Le buone pratiche per contrastare il cambiamento climatico

Scritto da Silvia Amodio |    Settembre 2017    |    Pag. 6

Giornalista e fotografa Milanese, laureata in filosofia con una tesi svolta alle isole Hawaii sulle competenze linguistiche dei delfini. Ha collaborato come giornalista free-lance con settimanali e mensili (Famiglia Cristiana, Airone, D la Repubblica delle Donne, l'Espresso, Mondo Sommerso, New Age), scrivendo sempre di animali e accompagnando gli articoli con le sue foto. Ha lavorato anche all'enciclopedia sul gatto della De Agostini. Negli ultimi tempi la fotografia d'autore è divenuta la sua occupazione principale.

mercalli sul ghiacciaio

Foto F. Borrelli

Il personaggio

È noto al grande pubblico per la rubrica, durata 11 anni, in onda nella trasmissione “Che tempo che fa” di Fabio Fazio su Rai 3, per averne condotto una tutta sua, “Scala Mercalli’’, sulla stessa rete, ed ora su “Rai News” con le “pillole” ambientali. Luca Mercalli prima di essere un grande (e simpatico) divulgatore scientifico è un autorevole ricercatore che opera nel campo dei cambiamenti climatici e presiede la Società meteorologica italiana, la più antica associazione in questo settore, fondata nel 1865.

«Credo che per essere dei bravi divulgatori si debba essere prima di tutto delle persone preparate e attive nel settore di cui ci si occupa – spiega lo scienziato –. A dire il vero io non pensavo che mi sarei dedicato così tanto alla comunicazione. All’inizio della mia carriera mi occupavo di scienza pura, passavo molto tempo sui ghiacciai in solitudine a studiare i cambiamenti climatici. Mi piaceva moltissimo, ma poi, quando mi sono reso conto che queste straordinarie e importanti formazioni naturali si stavano ritirando sotto i miei piedi, con tutte le conseguenze che ne sarebbero derivate, ho sentito l’urgenza di fare qualcosa per portare a conoscenza delle persone l’emergenza in cui ci troviamo. Ecco perché ancora oggi mi divido tra studio e divulgazione».


Un piccolo pianeta

Le parole emergenza, cambiamenti climatici, catastrofi naturali, gas serra, deforestazione, sono all’ordine del giorno, riempiono le pagine dei giornali, dei talk show, sono argomenti dibattuti nei convegni internazionali e durante incontri politici. Si sa che questo disastro è il risultato di una serie di nostri comportamenti scellerati e di un’eccessiva antropizzazione a danno dell’ambiente. Eppure, mentre il pianeta che ci ospita si ammala sempre di più, il responsabile di tutto questo, l’essere umano, sonnecchia, non reagisce e prende le distanze, come se i guai, da lui stesso causati, non lo riguardassero. «È quello che mi fa più male e che non capisco: l’indifferenza – prosegue lo scienziato –. Per anni mi sono impegnato, attraverso il mio lavoro, per far capire alla gente quanto è importante preservare e custodire l’ambiente per la nostra stessa salute. A trent’anni credevo che avrei cambiato il mondo, ora devo registrare, a malincuore, una grande insensibilità. Viviamo in un’era dove, grazie a internet, non è possibile non essere informati, c’è una fetta di popolazione attenta e preparata ma altri, troppi, pensano che quello che sta succedendo intorno a noi non li riguardi direttamente. Invece ciascuno di noi si deve assumere delle responsabilità: anche papa Francesco nella sua enciclica invita a trasformare gli allarmi della scienza in un comportamento etico quotidiano. Ci si deve rendere conto che quello che stiamo passando è un periodo nero nella storia dell’umanità. Dobbiamo prendere coscienza della gravità della situazione, cambiare atteggiamento mentale e capire che è il momento di affrontare il problema».


Che fare

«In uno dei libri che ho scritto, Prepariamoci (ed. Chiarelettere), racconto, attraverso la mia esperienza personale, che è possibile, con piccoli gesti quotidiani, cambiare il destino del pianeta. Ho fatto un orto, che annaffio con acqua piovana, ho messo i doppi vetri alle finestre per evitare la dispersione termica, ho installato i pannelli solari, faccio la raccolta differenziata e mi muovo con i mezzi pubblici e l’auto elettrica. Non solo questo è possibile, ma nel tempo porta anche un bel risparmio economico! Ho due nipotini – conclude Mercalli – e il mio impegno lo dedico a loro. Non sono convinto di riuscire nella mia missione, ma guardandoli negli occhi voglio essere certo di averci provato».


L’intervistato

Luca Mercalli, ricercatore, divulgatore e presidente della Società meteorologica italiana

www.nimbus.it

pilloledimercalli.blog.rainews.it


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