I 150 anni della casa editrice fiorentina Salani

Giornalista e scrittore Caporedattore per oltre un ventennio del quotidiano "La Nazione", è stato collaboratore del "Ponte" e de "L'Espresso". Profondo conoscitore della storia fiorentina e toscana, alla quale ha dedicato numerosi volumi. Ha curato a lungo i problemi della scuola, redigendo manuali e fondando le riviste "Tuttoscuola" e "Palomar". Ha diretto a Firenze l'emittente televisiva Rete A, al suo attivo ha anche una collaborazione trentennale con la RAI.

A guidare la danza della cultura popolare in Italia nei primi cinquant'anni del Novecento fu Firenze, grazie a due personaggi (che avevano all'attivo sì e no la terza elementare) che fondarono e fecero crescere due case editrici oggi entrate nella storia anche letteraria. Furono Giuseppe Nerbini e Adriano Salani (va da sé che intanto alla cultura alta serviva un altro editore, vedi caso anche lui di Firenze, che era Attilio Vallecchi).

Quest'anno cade il centocinquantenario della fondazione della Casa editrice Salani; Milano - con qualche indispettita delusione di Firenze - ha dedicato (si chiude il 6 gennaio 2013) una grande mostra degli archivi della casa editrice. Una mostra importante, perché gli archivi sono in buona parte formati da migliaia di illustrazioni che i grandi ‘figurinai' dell'epoca allestirono soprattutto per i libri da ragazzi; fra questi spicca il grandissimo Carlo Chiostri. Quanto a Nerbini, fra un paio d'anni cadranno i centoventi anni dalla fondazione della casa editrice.

Di Nerbini basta aggiungere che, giornalaio in piazza Madonna e poi in via Martelli, ebbe l'intelligente uzzolo di tentare di offrire alle classi popolari giornali e riviste scritti per loro. Mazziniano, poi a lungo socialista, con un approdo finale al fascismo, diresse giornalini come ‘La frusta' e ‘Il lampione'; poi pubblicò i primi libri, uno dei quali era La redenzione della donna nel socialismo. Seguirono opuscoli e testi proletari firmati da autori importanti come Paolo Valera, Andrea Costa e perfino Proudhon.

In un decennio pubblicò più di trecento volumi, e più tardi ebbe il merito di introdurre in Italia il fumetto (nel '32 stampò a Firenze il disneyano ‘Topolino'), facendo poi seguire il fortunatissimo settimanale per ragazzi ‘L'avventuroso'.

Uno stuolo di grandi illustratori, come Scarpelli, Sarri, Scagliarini, Moro, e perfino il giovanissimo Federico Fellini, popolò di geniali disegni le opere e anche i giornali fra cui il celebre umoristico ‘420'. Ma oggi qui è di Salani che si vuol parlare.

 

Fiorentino doc

Figlio di un ortolano e senza studi, dopo aver lavorato come tipografo presso Le Monnier, fondò, era il 1862, una sua piccola tipografia in via San Niccolò. Allora le classi popolari, senza cinema né televisione, avevano pochi svaghi e nulla che avesse un lontano profumo di cultura.

Pensò quindi di stampare fogli volanti o opuscoletti con storie di miracoli, avventure di eroi o cronache di delitti: il successo fu immediato. Ecco Salani trasferirsi nel viale dei Mille, quando ad accompagnare il suo lavoro entrò anche il figlio Ettore.

Fra le opere di grande successo pubblica Il canzoniere dei fanciulli e Il canzoniere del popolo, nonché fortunatissimo un Segretario galante e perfino un trattato di Magia prestigio e giochi di famiglia che facevano strana compagnia alle biografie dei fratelli Bandiera e di Ciro Menotti.

Fiorentino doc, Salani pubblica anche una collezione stenterellesca di oltre sessanta farse e commedie della maschera fiorentina. Il successo aumentava al giro di boa del secolo, rafforzato anche da numerosi libri dedicati al banditismo e ai briganti meridionali: le storie di Stefano Pelloni, di Musolino, di Ghino di Tacco.

Nel caotico ma interessante catalogo di quegli anni spiccano accanto a una Divina Commedia, parafrasata in prosa, anche i truculenti romanzi di un'autrice già allora famosa, Carolina Invernizio. Più tardi è la volta dei romanzi popolari parigini da I misteri di Parigi di Eugéne Sue (che con poca fortuna il fiorentino Collodi riprenderà nei suoi I misteri di Firenze) fino a Il padrone delle ferriere di Ohnet, nonché romanzoni di Dumas e gioielli di Jules Verne.

Cattolico fervente, Ettore Salani (che avrà una decina di figli) si fregia anche di curiose incursioni nella cultura alta, pubblicando per esempio tutte le opere di San Tommaso.

 

Geniale editore

Chi scrive ricorda ancora la grande tipografia che dava su viale dei Mille ma aveva anche una piccolissima porta sul parallelo viale Volta dove non di rado si poteva incontrare la robusta figura con grandi occhiali di tartaruga di questo semplice ma geniale editore.

Poi, vennero giorni difficili e il dopoguerra. Salani continuava ad avere un suo pubblico con i ‘romanzi per le signorine' e con le collane per ragazzi, nonché con una serie economica e non volgare di classici. Ma ormai l'industria culturale incalzava ed erano già apparse le prime fortunate dispense dei milanesi fratelli Fabbri e la televisione faceva il resto.

Negli anni Ottanta, uno dei più sagaci editori italiani, Mario Spagnol, rilevò la ormai defunta casa editrice annettendola alla sua Longanesi. Il frutto più goloso di questa annessione fu l'acquisto dello straordinario archivio di disegni e illustrazioni conservati dalla Salani e che rappresentavano e rappresentano un patrimonio visivo e narrativamente rilevante. Soprattutto un illustratore come Chiostri, già da noi citato, è senza dubbio uno di quegli artisti per il popolo e per i bambini le cui fantasia e genialità sono uno specchio dell'Italia di mezzo secolo.

Salani è stato proposto dunque a Milano; peccato che questa occasione non sia toccata a Firenze dove Salani ha vissuto e dove ha così bene lavorato, quando l'editoria era un'altra cosa.