Viaggio nella realtà della cooperativa Valle del Marro

Scritto da Valentina Vespi |    Gennaio 2018    |    Pag. 30

Soci di Prato in visita a Polistena

Soci di Prato in visita a Polistena

Storie

Occorrono ben dodici ore di pullman per arrivare a Polistena, in provincia di Reggio Calabria. La cooperativa della Valle del Marro opera sul territorio da anni con il sostegno di Unicoop Firenze e questa esperienza ha permesso ai soci di vedere con i propri occhi la realtà in cui lavora. La prima sezione soci in visita alle terre confiscate alla mafia è stata quella di Prato; a seguire anche le altre.

Un territorio difficile, la piana di Gioia Tauro, dove i diritti sembrano sparire, la sanità latita e le mafie cambiano ogni giorno strategie. Qui un Comune è stato sciolto cinque volte per infiltrazioni mafiose, un sindaco è stato minacciato con una bomba e, nonostante tutto, gli imprenditori onesti come Saffioti hanno il coraggio di denunciare alla magistratura le vessazioni della ‘ndrangheta, ribellandosi alla richiesta del pizzo da pagare, con il sostegno delle associazioni antiracket, ma per questo sono costretti a vivere sotto scorta con tutta la famiglia. «È la terra dei giornalisti intimiditi - come racconta Domenico Fazzari, che accoglie i soci in visita -, dove i terreni confiscati e gestiti da persone oneste vengono sabotati». La tensione è continua e per ottenere cose belle e durature bisogna lottare. Come spiega Antonio, vice presidente della Cooperativa Valle del Marro, la situazione non è facile: «Rispetto a qualche anno fa la cooperativa ha aggiunto i servizi per la tutela conservativa dei terreni confiscati. Noi diamo fastidio con la nostra attività, dobbiamo vigilare sui terreni per evitare sabotaggi e non sempre ci riusciamo. C’è poi - prosegue - la questione delle cooperative “false”, prestanome delle famiglie mafiose che tentano di riappropriarsi dei beni. Le vittime che denunciano sono poche, anche se il senso di riscossa morale c’è sempre stato. L’impegno antimafia deve essere trasmesso ai giovani perché non si sentano soli».


Dove la ‘ndrangheta uccide

Non sono mancati gli incontri significativi: Polistena, e in genere il territorio circostante, è la terra di persone che lottano perché hanno perso familiari uccisi dalle mafie, come Stefania, figlia di Vincenzo Grasso: «Mio padre è stato ucciso nel 1989 - spiega -. In quei giorni ero tornata a casa da pochi giorni per un periodo di vacanza, perché per l’Università mi ero trasferita in un’altra città. Mio padre, invece, è rimasto sempre nella sua terra, Locri, e non si è mai piegato alle mafie. Ed è stato ucciso. Oggi non servono eroi, ognuno è qui per una scelta, per avere consapevolezza. Ho trasformato il giorno dell’uccisione di mio padre in impegno, ho cercato di reagire, ci siamo rialzati e abbiamo avuto il coraggio e la forza di dire no. “Libera” è diventata la mia seconda famiglia, l’elenco delle vittime di mafia è lungo ma la vera morte sarebbe dimenticare».


Un poliambulatorio per tutti

Altra realtà importante per Polistena è il poliambulatorio di Emergency che ha sede nel palazzo confiscato, ristrutturato anche grazie al contributo di Unicoop Firenze. Il mediatore culturale che ci accoglie è scappato dal Senegal dopo aver vissuto esperienze che non possiamo neppure immaginare. Ci descrive un luogo dove la sanità pubblica è pressoché assente, dove Emergency presta cure a italiani e immigrati, fornisce assistenza medica, aiuta nella cura di malattie e problematiche complesse di chi ha paura perché ha subito traumi psicologici e fisici.

Non si può lasciare Polistena senza avere incontrato don Pino, il suo impegno per restituire diritti a chi non li ha è parte fondante della sua vita: «Avete visto l’altra faccia della Calabria, quella che spera e non spara - spiega -. Abbiamo il dovere di recuperare un noi collettivo di cui c’è bisogno, restiamo uomini che si aiutano e recuperiamo il noi del cambiamento. Anche se in luoghi e ruoli diversi dobbiamo rendere migliore questo paese». Da questo viaggio si torna con una consapevolezza diversa, la Calabria è lontana geograficamente dalla Toscana ma aiutare chi si ribella alle mafie è semplice: sugli scaffali di Unicoop Firenze i prodotti di Libera e della Valle del Marro ci sono e, con cibi genuini, anche la parte più bella e sana dei calabresi.

www.valledelmarro.it, www.emergency.it, www.libera.it

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