Su internet un ibrido fra linguaggio parlato e scritto, anzi digitato…

Scritto da Vera Gheno |    Maggio 2016    |    Pag. 7

Membro della redazione della consulenza linguistica dell’Accademia della Crusca.

Responsabile del profilo Twitter ufficiale.

Vera Gheno

Accademia della Crusca

Come “parla” la Rete? La risposta è complessa: la Rete è un contenitore il cui contenuto varia in base a molti fattori.

In un certo senso, esso rispecchia le competenze linguistiche e comunicative dell’utente: la lingua, quindi, potrà essere corretta e adattata al contesto, come pure manifestare, in altri casi, alcune mancanze.

La comunicazione in Rete richiede abilità specifiche: le principali sono sintesi e pregnanza semantica.

In alcuni casi, l’esigenza è acuita dai limiti tecnici del mezzo di comunicazione impiegato. Twitter, ad esempio, permette di inviare messaggi di soli 140 caratteri: l’utente dovrà condensare il suo pensiero in uno spazio così limitato.

Al di là di questo aspetto che accomuna, seppure con sfaccettature diverse, tutti i canali di comunicazione che passano per la rete, in contesti particolarmente informali come i social network si incontrano usi linguistici peculiari.

I linguisti, negli ultimi decenni, hanno definito questo linguaggio un ibrido parlato-scritto: testi “fisicamente” scritti, anzi, digitati, che presentano però le caratteristiche del parlato (a bassa formalità): scarsa pianificazione, frasi brevi e raro ricorso alla subordinazione, poca attenzione alla forma rispetto al contenuto.

Recentemente, il linguista Giuseppe Antonelli ha affermato che si tratta del primo, vero italiano scritto davvero informale, che risulta insolito perché siamo abituati a considerare la lingua scritta più formale di quella parlata.

L’italiano che incontriamo sui social network è ricco di tachigrafie, ossia scritture veloci, quali cmq per ‘comunque’ o nn per ‘non’, la x al posto di ‘per’ e la k per il digramma ch (xké invece di ‘perché’); prosperano sigle e acronimi, come IMHO per in my humble opinion ‘secondo me’, LOL per laughing out loud ‘rido’, o il classicissimo TV(TTT)B ‘ti voglio (tanto tanto tanto) bene’; abbiamo troncamenti, come asp per ‘aspetta’ o risp per ‘rispondi’: tutte tecniche per comunicare di più e con maggiore velocità in uno spazio ridotto.

Ricordiamo altri due elementi rilevanti di questa lingua: l’inglese e il gioco linguistico. La presenza dell’inglese è legata al fatto che la tecnologia stessa deriva da paesi anglofoni; non è insolito che un’innovazione rechi con sé il lessico (pseudo-) tecnico dalla sua lingua di origine.

Ecco perché abbiamo parole come backuppare, resettare, password o selfie. In alcuni casi è possibile usare delle traduzioni; in altri, il significato dell’espressione sarebbe meno preciso. Per quanto possa risultare fastidioso ad alcuni, l’inglese (in dosi contenute) fa parte, intimamente, della lingua della Rete.

L’altro grande ambito che sovente desta stupore, quando non scalpore, è quello dei neologismi.

Si trovano verbi come lollare ‘ridere’, derivato dal già citato LOL, stellinare o cuorare (mettere il “mi piace”, che su alcune piattaforme corrisponde a un pulsante a forma di stellina o cuore) o settordici, un numero immaginario molto grande.

La maggior parte di queste parole probabilmente non entrerà nel vocabolario, ma vivrà, per un certo periodo, circoscritta a questo specifico ambito.

Non occorre preoccuparsi per tali espressioni di creatività, o del fatto che la Rete possa distruggere l’italiano. È un nuovo contesto d’uso al quale la nostra lingua sembra adattarsi senza particolare sforzo, e questo, come afferma Tullio De Mauro, è un segno di salute del nostro idioma; casomai, è la cultura degli italiani a non passarsela benissimo, e la Rete non fa che riflettere tale debolezza culturale. Non serve usare meno la Rete, ma potrebbe essere molto utile, a tutti, leggere qualche libro in più.


Notizie correlate

“Stravizzi” accademici

I banchetti dei Cruscanti, eruditi burloni e amanti della buona cucina


La copertina del calendario 2016 di Unicoop Firenze dedicato all'Accademia della Crusca

Le pale della Crusca

Il calendario 2016 per i soci dell’Unicoop Firenze


Le parole delle feste

Le storie e le tradizioni del periodo natalizio raccontate dal presidente dell’Accademia della Crusca


La farina e la Crusca

L'accademia che studia come cambia e si trasforma l'italiano con i nuovi mezzi di comunicazione, la tecnologia, l'immigrazione.


I guardiani della lingua

Da quattro secoli separano il buono (la farina) dal cattivo (la crusca) dell'italiano. Intervista a Francesco Sabatini