La campagna Coop per l’eticità delle filiere ortofrutticole

Scritto da Sara Barbanera |    Aprile 2017    |    Pag. 4, 5

Laureata in Scienze della comunicazione presso l'Università La Sapienza di Roma nel 2001, nel 2016 consegue la laurea in Sviluppo Economico e Cooperazione Internazionale presso l'Università degli studi di Firenze.

È giornalista dal 2001, dopo la collaborazione con la cronaca umbra del Messaggero e con altri periodici locali.

Dal 2004 lavora in Unicoop Firenze dove, per 5 anni, ha svolto attività in vari punti di vendita, con un percorso di formazione da addetta casse a capo reparto servizio al cliente. Dal 2009 al 2011 ha coordinato le sezioni soci Coop di Firenze.

Dal giugno 2011 è direttore responsabile dell'Informatore Unicoop Firenze, responsabile della trasmissione Informacoop e della comunicazione digitale presso gli spazi soci Coop.

Lavoro nero

Polistena, cooperativa Valle del Marro - Foto D. Napoli

AGRICOLTURA

Buoni e anche giusti, perché portano in tavola una qualità che sa anche di dignità. Questo il messaggio della campagna “Buoni e giusti” con cui Coop si è impegnata a controllare le filiere agroalimentari più a rischio, per combattere il caporalato e il lavoro nero: ad un anno dall’avvio, nel marzo 2016, Coop tira le somme e rilancia con forza il messaggio, anche di fronte ai recenti episodi di “morti nere” avvolte dall’illegalità, dall’ignoranza e dal buio dei controlli.

“Ripulire” il percorso che compie il prodotto dal campo alla tavola, per ridare dignità ai lavoratori e consapevolezza ai consumatori: con questo obiettivo, nell’autunno 2015, sono partite le prime ispezioni sulla filiera degli agrumi (clementine e arance Navel). Successivamente i controlli hanno riguardato fragole, pomodoro pachino, lattuga, meloni, pomodoro da industria e uva, per un totale di 8 filiere e 270 aziende agricole ispezionate. A ciò si è aggiunto l’impegno chiesto alle 7200 aziende agricole dei prodotti a marchio Coop di iscriversi alla Rete del lavoro agricolo di qualità, uno strumento, voluto dal ministro Martina, che opera per contrastare le irregolarità nel lavoro agricolo.

Dai controlli del 2016 una filiera fortemente a rischio è risultata quella del pomodoro da industria dove, la scorsa estate, sono state sospese 2 aziende agricole per problemi di sicurezza e resistenza alle verifiche e sono stati raddoppiati i controlli, con ben 48 ispezioni prevalentemente in Puglia, ma anche in Campania, Abruzzo, Emilia Romagna e Toscana.

Nelle altre filiere ispezionate nel corso del 2016 sono state rilevate infrazioni delle norme di sicurezza sulle quali è stato chiesto un pronto intervento, che verrà verificato con le ispezioni in programma nei prossimi mesi.

I risultati del 2016 sono stati tutto sommato incoraggianti, anche perché Coop ha da tempo avviato controlli capillari e, solo negli ultimi sei anni, ha espulso ben nove aziende che non rispettavano gli impegni presi. L’attività di controllo, che già dal 1998 è stata affidata all’ente esterno Bureau Veritas, parte da verifiche della documentazione, sia sul piano della sicurezza che dei rapporti con i lavoratori, con visite ispettive nei luoghi di raccolta e interviste sia ai responsabili delle risorse umane, degli acquisti e della sicurezza che ai lavoratori, con garanzia di pieno anonimato.

Una storia di diritti

“Scorticare” la buccia e guardare oltre la superficie del prodotto, perché questo sia il frutto di un’economia giusta, come ha affermato Maura Latini, direttore generale di Coop Italia: «Non si tratta solo di comprare in modo legale, ma di incidere concretamente nel sistema agricolo, andando fino all’origine della produzione per controllarne tutti i passaggi. Per Coop questo impegno parte dal lontano 1998 quando, primi in Europa, abbiamo adottato lo standard SA8000 per ottenere precise garanzie in tema di responsabilità sociale dai nostri fornitori di prodotto a marchio. Vivere in un mondo dove eticità e legalità siano fattori competitivi del sistema agroalimentare può sembrare un’utopia, ma rappresenta l’unico percorso praticabile per creare un rapporto di fiducia con i consumatori e questo è l’obiettivo della nostra campagna Buoni e giusti»

La situazione, in effetti, è piuttosto allarmante: in Europa il 25% dei lavoratori agricoli è illegale, mentre in Italia le statistiche, aggiornate al 2013, indicano un dato del 31,7% legato a fenomeni vari come il caporalato e le agromafie.

I dati sono stati illustrati anche al convegno sulla legalità nel lavoro agricolo che si è recentemente tenuto a Milano, con la partecipazione di Maurizio Martina, ministro per le politiche agricole e forestali, di Stefano Bassi, presidente Ancc, e di Livia Pomodoro, ex presidente del Tribunale di Milano e presidente del Centro di documentazione e studio sulle norme e sulle politiche in materia di nutrizione (Mcflp), che ha ben chiarito la strada da percorrere: «Il buon cibo è tale anche perché prodotto nel rispetto dei lavoratori agricoli. Èuna questione molto ampia che riguarda non solo il diritto al cibo, ma anche i temi dello sviluppo sostenibile e dell’economia circolare».

Libera Terra

Perché l’impresa buona e giusta sia non l’eccezione, ma la normalità, prosegue anche l’impegno di Unicoop Firenze che, da anni, sostiene Libera Terra: questo progetto è nato nel 2000 da nove cooperative che lavorano nei circa 1400 ettari di terreni sequestrati alle mafie in Sicilia, Campania, Puglia e Calabria da cui provengono i prodotti che Unicoop Firenze offre sui propri scaffali. A rinforzare l’impegno anche le attività della Fondazione Il Cuore si scioglie che sostiene la cooperativa calabrese Valle del Marro, finanziando borse lavoro per migranti residenti nella tendopoli di San Ferdinando. Il progetto della Fondazione offre ai giovani lavoratori opportunità di studio e formazione, oltre che di alloggio temporaneo all’ostello di Polistena, realizzato anche con il contributo della Fondazione Il Cuore si scioglie all’interno del palazzo di Piazza Valarioti, confiscato alla ‘ndrangheta.

Info

www.e-coop.it/buoniegiusticoop

www.milanfoodlaw.org

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