A primavera si fa sentire con dolori e bruciore: tutta colpa degli sbalzi della pressione atmosferica

Scritto da Alma Valente |    Marzo 2017    |    Pag. 44, 45

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

SALUTE

Quando le giornate sono fredde e fa buio presto, il desiderio di primavera è forte. Con il cambio di stagione, però, non tutti reagiscono allo stesso modo: taluni cominciano ad accusare dolori di stomaco e sensazione di bruciore. Andrea Galli, professore associato di Gastroenterologia all’Università di Firenze, spiega perché.


Lo stomaco risente del cambio di stagione?

«Il nostro apparato digerente risente profondamente dei cambi di stagione. Le persone che presentano disturbi digestivi hanno sperimentato, durante gli sbalzi di pressione atmosferica, un peggioramento o la ricomparsa dei sintomi che parevano risolti. Uno dei problemi tipici è quel senso di bruciore che si avverte dietro lo sterno o in alto a livello dell’addome, punto che corrisponde alla giunzione tra esofago e stomaco».


Perché succede?

«Il motivo non è chiaro, ma recenti studi hanno definito che il nostro organismo risente degli stress legati alle variazioni termiche e di pressione, che si traducono in una modifica della sintesi delle sostanze che regolano la motilità e le secrezioni dell’apparato digerente. Si tratta di ormoni prodotti dall’apparato gastro-intestinale, che trovano i loro recettori a livello della muscolatura. L’alterazione di questo sistema di controllo porta, per esempio, a una riduzione della continenza dello sfintere dell’esofago, della motilità della colecisti e dello stomaco».


Quali patologie ne risentono di più?

«Il reflusso gastro-esofageo, malattia cronica che subisce un andamento stagionale, perché dipende dalla regolazione neuro-ormonale. Si caratterizza per la risalita di materiale gastrico e/o duodenale a livello esofageo, faringeo e perfino alla cavità orale. Durante i cambi di stagione, i pazienti hanno un aggravamento della sintomatologia e presentano disfagia, cioè quel senso di difficoltà più o meno dolorosa al passaggio degli alimenti. Questa sintomatologia, detta atipica, è caratterizzata da tosse stizzosa, palpitazioni e crisi asmatiche, specie quando il paziente si trova in posizione sdraiata».


Cosa si deve fare per prevenire e curare questi disturbi?

«È necessario seguire norme alimentari specifiche, che escludano dalla dieta alimenti come menta, cioccolata, caffè, succhi di frutta, fritti, intingoli e cibi speziati. Evitare pasti abbondanti, non sdraiarsi subito dopo l’assunzione di cibo e creare un modesto dislivello fra la testa e i piedi, quando ci si corica, contrastando così il reflusso. Può aiutare l’assunzione di alimenti che favoriscano l’apporto di vitamine e sali minerali. Sarebbe anche utile arricchire la dieta con magnesio e zinco, essenziali per il controllo neuromuscolare dell’apparato digerente».


Quando è necessario rivolgersi al gastroenterologo?

«Se le norme igienico-alimentari non sono in grado di risolvere il problema e quando compare una sintomatologia atipica, è necessaria una valutazione specialistica che possa introdurre farmaci specifici. Oggi si tende alla medicina fai da te, anche perché diversi presidi terapeutici si possono ottenere senza prescrizione medica. Spesso, però, un trattamento non appropriato può determinare una scarsa riuscita o una recidiva della sintomatologia, talvolta resistente alla successiva terapia. Talora è necessario un approfondimento strumentale, come la esofago-gastro duodenoscopia o la impedenzometria, che permettono di vedere se ci sono lesioni organiche e valutare la natura del reflusso».


I problemi, però, possono essere anche altri. Astenia e sonnolenza sono condizioni tipiche di ogni cambio di stagione, sintomi che a primavera durano da qualche giorno a qualche settimana. Abbiamo chiesto alla farmacista Stefania Paoli alcuni suggerimenti per “dare un calcio” al mal di primavera.

«Prima di tutto occorre una dieta equilibrata con prevalenza di frutta e verdura fresche, cereali integrali e legumi. È importante bere molta acqua, limitare i carboidrati raffinati (zuccheri e dolci) e sostanze, quali caffè, cibi grassi e alcolici, oltre ovviamente al fumo di sigarette».


Durante la stagione fredda si tende a essere sedentari...

«Certamente - prosegue Paoli - abbinare un po’ di attività fisica è essenziale e camminare almeno trenta minuti al dì va benissimo! Possiamo anche assumere integratori, quali le vitamine del gruppo B, coinvolte in numerose reazioni metaboliche e che permettono ai nutrienti assunti di essere trasformati in energia. Fra le piante che la natura ci regala, possiamo usare il ginseng, radice di origine asiatica dotata di proprietà toniche. Ha, infatti, potere energizzante e stimolante, sia a livello fisico che psichico. Occorre assumerlo solo al mattino, perché può dare disturbi nel ciclo sonno-veglia. Ci sono poi due piante capaci di produrre un generale miglioramento delle condizioni psico-fisiche e favorire l’incremento della resistenza alla fatica, la regolazione delle funzioni metaboliche e una maggior capacità cognitiva. Sono piante che fanno “adattare” il nostro organismo ai cambiamenti, inclusi i cambi di stagione. Sono la rodiola e l’eleuterococco. Gli integratori alimentari possono avere delle controindicazioni e quindi si raccomanda sempre di assumerli con la supervisione del medico curante».

Gli intervistati

Andrea Galli, professore associato di Gastroenterologia all’Università di Firenze

Stefania Paoli, farmacista


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