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L'ultimo sigillo

Scritto il 01/02/1997

Sempre più prodotti con il bollo rosso Iso 9000. Certifica la qualità produttiva non quella del prodotto

L'ultimo sigillo
Certifica la qualità produttiva non quella del prodotto.
Sembra un timbro di ceralacca, in realtà è un certificato di garanzia. Ormai compare sulle confezioni di molti prodotti, ma in Toscana la prima a potersene fregiare è stata la Mukki latte. E' un piccolo sigillo rosso e sta ad indicare che metodi e criteri adottati in tutte le fasi del processo di produzione sono stati rigorosamente controllati. A garantirlo è il Csqa, l'ente per la certificazione dei sistemi di qualità delle aziende agroalimentari, che fa capo all'istituto lattiero caseario e di biotecnologie alimentari di Thiene. L'iter è piuttosto complesso e coinvolge numerose normative nazionali ed internazionali dalle sigle comprensibili solo agli addetti ai lavori. All'interno del rosso sigillo compare ad esempio la sigla Uni En Iso 9002: Iso letteralmente significa 'International standard organization', ovvero le regole internazionali che regolamentano i processi di fabbricazione di un prodotto; En (European norma) sono le stesse norme recepite dai paesi europei; Uni, infine, è l'ente nazionale italiano di unificazione e di verifica per la corretta attuazione dei regolamenti internazionali. Le norme vengono poi suddivise in base alle diverse categorie di appartenenza: il gruppo 9000 riguarda i prodotti alimentari e il 9002 - quello scelto dalla Mukki - vigila sulla qualità nei processi di produzione e di commercializzazione, dalla lavorazione delle materie prime (oltre 45 milioni di litri di latte raccolti ogni anno in 700 fattorie toscane) all'assistenza post-vendita. Far certificare il proprio sistema di qualità da un organismo ufficialmente riconosciuto - come il Csqa - è uno dei metodi più diffusi tra le aziende per dimostrare l'affidabilità dei propri prodotti, anche se non è obbligatorio.
«In un'organizzazione meno gerarchica dell'azienda, dove il vertice è più vicino alla base lavorativa, ogni singolo comparto contribuisce al miglioramento dei processi di produzione, - spiega Antonio Bandino, direttore commerciale della Mukki latte -. Tutta l'azienda è tesa a soddisfare le esigenze del cliente: dai fornitori ai distributori, dagli operai delle linee di trasformazione ai tecnici che vigilano sui computer, tutti partecipano all'operazione qualità».
La prima regola da seguire - dopo aver scelto la norma per cui si richiede la verifica - è mettere tutto nero su bianco. Un'azienda che decide di sottoporsi al controllo dell'ente certificatore deve riportare per iscritto tutti i passaggi produttivi - individuandone responsabilità e modalità operative - nel manuale che formalizza le procedure gestionali dei vari settori. Numerosi sono i capitoli che lo compongono, oltre 250 i punti di valutazione sull'intero iter, dal ricevimento della materia prima alla consegna del prodotto, dal controllo delle apparecchiature alla qualità igienica, dalla gestione della documentazione alla formazione del personale.
«Il cliente soddisfatto è la migliore garanzia di qualità - spiega Remo Pancini, ex direttore igienico sanitario e adesso direttore del sistema qualità Mukki latte -. Abbiamo sezionato la produzione in tante piccole parti, nelle quali ognuno è fornitore e cliente al tempo stesso: è il principio della qualità totale, sviluppata dagli Stati Uniti nella seconda guerra mondiale e poi applicata dal Giappone all'industria civile». Gli esperti economisti affermano che i danni - e le perdite - causate da una 'non qualità' possono incidere negativamente sul 50 per cento di un fatturato aziendale. «Per questo abbiamo ritenuto opportuno attivare un sistema che tenesse costantemente sotto controllo i processi di produzione - continua il dott. Pancini -. Siamo certi così di ridurre al minimo il rischio di errori e di scarti nella produzione».
L'ente di controllo sottopone l'azienda a visite ispettive periodiche, durante le quali le varie fasi della produzione vengono controllate attentamente e confrontate con quanto riportato sul manuale del sistema qualità. La certificazione ha una validità triennale, dopodiché la raccolta e l'analisi dei dati deve essere rinnovata. L'attestato rilasciato dall'ente certificatore, comunque, non definisce il livello qualitativo del prodotto - non afferma cioè che è il migliore in assoluto - ma assicura semplicemente che questo livello è sempre costante, in proporzione al tipo di prodotto e alla strategia aziendale che si vuole perseguire (l'obiettivo può essere, ad esempio, ottenere il miglior livello qualitativo possibile al minor prezzo).
Non sono ancora molti i fornitori di prodotti alimentari certificati dal Csqa ma non è difficile prevedere un consistente aumento delle richieste di verifica in un prossimo futuro. E saranno le stesse aziende ad esigerlo, come ulteriore garanzia allo stretto rapporto fra produttori, fornitori e consumatori.

Quelli del bollo rosso
E' il primo ente italiano di certificazione nel settore alimentare. Istituito nel 1990, il Csqa (certificazione dei sistemi di qualità delle aziende agroalimentari) ha sede a Thiene, in provincia di Vicenza, dove dal 1926 opera l'Istituto lattiero caseario e di biotecnologie alimentari. Vi lavorano otto esperti - biologi, agronomi, chimici - e vi collaborano 50 valutatori qualificati secondo norme internazionali.
Mukki a parte, sono circa una quarantina le aziende italiane che hanno superato l'esame del Csqa, sottoponendo a verifica il proprio sistema di produzione e ottenendo il certificato di qualità. Una piccola percentuale - meno dell'1 per cento rispetto al totale delle 4 mila 500 aziende 'promosse' dall'ente - ma destinata ad aumentare nel giro di pochi anni. Molte delle aziende certificate sono del settore lattiero-caseario, della ristorazione collettiva, delle conserve e delle acque minerali: il sigillo rosso, ad esempio, compare già da un po' sulle confezioni di acqua Vera e Uliveto.
«La certificazione del sistema qualità è nata come un'esigenza del settore chimico e meccanico - spiega il dottor Pietro Bonato, dirigente del sistema di certificazione Csqa - ma sono sempre di più le aziende che la richiedono come ulteriore garanzia sui propri fornitori». La tutela dei diritti del consumatore, così di attualità in questi ultimi anni, ha sicuramente contribuito - e ancora contribuirà - a una maggiore attenzione ai processi produttivi delle industrie alimentari, che in Italia sono oltre 40 mila.
Grandi novità si preparano sul fronte della certificazione: finora infatti i controlli sono stati eseguiti sulle procedure adottate nella produzione, ma presto la Csqa potrà certificare - unico ente in Italia - la qualità e le caratteristiche del singolo prodotto e non del suo sistema di fabbricazione. Sarà un traguardo importante, soprattutto per i consumatori, che potranno così disporre di una garanzia e di uno strumento di valutazione in più su quello che quotidianamente compare sulla tavola di tutti.

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Febbraio 1997

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