Il pagamento con carta di credito più facile con la strumentazione digitale per la firma

Foto A. Fantauzzo

Le lettere dei soci

Ho appena letto la risposta ad una socia sul numero di marzo dell’“Informatore”. Già il titolo Bufala sul web è quanto mai fuorviante e inesatto. La legge di stabilità non prescrive alcunché riguardo all'esibizione di un documento al momento del pagamento. E il link da voi riportato, rimanda ad una pagina della Polizia postale che dice: “Anche i commercianti dovrebbero adottare alcune cautele, effettuando semplici controlli per ridurre le possibilità di frodi: verificare documento di identità del cliente nel caso di utilizzo di carte di credito”; “dovrebbero”… non “possono”. In effetti, nessuna norma autorizza gli esercenti commerciali a richiedere l'esibizione del documento di riconoscimento, anzi, il Testo unico delle leggi in materia di Pubblica sicurezza (Tulps) legittima alla richiesta unicamente determinati soggetti, ossia i pubblici ufficiali, quali ad esempio Carabinieri, Polizia, Guardia di finanza, Vigili urbani e addetti a un pubblico servizio (ad esempio i controllori in treno o in autobus). L’unico controllo che l’esercente può fare è tra la firma sulla carta di credito e quella apposta sullo scontrino. Spero vivamente che vogliate correggere la vostra posizione.

A. Q. – Pistoia

“Non vi siete adeguati alla legge che stabilisce che il cliente dal 1.1.2016 non è più tenuto a presentare il documento d’identità per l’utilizzo della carta di credito”, è questa la “bufala” che circola sul web e che riportava la socia. Come dice anche il signor Quinzi, la legge non dice niente a proposito del documento d’identità. Richiedere la carta d'identità è per noi una seccatura in più, come per il cliente, e per noi rappresenta un costo in termini di tempo, quindi se non ci fossero stati rischi per noi e per il titolare della carta di credito, ne avremmo fatto volentieri a meno. Per fortuna da qualche settimana, con l’introduzione della strumentazione digitale per la firma, è stata data la direttiva ai nostri addetti alle casse di non chiedere più il documento di identità. Ora lo chiedono solo in caso di palesi incongruenze, ad esempio un uomo con carta a nome di una donna.

Carta e vaschette

Come mai la Coop non toglie dalla vendita, per esempio di frutta e verdura, le vaschette di plastica e polistirolo? Sarebbe un passo significativo per l’ecologia! Questo aspetto merita un impegno maggiore, anche nell’informare il consumatore con campagne sul territorio spendendo qualcosa in più per informare adeguatamente i clienti nei punti vendita.

D. C. – email

Per la sostituzione delle vaschette in plastica nell’ortofrutta siamo un pezzo avanti. Abbiamo chiesto a tutti i nostri fornitori, dove è possibile, di sostituire la plastica con il cartone o cartoncino. In questo modo in un anno (2017) sono state risparmiate tre milioni e mezzo di vaschette in polistirolo o plastica, rispetto all’anno precedente. Certo non è possibile, per i prodotti umidi o per la frutta matura, passare del tutto alla carta. E poi non tutti i fornitori sono attrezzati per le nuove confezioni, però insisteremo in questa direzione.

Carne e salute?

Mi riferisco all'articolo Cibo e falsità sull'“Informatore” di maggio. Resto sconcertata nell'apprendere che non ci possiamo fidare neppure di quanto dichiara l'Organizzazione mondiale della sanità in merito alla sicurezza sui cibi! Nondimeno si dice che anche il problema della mucca pazza è stato esageratamente “gonfiato”. A questo proposito ricordo che fu vietato il consumo di alcuni tagli di carne tra cui la nostra bistecca. Quindi le “fake news” in questi casi non sono originate da persone non competenti in materia o dai mass media che tendono a distorcere le informazioni, ma da organismi a cui viene riconosciuta una certa credibilità. Di chi ci dobbiamo fidare? A chi dobbiamo credere? Il tema è importante per i consumatori: la salute! Si mangia meno carne perché siamo ormai convinti che non fa bene consumarne troppa! E perché siamo dubbiosi che sia un cibo così sano e sicuro. Guarda caso nello stesso “Informatore” c'è un articolo in cui si esalta la notizia di minor uso di antibiotici negli allevamenti. Sono quindi convinta che la diminuzione del consumo di carne non sia dovuta solo alle “fake news” ma a scelte salutistiche ed etiche dei consumatori. E il tentativo di farci sentire in qualche modo responsabili di una possibile crisi del settore mi lascia assai perplessa.

L. M.

Abbiamo fatto nostra la campagna per la “piramide alimentare” che mette al primo piano frutta, verdura, cereali, legumi, con carne e salumi solo in cima, per un consumo limitato. L'articolo pubblicato dà conto di un convegno dell'Accademia dei Georgofili con la quale abbiamo un patto di collaborazione. È chiaro, nell'articolo, che le opinioni espresse sono rappresentative degli interessi degli allevatori e dell'industria agroalimentare. Però non è vero che si smentiscono le raccomandazioni dell'Oms, come di altre evidenze scientifiche. Le critiche che abbiamo riportato sono al modo di fare comunicazione, che trasforma un possibile agente cancerogeno in “fa venire il cancro”. Noi siamo per una dieta equilibrata e facciamo orientamento in questo senso. Siamo per allevamenti a basso impatto ambientale, con metodi che abbiano come fine il benessere animale, che non miri alla quantità ma alla qualità. Da noi poi si trovano tutti i vegetali e i prodotti vegetariani e vegani con un peso e un'esposizione anche superiore a quella effettiva di vendite e di mercato. Non per questo possiamo censurare opinioni diverse e legittime.

La mala educazione

Non sopporto più la maleducazione della gente che lascia nei carrelli cartacce, buste, scontrini o quando, ancora peggio, li buttano per terra. Ma io mi chiedo, queste persone non sono mai uscite fuori dall’Italia ? Non hanno visto che nei paesi civili non ci si comporta così? Allora i cestini a casa servono. Sarà che io ho vissuto più di dieci anni in Germania dove fare la raccolta differenziata era normale già 35-40 anni fa e ho visitato tante città europee; da nessuna parte ho visto tanta maleducazione come qui da noi, e sto parlando della civile Toscana. Noi siamo ricchi di cose belle che però non rispettiamo: tutto ciò che è pubblico non è di nessuno. Direte, e noi cosa possiamo farci? Io credo invece che qualcosa si potrebbe fare… vedo che c’è spesso un ragazzo in divisa, ecco lui potrebbe incominciare a rimproverare questi incivili quando li coglie sul fatto. Io quando vedo queste scorrettezze glielo faccio notare (è più forte di me) ma mi mandano a quel paese o mi ignorano.

R. A. – Borgo a Buggiano (PT)

I fagioli del faraone

Dal vostro sito ho letto che i fagioli cannellini a marchio Coop provengono dall'Egitto; vorrei sapere se potete darmi garanzie sulla bontà del prodotto per quanto riguarda i prodotti chimici utilizzati per la coltivazione; vorrei sapere se voi effettuate dei controlli relativamente a questo problema. Essendo vegetariano mangio da tanti anni questi fagioli e sono preoccupato per la mia salute.

S. A. – Tirrenia (PI)

Dalla fine degli anni '50, in Italia si è assistito a una progressiva riduzione della coltivazione dei legumi destinati alla produzione industriale. A solo titolo di esempio, la superficie coltivata a fagioli secchi dal 1961 ad oggi è passata da 365.000 a 7000 ettari, le lenticchie da 21.000 a 2000 ettari, i ceci da 79.000 a meno di 7000 ettari, con una riduzione media del 90%. Per questo l'importazione si è resa necessaria. Pertanto, la quasi totalità del prodotto presente nella distribuzione moderna proviene dall'estero. Sui prodotti biologici della linea Vivi verde, Coop ha attivato diversi livelli di controllo, da quelli operati dal fornitore ai controlli svolti direttamente da Coop, con criteri di certificazione di prodotto biologico ed equivalenti al sistema di controllo del biologico italiano. In generale, Coop ha deciso di impegnarsi per un prodotto a proprio marchio che sia: sicuro, buono, etico, rispettoso dell'ambiente e conveniente; questo a prescindere dalla provenienza delle materie prime utilizzate. (a cura del Servizio clienti, Coop Italia)

Sultanina non allergica

Mi è stata riscontrata una elevata allergia ai solfiti. Vorrei gentilmente sapere se nella confezione di uva sultanina disidratata Coop ci sono. Sull'etichetta c'è solo la dicitura uva e olio di cotone, ma essendo un prodotto dove normalmente si usano, e in elevate dosi, vorrei la conferma.

C.F. – Certaldo (FI)

Confermiamo che i solfiti sono riconosciuti dalle norme come allergeni, pertanto se presenti nel prodotto devono essere indicati in etichetta. Nel caso dell’uva sultanina a nostro marchio confermiamo che non ci sono solfiti. (A cura dell’Ufficio qualità)

Muffa con foto

Ho comprato il vostro pane confezionato a fette integrale con i semi, confezionato il 2 aprile e con scadenza 11 aprile. Il 10 aprile a pranzo l'ho aperto per mangiarlo e sulla crosta c'era la muffa! Com'è possibile? Sono una che compra spesso i vostri prodotti, ma a questo giro ci sono rimasta molto male.

I. C. – Montale (PT)

Molto probabilmente la muffa è dovuta a piccoli fori sulla confezione, quasi sicuramente nella saldatura. Questi pani morbidi sono totalmente privi di conservanti e sono confezionati con atmosfera protettiva, che se alterata può favorire la formazione delle muffe. Non è una giustificazione ma la spiegazione della possibile causa. Naturalmente abbiamo rimborsato la socia scusandoci dell’inconveniente. (Marco Ponticelli, reparto Forneria-pasticceria)

Democratici per finta

Alcuni giorni fa ho partecipato, ammetto per la prima volta, ad una assemblea di votazione del bilancio. La prima cosa che mi ha stupito è stato il premio per partecipare all'assemblea... sarà l'età, ho pensato. Ho notato comunque che in sala i giovani erano una esigua minoranza, quindi ero in buona compagnia. I lavori dell'assemblea si sono svolti in modo lineare con assoluta concordanza sui temi proposti. È seguita una lunga quanto improduttiva discussione sul problema dei sacchetti per la frutta a pagamento: da casa/non da casa; nuovi/usati; riciclabili/non riciclabili. Tutto questo per il costo di 1 centesimo! A parte questo, i vertici ci hanno assicurato che tutto va bene, che le decisioni prese sono un miglioramento, che non ci sono difficoltà e che potevamo dormire sonni tranquilli. Così rassicurati e grati di aver concluso ad un'ora giusta ci siamo accomiatati. Mancavano i contenuti tipici di un’assemblea, almeno di quelle che conosco io, con discussioni e opinioni: si dovrebbe prendere coscienza di un ambiente per capirlo, viverlo meglio e contribuire al suo progredire. Realtà commerciali come la Coop non possono permettersi un’esposizione al di fuori di quella edulcorata del tutto ok, ma non vogliono nemmeno rinunciare alla certificazione delle assemblee sbandierate come momento di democrazia. Comunque se la cooperativa va bene ne sono contento; mi chiedo solo se avrà senso partecipare alla prossima assemblea.

D. B. – Colle di Val d’Elsa (SI)

Ha senso la partecipazione, proprio per parlare dei problemi e delle esigenze dei consumatori: i sacchetti, gli assortimenti, l’impatto ambientale, il rapporto con il territorio… e tante altre cose che interessano una cooperativa di consumatori. La discussione sul Bilancio d’esercizio, nell’assemblea della sezione soci alla quale ha partecipato il socio, è solo consultiva, serve per far sapere ai soci come sta andando l’impresa. Da statuto la responsabilità del bilancio è tutta del Consiglio di sorveglianza che l’approva e ne risponde. Quindi non c’è bisogno della “certificazione” per scaricare sui soci le responsabilità.