieta mediterranea.

Pubblicato per la prima volta nel 2013 sulla rivista “Public health nutrition ” e validato scientificamente lo scorso anno sull’“International journal of food sciences and nutrition”, il questionario è stato recentemente tradotto in italiano.

Ma cosa emerge dalle sue prime applicazioni? «Abbiamo osservato che il rispetto della dieta non è ottimale nemmeno in popolazioni mediterranee come la nostra, che pure ha naturalmente un’aderenza maggiore rispetto ad altre popolazioni nel mondo. Le generazioni più giovani, ad esempio, mangiano meno frutta e verdura e ottengono quindi un punteggio più basso. Dovremmo mangiare tre porzioni di frutta e due di verdura al giorno».

Un altro punto debole riguarda il pesce: in Toscana se ne mangia troppo poco: a Firenze specialmente, se va bene, una volta alla settimana, invece sarebbe raccomandato due-tre volte la settimana. Nel nostro Paese, in una scala da 0 a 18 l’indice di aderenza alla dieta mediterranea - spiega Sofi - si attesta sul 9, siamo quindi attorno alla media. Al Centro Nord si registrano indici di aderenza più alti rispetto al Sud. Il problema della riduzione dell’aderenza alla dieta non riguarda solo noi italiani, ma accomuna un po’ tutti i Paesi mediterranei.

Quali altri “errori” commettiamo, senza saperlo? Per quanto riguarda i carboidrati, il cui consumo è una delle caratteristiche di questo modello nutrizionale, «In generale sarebbe meglio mangiare più pasta, pane, biscotti integrali, privilegiandoli rispetto a quelli raffinati», sostiene il professore.

Accanto al pesce, l’altro problema è rappresentato dai legumi: per poterci dire davvero fedeli alla dieta mediterranea dovremmo mangiarne un paio di volte la settimana, in realtà la media della popolazione italiana ne mangia molto pochi. Al contrario tendiamo a mangiare con maggiore frequenza carne rossa, insaccati e salumi, mentre la dieta mediterranea li prevede un paio di volte la settimana. Molti mangiano carne tutti i giorni e questo porta a ottenere un punteggio più basso in termini di aderenza.

Per quanto riguarda i formaggi, infine, tendiamo un po’ a esagerare con quelli stagionati, più ricchi di grassi, che invece dovremmo cercare di ridurre a vantaggio di quelli freschi.


L’intervistato

Francesco Sofi, professore di Scienze dell'Alimentazione dell'Università degli Studi di Firenze,Azienda ospedaliero-universitaria Careggi


Firenze

Disturbi alimentari

Sono 3 milioni in Italia le persone che soffrono di disturbi del comportamento alimentare: il 95,9% sono donne, il 4,1% uomini. Si va dall’anoressia nervosa alla bulimia, ad altri disturbi difficilmente classificabili, così come le cause che li alimentano. In occasione della “Giornata nazionale del fiocchetto lilla” dedicata alla lotta ai disturbi del comportamento alimentare, prevista il 15 marzo, l’associazione Conversando Onlus organizza una serata a Villa Bardini, a Firenze, per sensibilizzare sul tema attraverso la proiezione di un video e interventi di professionisti. L’ossessione del cibo, del peso e dell’immagine corporea colpisce sempre con più frequenza, portando l’età d’esordio anche tra bambini e pre-adolescenti, per questo è importante che i genitori siano informati su queste problematiche, in modo che possano intervenire tempestivamente.




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