I liquidi per l’igiene orale

Scritto da Monica Galli |    Febbraio 2016    |    Pag. 18

Esperta in scienze dell'alimentazione e merceologia alimentare Lavora nella formazione professionale di cuochi, pasticceri e camerieri-barman. Nel 2000, insieme ad Alessandra Pesciullesi, ha costituito uno studio associato che si occupa della divulgazione di informazioni sull'alimentazione e la merceologia alimentare, tenendo corsi per il Comune di Firenze e per alcuni quartieri cittadini. In quest'ambito nasce anche la collaborazione con l'Informatore.

Fotografia di F. Giannoni

Collutorio

Necessari per l’igiene della bocca sono filo interdentale, spazzolino e dentifricio. Il collutorio è un prodotto ausiliario, non sufficiente da solo per una pulizia adeguata.

I dentisti sono scettici sull’efficacia declamata dalle pubblicità che ne raccomandano l’uso quotidiano. Per gli esperti l’abitudine più efficace è accompagnare ogni pasto con un energico “spazzolamento”.

Di sicuro non esistono controindicazioni all’uso dei collutori, se si seguono le raccomandazioni riportate in etichetta: non darlo ai bambini sotto i 6 anni e non ingoiarlo.

Tipi in commercio

La normativa che regolamenta la produzione e la vendita dei collutori è quella dei cosmetici (Reg CE 1223/2009), infatti sono venduti in profumerie e supermercati oltre che in farmacia (come prodotti ‘da banco’).

Sono usati quotidianamente come rinfrescanti, lenitivi, blandi disinfettanti e soprattutto come profumo per il nostro alito. Solo a volte sono prescritti dai dentisti, in seguito a interventi chirurgici o per aiutare (non curare) certe patologie.

Di recente si sono aggiunte formulazioni sbiancanti e anche specifiche per i bambini, da usare comunque al di sopra di 6 anni: i più piccoli potrebbero ingoiare il prodotto.

Composizione

Le formulazioni sono per tutti piuttosto simili. La base è una soluzione di acqua e solventi-emulsionanti: fra i nomi più ricorrenti, isopropil miristato, ottidodecanolo, polaxamer 407, sodium lauril solphate, peg40 hydrogenated casor oil,più noto come olio di ricino).

Perché il sapore sia gradevole e dolciastro, si aggiungono dolcificanti non cariogeni: xilitolo, saccarina, sucralosio, sorbitolo, Hydrogenated Starch Hydrolysate, glicerina, acesulfame di potassio. Il colore (verde, azzurro e rosa, in varie tonalità) è dovuto all’effetto di vari coloranti. Fra i più comuni CI 42050 e CI 42090, dove CI sta per Color Index e il numero rappresenta l’identificativo del colorante stabilito dalla normativa europea.

Perché non si perdano le proprietà del prodotto nel tempo, bisogna mantenere costante il pH: per questo nella formulazione leggiamo nomi come fosfato di sodio (sodium phosphate), fosfato di calcio (calcium phosphate) e idrossido di sodio (sodium hydroxide).

In molti prodotti c’è l’alcol etilico (in etichetta, indicato come alcol). Non è aggiunto come disinfettante, ma per potenziare l’effetto rinfrescante.

L’alcol causa una vasodilatazione dei capillari nella mucosa orale. Inizialmente dà una sensazione di forte calore dovuta all’afflusso di sangue; disperso il calore, rimane la sensazione di freddo intenso (“glaciale”, secondo molte pubblicità).

Chi preferisce collutori senza alcol, legga gli ingredienti sull’etichetta ed escluda quelli che lo contengono.

I principi attivi

Fra i più usati, estratti e oli essenziali vegetali come mentolo, tymolo, eucaliptolo, limonene, geraniolo, estratto di salvia officinale, olio di mirra. Il loro effetto è rinfrescante e lenitivo, hanno azione locale sulle alitosi e hanno anche leggere proprietà batteriostatiche.

Per potenziare l’effetto disinfettante, si aggiungono molecole più efficaci; la più potente è la clorexidina.

Molti dentisti consigliano l’uso di collutori con questa sostanza solo in particolari momenti (dopo interventi o in seguito a infezioni) e per brevi periodi, soprattutto perché con un uso prolungato possono comparire sui denti macchie scure che solo una pulizia in ambulatorio può togliere.

Meno potente è il triclosan su cui nei primi anni del 2000 ci fu un dibattito che ha portato il Comitato scientifico per i prodotti cosmetici della Commissione europea a riesaminarne i rischi. La conclusione fu che non ci sono evidenze che rendono necessario modificare quanto stabilito dalla normativa attuale.

Un blando disinfettante, aggiunto anche nei prodotti per bambini, è il cetylpiridinium chloride associato allo zinco (sotto forma di cloruro o citrato) a potenziarne gli effetti.Infine si possono trovare benzoato di sodio e acido benzoico che hanno anche il ruolo di conservanti del prodotto stesso.

Consigli utili

Senza mai escludere spazzolino, filo e dentifricio, i consigli della nonna non sono sbagliati. La carie è favorita da un ambiente acido (pH inferiore a 7) che si sviluppa dopo aver mangiato. L’abitudine di fare sciacqui con acqua e sale o bicarbonato facilita il ritorno alla normalità.

Anche l’uso di decotti e infusi con erbe aromatiche come rosmarino, menta, salvia e malva ha il suo perché: i loro principi attivi, oltre a essere rinfrescanti e combattere l’alitosi, hanno anche un blando potere batteriostatico.

Fotografie di F. Giannoni

Alitosi

Profumi di bocca

Alitosi è sinonimo di alito cattivo, dovuto a fattori molteplici e spesso banali. La causa più nota a tutti è alimentare: aglio e cipolla contengono solfuri di odore cattivo che sono riemessi dalla pelle e, espirando, da bocca e naso.

La causa più frequente, però, è una scarsa igiene orale che favorisce la crescita di batteri fermentanti.

Se l’igiene è ben fatta, una persistente alitosi potrebbe essere causata anche dalle carie, cioè da quei ‘fori’ nei denti in cui è facile il ristagno dei residui di cibo, nutrimento di batteri alitogeni.

Molto più rare sono le alitosi dovute a patologie come il reflusso gastroesofageo o problemi delle vie respiratorie.

L’alitosi infine può essere causata anche dall’assunzione di alcuni farmaci, come certi antibiotici o antidepressivi, oppure da alcune abitudini come fumare o bere alcol.