Aumentano i casi, ma si sopravvive di più

Scritto da Alma Valente |    Giugno 2018    |    Pag. 44

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

lotta ai tumori Salute

I dati ci danno speranza: le persone che sopravvivono ai tumori sono in aumento e anche chi non guarisce completamente riesce a conviverci per periodi relativamente lunghi, con una qualità della vita più che dignitosa. Federica Zolfanelli, direttore della Struttura complessa di anatomia e istologia patologica della Asl 10 di Firenze dal 1993 al 2015, spiega perché si muore meno per i tumori. «Con l’invecchiamento della popolazione anche l’incidenza dei tumori è andata aumentando, perché comporta una più lunga esposizione a cancerogeni. Nonostante siano attesi 1000 casi al giorno di cancro in Italia e 25.000 all’anno in Toscana, la sopravvivenza dei malati di tumore è migliorata. Merito di una combinazione di fattori: diffusione ed efficacia degli screening, tecnologia diagnostica più moderna e raffinata, uso di farmaci innovativi, terapie personalizzate». 

Qual è la prevalenza dei tumori in Italia?

«Se aumenta l’incidenza dei tumori, ma migliora la sopravvivenza, il risultato sarà un maggior numero di persone vive con una diagnosi di neoplasia (prevalenza, appunto). Gli italiani che vivono dopo una diagnosi di tumore nel 2017 sono oltre 3 milioni e trecentomila, cioè il 5,4% dell’intera popolazione, con un numero lievemente più alto tra le donne. In Toscana i cittadini con una diagnosi di tumore sono circa 180.000 e la sopravvivenza è simile o superiore a quella media nazionale».

Quali sono i tumori più frequenti nella popolazione italiana?

«Nei maschi nell’ordine il tumore della prostata, dell’intestino, della vescica; nelle femmine il più frequente è quello della mammella, seguono quelli dell’intestino, della tiroide e dell’utero».

Come si forma il tumore?

«Il cancro inizia quando una singola cellula accumula un gran numero di modificazioni del suo patrimonio genetico, si riproduce cioè in maniera autonoma e incontrollata, sfuggendo agli schemi di difesa del corpo. Questo è dovuto ad agenti esterni molteplici che possono agire insieme o in tempi successivi. La durata dell’esposizione e la presenza di più carcinogeni aumenta il rischio di ammalarsi. Lo stile di vita malsano (fumo, obesità, sedentarietà, alcool), alcune infezioni virali, certe sostanze chimiche e le radiazioni espongono a un rischio maggiore di ammalarsi».

Quali i modi per ridurre il rischio?

«L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, ente dell’Organizzazione mondiale della sanità, riporta che circa la metà dei casi di tumore sono prevenibili. Ad esempio, il fumo è considerata la maggior causa di cancro ed è un fattore di rischio completamente prevenibile. L’effetto benefico del divieto di fumo negli ambienti comuni e nelle abitudini di vita individuali è evidente. Anche l'eccessiva esposizione al sole è un fattore di rischio. Quanto alle abitudini alimentari, si raccomanda una dieta varia e caratterizzata da frutta, verdura e legumi in abbondanza; non devono mai mancare pane, pasta, riso e cereali, mentre è importante alternare carne, pesce, uova. Latte, yogurt e formaggi devono essere assunti con regolarità per l’apporto di calcio e vitamine. Sale, grassi, dolci, snack, bevande zuccherate e gassate, alcool vanno limitati il più possibile; è preferibile il condimento con olio d’oliva ed è raccomandata l’assunzione di acqua, almeno un litro e mezzo al giorno».

In sintesi si suggerisce di seguire la dieta mediterranea?

«È noto che riduca il rischio di cancro, in particolare quello del colon, del retto, della mammella, dello stomaco, del fegato, delle vie biliari e della cistifellea, della testa e del collo. I tumori della mammella, della prostata e dell’utero sono influenzati dagli ormoni sessuali, dall’insulina e da altri ormoni e dall’obesità. L’adesione a questa dieta determina una riduzione della mortalità di cancro del 10%. Il meccanismo di azione non è completamente noto; parte della risposta sta nella sua varietà ed anche in un effetto anti-infiammatorio».

Gli screening sono efficaci?

«Questi permettono di fare prevenzione (la diagnosi in fase pretumorale blocca l’insorgere del tumore) come per l’intestino e il collo dell’utero, e di fare diagnosi precoce (diagnosticare le neoplasie in tempi molto iniziali) come per la mammella. La Toscana lavora da anni su queste tecniche, i risultati di sopravvivenza parlano di una buona sanità attenta alla popolazione e anche di cittadini attenti alla salute. La Regione riporta numeri molto confortanti sulla speranza di vita: 81,2 anni per gli uomini, 85,5 per le donne, fra le prime 5 regioni in Italia per sopravvivenza».

 

L’intervistata

Federica Zolfanelli, Dipartimento oncologico Ausl 10, Firenze


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