Organizzata dall’Accademia della Crusca per fare il punto sull’italiano di oggi

Scritto da Serena Wiedenstritt |    Marzo 2018    |    Pag. 4, 5

Accademia della Crusca

Soci in visita all'Accademia della Crusca - Foto D. Tartaglia

Cultura

“I numeri dell’italiano e l’italiano dei numeri” è il tema della Piazza delle Lingue 2018, in programma il prossimo 16 e 17 marzo a Firenze. La dottoressa Isabella Chiari dell’Università di Roma Sapienza interverrà sui numeri del vocabolario di base. L’“'Informatore” l'ha raggiunta per avere qualche anticipazione.


Cosa si intende per vocabolario di base e che numeri ha?

«Il vocabolario di base cui ci riferiamo è quello studiato per primo dal linguista Tullio De Mauro ed è composto dall’insieme delle 7000 parole più usate e capite nella lingua italiana. Da sole costituiscono più del 90% delle parole che usiamo nei testi e nelle conversazioni che intratteniamo normalmente. Sono quelle indispensabili per avere accesso all’uso della lingua scritta e parlata. Un altro punto di incontro fra numeri e parole per quanto riguarda il vocabolario di base sta nel fatto che il vocabolario si definisce attraverso analisi di statistica linguistica: si parte da un corpus di 20 milioni di parole per identificare le 7000 che usiamo di più».


Il vocabolario di base è variabile nel tempo?

«Una caratteristica del vocabolario di base, valida per tutte le lingue, è che si tratta di un nucleo di vocaboli sedimentati. Sono le parole concrete della vita quotidiana, non quelle ad esempio della scienza o dei giornali, che vivono stagioni più brevi. Ciononostante anche il vocabolario di base cambia. Con il professor De Mauro, prima della sua recente scomparsa, abbiamo lavorato all’aggiornamento dei dati estrapolati nel 1980 da corpora (collezioni di testi orali o scritti, ndr) degli anni '50, '60 e '70, usciti poi come appendice alla Guida all’uso delle parole e che fotografavano l’Italia di quei decenni. Nel nuovo vocabolario di base emergono dei cambiamenti che sono la cartina di tornasole di quelli della società italiana: prima si usavano molte più parole legate al mondo rurale e alla concretezza della cose, oggi aumentano le parole astratte e quelle legate alla dimensione cognitiva, grazie ad un livello di alfabetizzazione più alto. Sono scomparsi inoltre molti dei vocaboli riferibili alla vita religiosa».


All’interno del vocabolario, le 7000 parole hanno “uguale dignità”? Ci sono differenze?

«Nel vocabolario di base riconosciamo tre fasce: la prima è la fascia nucleare, il cosiddetto vocabolario fondamentale, costituita da 2000 parole che rappresentano dal 90 al 98% di quelle che diciamo o scriviamo. Sono apparentemente facili ma in realtà complesse, perché polisemiche, ossia hanno più significati. La parola “forza” è una di queste, ha 17 accezioni e può essere usata in ambiti diversissimi. Di queste 2000 parole, con incidenza d’uso molto alta, circa il 30% sono cambiate nel passaggio dal primo al secondo vocabolario di base. La seconda fascia, di alto uso o alta frequenza, conta intorno a 3000 parole che hanno un’incidenza intorno al 6,5% e sono più variabili nel tempo. La terza fascia comprende parole che non emergono spesso nei testi, né nelle conversazioni, ma che vengono evidenziate nelle analisi psicolinguistiche, quando andiamo a sondare la scienza dei parlanti. Sono parole come “pantofola” o “forchetta”, concetti basici che soggiacciono alle parole e sono molto conosciuti, anche se gli oggetti a cui si riferiscono hanno meno occasione di essere nominati, spesso anche perché vengono sostituiti da indicazioni come “questo” o “quello”. Le parole della terza fascia sono quelle che i bambini apprendono subito e che appartengono al dominio di parlante nativo».


Spesso all’uso delle nuove tecnologie si addossa la colpa di aver impoverito la lingua. Conferma?

«Il vocabolario di base è suddiviso in alcuni sottocorpora fra cui quello della comunicazione mediata da computer, come social network e chat. È un modo di espressione molto frequente oggi, che è importante descrivere e includere nella rappresentazione della lingua attuale. Fra i diversi tipi di lingua, quella mediata dal computer si avvicina per varietà lessicale ed usi linguistici al parlato. È quindi una lingua meno varia, considerato che il parlato è accompagnato da molti altri elementi, dalla postura all’intonazione, all’espressione facciale, ed è condizionato dal fatto che mentre parlo sto pianificando (mentre quando scrivo ho più tempo per pensare).

Questo non significa che l'avvento del computer abbia impoverito la lingua: oggi molti più giovani rispetto al passato leggono e scrivono, è aumentato l’accesso all’istruzione scolastica e si scrive di più nel quotidiano. Pensiamo semplicemente a quante lettere si scrivevano prima e a quante mail si scrivono oggi. È un dato positivo, anche se ugualmente alla scrittura mediata dalle tecnologie va data attenzione e formazione scolastica per insegnare a diminuire la possibilità di fraintendimento. Molte delle ostilità sui social nascono ad esempio dal fatto che un commento su Facebook viene digitato come verrebbe pronunciato in un faccia a faccia, solo che mancano alcune componenti che ne faciliterebbero la comprensione».



Firenze

Visite alla Crusca

Aspettando la Piazza delle lingue, Unicoop Firenze organizza visite guidate gratuite all'Accademia della Crusca, riservate ai soci.

A marzo le visite si terranno le prime due domeniche del mese (4 e 11) alle 15 e alle 16.30. I soci avranno così la possibilità di visitare le stanze della storica istituzione, che ha sede nella villa medicea di Castello, compresa la Sala delle Pale dove ancora oggi si radunano gli Accademici e dove sono conservate 153 pale antiche, gli stemmi personali dei membri cinque-settecenteschi dell’Accademia. Prenotazione obbligatoria, fino ad esaurimento posti: tel 0552340742; accademiadellacrusca@cscsigma.it



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