Gli animali nel linguaggio quotidiano: un rapporto controverso

Scritto da Pier Francesco Listri |    Marzo 2004    |    Pag.

Giornalista e scrittore Caporedattore per oltre un ventennio del quotidiano "La Nazione", è stato collaboratore del "Ponte" e de "L'Espresso". Profondo conoscitore della storia fiorentina e toscana, alla quale ha dedicato numerosi volumi. Ha curato a lungo i problemi della scuola, redigendo manuali e fondando le riviste "Tuttoscuola" e "Palomar". Ha diretto a Firenze l'emittente televisiva Rete A, al suo attivo ha anche una collaborazione trentennale con la RAI.

La bella e la bestia
Quale parola più bella
della parola 'bello'? Provate a rammentare quante volte la pronunciate durante il giorno, anche, e soprattutto, in senso traslato. Ecco allora 'bel gesto' (in senso sportivo e politico), ecco l'antica 'bella addormentata' (che può essere la Sampdoria o l'Inter); poi 'bella senz'anima' (Cocciante docet) e, in alternativa, 'bella con anima' (la modella). Ecco l'antico e stabile 'bella statuina' (nel senso di scarsa personalità al femminile); ecco 'bello e dannato' (titolo fitzgeraldiano che indica 'perverso ma affascinante'). E perché non 'bello e impossibile' (dalla brava cantante Gianna Nannini); e magari 'bel paese', che non è solo un formaggio ma anche l'Italia, usato, oggi, vuoi in sede turistica, vuoi in senso ironico per i vari dissesti di cui è scenario.

Fedeli al titolo che abbiamo dato, parliamo un poco dell'uso e abuso che il linguaggio quotidiano fa degli animali. Da Esopo a La Fontaine fino a Trilussa, gli animali popolano favole e proverbi. Ma di recente, nella lingua parlata, il parco animali si è arricchito. Basti pensare alla politica dove qualcuno vorrebbe 'Bossi al guinzaglio', mentre altri notano che 'Andreotti non perde il pelo' anche se resta un 'cavallo di razza'.
Spostandoci al linguaggio economico della Borsa, qui 'si balla con gli orsi' (in Borsa 'orso' vuol dire 'ribassista'). E, tornando alla politica, chi non ricorda i giorni aurei della Democrazia Cristiana, allora definita dagli avversari, non sempre malevoli, 'Balena Bianca'? Del resto, ogni Parlamento, da Roma a Washington, annovera 'falchi' e 'colombe'.

Il diluvio animalistico permea il linguaggio quotidiano, proverbiale e allegorico. Dopo secoli di tenace fortuna oggi tende a sbiadirsi l'appellativo di 'asino' dato allo scolaro poco diligente. Inutile soffermarsi, per non comporre un romanzo, sugli infiniti paragoni collegati al più vicino dei nostri compagni, il cane: da 'cane bastonato' a 'stasera non c'è un cane', l'elenco non ha confini. Così come si continua a dire, nonostante i tempi tecnologici, 'sguardo d'aquila' e 'russare come un ghiro' (ma chi ha mai sentito russare un ghiro?).
Non corrono giorni felici per cani e gatti, abbandonati oggi sulle strade nella stagione delle vacanze, o interdetti all'ingresso dei negozi più esigenti. Eppure, quando si vuole fare un complimento un po' più intimo e tenero, si ricorre a loro. Ecco allora 'gattina' e 'topino' (dolci appellativi non altrettanto graditi se non al diminutivo). A proposito del topo, si noti che il più moderno dei marchingegni, il computer, chiama una delle sue parti 'mouse' (topo, appunto). Ma torniamo ai vezzeggiativi. Talora si tratta di espressioni derivate da altra lingua, come per esempio l'espressione 'coniglietto mio', che è il francese 'mon petit lapin'. Ma gli animali servono, nella lingua quotidiana, anche per rivolgere ad altri l'opposto di un complimento. 'Serpente' e 'vipera' (quest'ultimo, titolo di una celeberrima canzone del primo Novecento) indicano una perversa e sottile crudeltà che non richiede spiegazione. Persino 'volpe' non è un gran complimento (soprattutto l'aggettivo 'volpino'), anche se deriva dall'inglese 'sly old fox'.

L'inventiva linguistica, in questo caso antica quanto il mondo, si sposta dagli animali al nostro rapporto, fino ad ieri cruento, con il loro mondo. Ecco allora gli infiniti usi della parola 'caccia' (fino all'innocuo 'caccia all'errore') o al biblico 'pesca miracolosa' (ridotto ormai a gergo da luna park). Ora però, animalismo e ambientalismo imperanti probabilmente modificheranno, in un prossimo futuro, anche l'immaginario del linguaggio animale. Chi avrà più il coraggio appunto di dire 'vipera' in senso negativo, a rischio di essere malamente ripreso da un etologo? Invece un amico placidamente lento forse lo chiameremo affettuosamente 'bradipo'. Mentre ci asterremmo, anche se ben intenzionati, dal chiamare una cara persona 'panda', trattandosi, ahimè, di un animale a rischio di estinzione.