Le differenze fra uomini e donne si fanno sentire anche nelle cure

Scritto da Alma Valente |    Gennaio 2018    |    Pag. 44, 45

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

Farmaci

Uguali ma diversi, anche in medicina. Si sta facendo strada infatti la consapevolezza che moltissime malattie si manifestano in maniera differente negli uomini e nelle donne e che di conseguenza anche le cure debbano diversificarsi. Liliana Dell’Osso, Direttore della Clinica psichiatrica dell’Università di Pisa, spiega queste differenze.


Ansia, depressione e disturbi del comportamento alimentare sembrano colpire più le donne che gli uomini, ma qual è l’entità del fenomeno?

«La prevalenza dei disturbi d’ansia e della depressione nelle donne è doppia rispetto agli uomini. Per l’anoressia nervosa, la differenza aumenta fino a un rapporto di dieci a uno. Diversa è anche l’attenzione ai sintomi nei due sessi».


Quali sono le cause?

«A causa delle pressioni ambientali e del differente assetto ormonale, le donne reagiscono agli eventi avversi in modo meno efficace, concentrandosi più sul modificare le proprie emozioni che sulla risoluzione del problema. Non è esatto affermare che gli uomini si ammalino meno, ma lo fanno in modo diverso, per il loro assetto ormonale che influenza tanto la predisposizione allo sviluppo di alcune patologie che la risposta agli eventi che possono farle precipitare. Nelle donne sembra prevalere, in risposta allo stress, la produzione di sostanze come oppioidi ed ossitocina. Quest’ultima stimola l’attaccamento, la ricerca di interazione sociale e la riduzione dell'aggressività. Se le donne andranno più spesso incontro a sintomi ansiosi e depressivi, gli uomini, per la maggior responsività dell'adrenalina e del cortisolo, saranno più portati a condotte aggressive, impulsività, abuso di alcol e sostanze».


L'approccio terapeutico è differente? E la risposta ai farmaci?

«Benché gli studi siano ancora carenti, con l'affermarsi della medicina di genere abbiamo compreso che le differenze tra i sessi sono notevoli, e non solo nella psichiatria. È diversa la distribuzione del farmaco nell’organismo, a causa del minor volume ematico e della maggiore presenza di tessuto adiposo. Vi sono poi le variabili dovute sia al ciclo mestruale che alle diverse età della vita: tra l’età fertile e la menopausa nel corpo della donna cambia tutto, e questo si riflette anche sul metabolismo e sulla risposta ai farmaci. Vi è, poi, il complicato assetto della gravidanza, in cui alle variazioni ormonali si aggiunge il pericolo di eventuali effetti dei farmaci sul feto».


Con il cardiologo Pietro Amedeo Modesti, professore associato di Medicina interna all’Università di Firenze, facciamo il punto sulle differenze di genere nelle malattie cardiovascolari.


Esiste una differenza di genere nella prevalenza della malattia coronarica?

«Anche se le patologie cardiovascolari nell’opinione comune sono considerate una patologia prevalentemente maschile, in tutto il mondo sono la causa principale della mortalità per le donne. Anche in Italia nel 2014 i decessi per malattie circolatorie sono stati minori negli uomini rispetto alle donne. Negli uomini la mortalità per infarto è trascurabile fino ai 40 anni, emerge fra i 40 e i 50 e poi cresce di molto con l’età. Nelle donne il fenomeno inizia a partire dai 50-60 anni e cresce rapidamente».


A cosa è imputabile questo fenomeno?

«La maggiore età dell’insorgenza nelle donne sembra legata al ruolo protettivo degli estrogeni e alla loro riduzione con la menopausa, anche se è difficile distinguere l’effetto dell’età. I dati sui fattori di rischio di soggetti adulti di età compresa fra 35 e 74 anni, raccolti nel corso di due indagini svolte nel 1998-2002 e nel 2008-2012, mostrano che la prevalenza dell’ipertensione arteriosa è rimasta pressoché invariata negli uomini, mentre si è ridotta nelle donne. Al contrario, la prevalenza di ipercolesterolemia e di obesità addominale è aumentata sia negli uomini che nelle donne. La prevalenza di diabete è rimasta pressoché invariata nei due sessi».


L’approccio nella prevenzione e della terapia è differente nei due generi?

«Occorre ricordare che la terapia ormonale post-menopausa non è attualmente raccomandata per la prevenzione della malattia coronarica, perché non impedisce la progressione di aterosclerosi e può precipitare gli eventi acuti nelle donne anziane. L’ipertensione sembra essere più fortemente associata all’infarto miocardico nelle donne rispetto agli uomini, probabilmente in relazione ai cambiamenti che si verificano con la menopausa. Il controllo dell’ipercolesterolemia, migliorato nell’ultimo decennio, rimane ancora insufficiente e inadeguato, con una differenza di genere a sfavore delle donne. Inoltre, la sedentarietà permane elevata, per lo più nelle donne».


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